riceviamo e pubblichiamo
La retta via
La retta via
Per non continuare a bollare l’ attuale situazione repressiva come la
solita caccia all’anarchico, che mette i bastoni tra le ruote al
movimento, bloccando fisicamente le energie e i contatti che i compagni
perseguiti hanno come bagaglio; bisogna evidenziare alcuni collegamenti
ben visibili a tutti, ma che conviene riassumere per inserirli in un
quadro d’insieme, che ci sollevi dal torpore dei riflessi condizionati
in cui cadiamo rispondendo con la (giusta) solidarietà incondizionata.
Nel giro di un anno, ancora ben lungi dall’essere concluso, abbiamo
visto: un operazione contro il movimento NoTav, le pesanti condanne
definitive per il G8 del 2001, 4 operazioni per 4 associazioni
sovversive e un continuo stillicidio di misure di prevenzione, possiamo
pensare che non ci sia un disegno ben tratteggiato di una precisa
manovra repressiva[1]?
Contributo illuminante ci è fornito da Luciano Pitronello nel
comunicato, sul suo recente sciopero della fame di protesta, dal
titolo“Quando il fuoco dell’anarchia alimenta i nostri cuori”[2].
Parlando dai suoi arresti domiciliari, il compagno Tortuga, ci invita al
dibattito comparando diverse operazioni che hanno colpito gli/le
anarchici/che in diverse parti del mondo.
“[..]se la “Operazione Ardire” è stato un attacco da folli, non lo è
stato in nessun caso alla cieca, non hanno preso i/le responsabilx degli
attentati rivendicati dalla Federazione Anarchica Informale (FAI), hanno
preso persone che coincidevano con il profilo ideologico (agli occhi
dell’autorità)[..]“ Niente si puo dire di più appropriato anche avendo
letto l’ordinanza sui termini di applicazione delle misure cautelari. Le
linee di procedura delle indagini partono dai concetti base espressi
nelle rivendicazioni di diversi documenti della Fai (informale) e dalle
fonti che in modo più o meno presunto avrebbero originato quelle idee,
per arrivare ad individuare e maldestramente appiccicare gli stessi
concetti agli indagati attraverso un uso massiccio e sistematico di
intercettazioni telefoniche, ambientali e corrispondenze epistolari e
via web.
“[..]Non si cerca di incarcerare gli/le autori delle bombe, degli
assalti alle banche o i/le compagnx che hanno realizzato gli attentati
della F.A.I., in questo questa pratica è solo il riflesso propagandista
e violento di una vita ribelle all’autorità, si cerca di punire e
mostrare che assumendo un determinato modo di vivere finirai nella mira
della polizia, della stampa, dei cittadini al servizio del potere, ma se
scegli una vita normale, allora puoi andare tranquillx.[..]“
Leggendo tutto il documento (di ben 228 pagine) sull’ applicazioni
delle misure cautelari è oltremodo evidente che non c’è nessun serio
interesse di collegare le/i compagne/i ad alcuna specifica azione in
particolare, tanto quanto invece sono pateticamente immani gli sforzi
per renderli partecipi di un contesto, quello anarchico, in cui si
potrebbero sviluppare condotte delittuose. Non a caso alla fine
dell’ordinanza, per metter a tacere ogni dubbio, non possono fare ameno
di ammettere che la suprema corte ha stabilito che non è necessaria la
realizzazione dei reati oggetto ma basta l’esistenza di un programma(?)
e di una struttura organizzativa(??) per poter essere processati e
condannati per l’articolo 270bis c.p.. Ora inciso che non m’importa in
quanto anarchico delle supposizioni forcaiole con cui i sacri
inquisitori giudicano gli oppositori e che non spetta a me confutare le
sciocchezze scritte in questa ordinanza, trovo comunque interessante
capire le dinamiche poliziali con cui si fabbrica una montatura
giudiziaria, sopratutto una che porta in carcere degli individui solo ed
esclusivamente in base alla condivisione di opinioni.
Adesso è tempo di lasciare il sentiero delle certezze per addentrarsi
nella selva dell’ignoto chiedendosi:
“[..]a cosa punta veramente il nemico?
Personalmente credo che punti al terrore, a farci credere che perchè
diamo vita a uno spazio occupato ti cadrà addosso la repressione, che se
rispondi a lettere da dentro un carcere ti indicheranno come leader di
un gruppo terrorista, che se mantieni attiva una pagina di
controinformazione sarai l’ideologo di un gruppo armato, che se parlerai
dei mali di questo mondo di merda i collaboratori della polizia ti
consegneranno su un piatto d’argento alle autorità, che se solidarizza
con questa o quest’altra persona parleranno di reti per la cospirazione,
quindi attraverso la paura pensano di paralizzarci.[..]“
Segui la retta via indicata dal potere e resterai indenne, tale da
poter continuare a trascinarti nella miseria di questa vita, oltrepassa
i binari del consentito e verrai perseguitato e cacciato negli inferi da
cui non risalirai mai più. Questa ipotesi ha una sua logica conosciuta e
un utilizzo ben sperimentato, i suoi effetti devastanti hanno fatto
nascondere la testa sotto il cuscino a ben più di una generazione in
questo paese, ma la natura incisiva, persistente e preventiva ma anche
la quantità delle azioni repressive da una consistenza diversa al
fenomeno. Quando è che la paura smette di essere la percezione di un
pericolo supposto per diventare la conseguenza di un pericolo reale?
Che l’eterno nemico abbia alzato il tiro? Forse è preoccupato che la
lotta dei No Tav in Val Susa possa estendersi per diventare un modello e
provocare un innalzamento diffuso del conflitto? Oppure teme il
potenziale dei metodi d’azione anarchici e dei pensieri libertari, in un
contesto che potrebbe diventare più recettivo e potenzialmente esplosivo
a causa dell’onda lunga del crescente malcontento causato dalle scelte
politico-economiche intraprese? Lo Stato ci fa sentire la pressione del
morso quanto più ci ribelliamo al suo giogo?
Fatto sta che non sembra più un eresia pensare che le strategie
militari e quindi le operazioni di controguerriglia, non possano pian
piano sostituire classiche manovre repressive poliziesche. La
flessibilità dei rapporti sociali e umani e l’irregolarità del conflitto
e dei suoi partecipanti tende sempre di più a rendere nebuloso il
confine tra prevenzione e punizione, tra guerra e guerriglia, ribelle e
terrorista. I militari intervengono già contro la propria popolazione,
adesso droni sorvegliano le manifestazioni[3] laddove la stessa libertà
di manifestare la propria opposizione al sistema non è stata ancora
annullata[4]. Non è nemmeno una novità dire che il dominio regna
incontrastato su un arido deserto, che si estende ogni giorno di più, ma
non è sbagliato dire che le lacune del sistema diventano sempre più
visibili ad occhio nudo, anche se sorgono difficoltà ad avere una
visione d’insieme necessaria a spazzarlo via.
Ogni cosa vecchia e obsoleta, ogni crisi e difficoltà impone una
mutazione necessaria alla sopravvivenza, il sistema di privilegio e
sfruttamento è infatti sopravvissuto ad ogni turbamento nel corso della
storia cambiando e adattandosi alle condizioni sociali, le sue antiche
dinamiche atte a rimanere avvinghiati al potere costituito hanno subito
solo lievi modifiche nella forma in cui vengono espresse ma continuano
ad essere riproposte in diverse salse e ad essere trangugiate dalle
genti del pianeta.
In questa fase di gestazione il dominio ha bisogno di solide basi
necessarie alla sua alimentazione, che sono di fondamentale importanza
per affrontare la muta a cui è sottoposto.
Il sistema si nutre di consenso, usa la paura dell’ignoto per evitare
che si esca dai suoi angusti ambiti e colpisce duramente chi ignora i
suoi ordini, opportunamente mascherati da consigli. Non a caso i media,
principale fabbrica di consenso, sono divenuti fondamentali nelle
operazioni di controinsurgenza, grazie ad essi si può rimodellare il
terreno di conflitto e neutralizzare gli ostili.
I media sono la bocca del dominio, seguono codici comportamentali non
scritti, ne dichiarati ma per loro costituzione non oltrepassano mai i
confini delineati dal sistema al cui interno si muovono, come ingranaggi
ben oleati non attentano al meccanismo del potere ma lo rendono stabile
ed efficiente, riducendo ogni attività all’innocuo svolgersi di un
intrattenimento pronto per essere venduto. Tipizzazioni e stereotipi
diventano le perfette rappresentazioni del reale utili a semplificare e
rendere sterili, veri e propri steccati che atrofizzano i pensieri
lasciando impronte indelebili nel background culturale del pubblico.
Un mondo fittizio dove la democrazia è un valore, dove ci si indigna
per corruzione e malaffare contraltari quindi di rettitudine e virtù che
dovrebbero essere la norma, si predica tolleranza in un mondo che non
prevede voci fuori dal coro,si magnificano le differenze mentre si educa
all’uniformità. Giulia Marziale prigioniera dell’operazione Ardire
descrive perfettamente lo schizofrenico agire dei mass-media nel
comunicato “Is There Anybody Out There?”[5].
“[..]Mi chiedo se i difensori della libertà di questi giorni scrivano i
loro articoli con ingenua consapevolezza o con il classico sporco
servilismo ipocrita che li contraddistingue.[..]Un servilismo che
garantisce la loro integrità morale agli occhi dell’opinione pubblica,
che li vede battersi contro le ingiustizie assassine di Assad, contro
l’arresto delle Pussy Riot, per Assange, così da non dover rendere conto
del loro sporco e reale lavoro condotto in Patria, l’unico per cui la
stampa ha il permesso di esistere, ossia giustificare, servire il
Potere, lo Stato e i suoi scagnozzi.[..]“
E’ nell’immaginario proposto dai media che ogni opposizione a questa
società naufraga, vedendosi classificare, banalizzare, rubare l’anima e
ridurre all’ impotenza, sono spesso i fantasmi di questo mondo
immaginario che ci ritroviamo ad affrontare senza averne fatto bene i
conti, forti delle nostre esperienze sul territorio e dei nostri legami
intessuti nelle strade abbiamo ignorato o sottovalutato la delicata
questione senza aver mai tentato d’intaccare realmente lo strapotere che
risiede in questo strumento che certamente non è destinato a sparire da
solo.
Con questo scritto non era mia intenzione fare un esercizio di stile,
predicare ai convertiti, trovare geniali soluzioni, ma manifestare una
sincera solidarietà agli arrestati e indagati dell’operazione Ardire
colpiti a mio parere per aver osato favorire la comunicazione tra gli
anarchici/che e aver tentato di far breccia nel monopolio
dell’immaginario collettivo. Inoltre era mia intenzione tentare di
spezzare l’isolamento in cui sono (e siamo) relegate/i dimostrando che
se è il dibattito che le forze poliziesche vogliono contrastare con la
repressione, hanno già fallito nel loro intento. Non riusciranno a
fermare la contaminazione delle nostre idee, che continueranno ad
accrescersi sfondando le mura delle prigioni e attraversando oceani e
continenti per raggiungere ogni individuo che lotta contro gli stati e
il capitale.
ancora una volta:
Libertà per il nostro fratello Peppe Sghigno, Libertà per tutti i
compagni in carcere! Libertà per tutti!
Solidarietà con Gimmy e tutti i compagni in fuga perseguitati dagli
Stati!!
Solidarietà a chiunque nel mondo combatte con azioni dirette
l’oppressione dello stato e del capitale!!!
[1] secondo il rapporto NATO UO 2020 il nuovo approccio operativo “di
manovra” il principale obiettivo dovrebbe consistere nel frantumare la
coesione e la volontà di combattere del nemico attraverso azioni
tattiche contro i punti nevralgici dello stesso.
[2]
http://www.informa-azione.info/cile_lettera_di_tortuga_dagli_arresti_domiciliari_sul_suo_digiuno_solidale
[3]
romperelerighe.noblogs.org/post/2012/10/25/dispositivi-di-contro-insurrezione-il-drone-utilizzato-a-ravenna-al-corteo-contro-la-cmc/
[4]
http://www.informa-azione.info/genova_quotdaspoquot_applicato_ai_cortei
[5]
http://www.informa-azione.info/op_ardire_due_scritti_di_giulia_dal_carcere_di_rebibbia
cenere.noblogs.org