Posts tagged: op. Ardire

dic 24 2012

Katia libera!

OPERAZIONE ARDIRE

Apprendiamo che la Cassazione ha deciso la scarcerazione immediata di Katia, senza passare per la forumula intermedia del rinvio a nuovo Riesame. Ci sono stati invece diversi rigetti, ma non si sono ancora tenute tutte le udienze.

nov 13 2012

Lettera da Paola

Riflessioni sull' “Opera Ardire”

Perugia e il resto del mondo dal 13 giugno 2012 a data da destinarsi



In questi quattro mesi di carcerazione mi sono trovata spesso (e come no!) a ragionare in generale sulla situazione attuale, sulla nostra e sulle varie manovre repressive che negli ultimi mesi si sono susseguite. L'eco mediatico che hanno avuto non sorprende chi alle vaste operazioni punitive di giudici e militari c'è, in quanto antiautoritario, geneticamente abituato. Ma il copione di sempre ha, ogni volta che viene messo in scena, le sue peculiarità.



Questa volta il pubblico a cui viene proposto è potenzialmente un pubblico irrequieto, va con ciò distratto dall'impoverimento generale che quotidianamente gli si aggrava sulle spalle e va quindi dissuaso dalla volontà (se mai ne coltivasse segretamente una…) di reagire come già sonoramente accade nelle strade di Spagna e Grecia.



Il committente è stata la fretta di Ministero degli Interni di gridare al “gatto nel sacco” dopo la gambizzazione del manager di Ansaldo Nucleare.



Gli attori attrici della procura di Perugia con tanto di prima donna hanno immaginato l'occasione per rifarsi dal costosissimo “flop “ del giallo sull'omicidio Meredith.



La regia è stata affidata al Criminale di Stato Ganzer che così si è rilustrato le mostrine, opache per una condanna a 14 anni (capita!) prima della chiusura della ultima stagione della sua onorata carriera.



Qualche giornalista carognaro si sarà eccitato nel servizievole ruolo di cartellonista.



Avrà speso tutto il proprio acume nell'elaborare ad hoc le fiammeggianti fregnacce dell'accusa in allarmanti titoli stile anni '70, per brillare in tutta la propria inanità critica.



Non avevamo dubbi!



Lo Spettacolo della repressione va in scena con una certa cadenza, necessaria alle logiche sicuritarie e preventive delle manifestazioni del dissenso. Spesso risponde alle dinamiche di massima della strategia del Terrore di cui è lo Stato ad essere storicamente un brillante ideatore e artefice.



Per quello che mi riguarda, il mio ruolo coatto non mi piace, rimango in attesa di sceneggiature migliori e ho la certezza, assoluta, che alle “loro” non applaudirò mai.



Non voglio fare mio il linguaggio dominante nè accordarmi al piano dialettico del potere giudiziario.



Ogni volta che una guardia chiude il blindo della nostra cella penso che comunque non potrei mai cambiare la mia parte con la sua e se sono dalla mia è perchè dall'altra, da quella di chi si tiene insieme e in piedi con la forza dell'autorità, della coercizione e delle armi, non ci vorrei mai stare.





Un abbraccio ai miei coindagati rinchiusi ad Alessandria, tutto il mio affetto a coloro che quotidianamente sperimentano nuove forme di libertà (degli spazi, del tempo, degli affetti, dei ruoli di genere, della riappropriazione).





Un abbraccio e un sorriso a tutte quelle che in questi mesi hanno reso con la vicinanza più breve lo spazio tra dentro e fuori.





Liberi tutti!





Con Amore e Rabbia





Paola

ott 30 2012

La retta via. Excursus sull’Operazione Ardire

riceviamo e pubblichiamo

 

La retta via

 



La retta via
Per non continuare a bollare l’ attuale situazione repressiva come la 
solita caccia all’anarchico, che mette i bastoni tra le ruote al 
movimento, bloccando fisicamente le energie e i contatti che i compagni 
perseguiti hanno come bagaglio; bisogna evidenziare alcuni collegamenti 
ben visibili a tutti, ma che conviene riassumere per inserirli in un 
quadro d’insieme, che ci sollevi dal torpore dei riflessi condizionati 
in cui cadiamo rispondendo con la (giusta) solidarietà incondizionata.
 
Nel giro di un anno, ancora ben lungi dall’essere concluso, abbiamo 
visto: un operazione contro il movimento NoTav, le pesanti condanne 
definitive per il G8 del 2001, 4 operazioni per 4 associazioni 
sovversive e un continuo stillicidio di misure di prevenzione, possiamo 
pensare che non ci sia un disegno ben tratteggiato di una precisa 
manovra repressiva[1]?
 
Contributo illuminante ci è fornito da Luciano Pitronello nel 
comunicato, sul suo recente sciopero della fame di protesta, dal 
titolo“Quando il fuoco dell’anarchia alimenta i nostri cuori”[2]. 
Parlando dai suoi arresti domiciliari, il compagno Tortuga, ci invita al 
dibattito comparando diverse operazioni che hanno colpito gli/le 
anarchici/che in diverse parti del mondo.
 
“[..]se la “Operazione Ardire” è stato un attacco da folli, non lo è 
stato in nessun caso alla cieca, non hanno preso i/le responsabilx degli 
attentati rivendicati dalla Federazione Anarchica Informale (FAI), hanno 
preso persone che coincidevano con il profilo ideologico (agli occhi 
dell’autorità)[..]“ Niente si puo dire di più appropriato anche avendo 
letto l’ordinanza sui termini di applicazione delle misure cautelari. Le 
linee di procedura delle indagini partono dai concetti base espressi 
nelle rivendicazioni di diversi documenti della Fai (informale) e dalle 
fonti che in modo più o meno presunto avrebbero originato quelle idee, 
per arrivare ad individuare e maldestramente appiccicare gli stessi 
concetti agli indagati attraverso un uso massiccio e sistematico di 
intercettazioni telefoniche, ambientali e corrispondenze epistolari e 
via web.
 
“[..]Non si cerca di incarcerare gli/le autori delle bombe, degli 
assalti alle banche o i/le compagnx che hanno realizzato gli attentati 
della F.A.I., in questo questa pratica è solo il riflesso propagandista 
e violento di una vita ribelle all’autorità, si cerca di punire e 
mostrare che assumendo un determinato modo di vivere finirai nella mira 
della polizia, della stampa, dei cittadini al servizio del potere, ma se 
scegli una vita normale, allora puoi andare tranquillx.[..]“
 
Leggendo tutto il documento (di ben 228 pagine) sull’ applicazioni 
delle misure cautelari è oltremodo evidente che non c’è nessun serio 
interesse di collegare le/i compagne/i ad alcuna specifica azione in 
particolare, tanto quanto invece sono pateticamente immani gli sforzi 
per renderli partecipi di un contesto, quello anarchico, in cui si 
potrebbero sviluppare condotte delittuose. Non a caso alla fine 
dell’ordinanza, per metter a tacere ogni dubbio, non possono fare ameno 
di ammettere che la suprema corte ha stabilito che non è necessaria la 
realizzazione dei reati oggetto ma basta l’esistenza di un programma(?) 
e di una struttura organizzativa(??) per poter essere processati e 
condannati per l’articolo 270bis c.p.. Ora inciso che non m’importa in 
quanto anarchico delle supposizioni forcaiole con cui i sacri 
inquisitori giudicano gli oppositori e che non spetta a me confutare le 
sciocchezze scritte in questa ordinanza, trovo comunque interessante 
capire le dinamiche poliziali con cui si fabbrica una montatura 
giudiziaria, sopratutto una che porta in carcere degli individui solo ed 
esclusivamente in base alla condivisione di opinioni.
 
Adesso è tempo di lasciare il sentiero delle certezze per addentrarsi 
nella selva dell’ignoto chiedendosi:
 
“[..]a cosa punta veramente il nemico?
 
Personalmente credo che punti al terrore, a farci credere che perchè 
diamo vita a uno spazio occupato ti cadrà addosso la repressione, che se 
rispondi a lettere da dentro un carcere ti indicheranno come leader di 
un gruppo terrorista, che se mantieni attiva una pagina di 
controinformazione sarai l’ideologo di un gruppo armato, che se parlerai 
dei mali di questo mondo di merda i collaboratori della polizia ti 
consegneranno su un piatto d’argento alle autorità, che se solidarizza 
con questa o quest’altra persona parleranno di reti per la cospirazione, 
quindi attraverso la paura pensano di paralizzarci.[..]“
 
Segui la retta via indicata dal potere e resterai indenne, tale da 
poter continuare a trascinarti nella miseria di questa vita, oltrepassa 
i binari del consentito e verrai perseguitato e cacciato negli inferi da 
cui non risalirai mai più. Questa ipotesi ha una sua logica conosciuta e 
un utilizzo ben sperimentato, i suoi effetti devastanti hanno fatto 
nascondere la testa sotto il cuscino a ben più di una generazione in 
questo paese, ma la natura incisiva, persistente e preventiva ma anche 
la quantità delle azioni repressive da una consistenza diversa al 
fenomeno. Quando è che la paura smette di essere la percezione di un 
pericolo supposto per diventare la conseguenza di un pericolo reale?
 
Che l’eterno nemico abbia alzato il tiro? Forse è preoccupato che la 
lotta dei No Tav in Val Susa possa estendersi per diventare un modello e 
provocare un innalzamento diffuso del conflitto? Oppure teme il 
potenziale dei metodi d’azione anarchici e dei pensieri libertari, in un 
contesto che potrebbe diventare più recettivo e potenzialmente esplosivo 
a causa dell’onda lunga del crescente malcontento causato dalle scelte 
politico-economiche intraprese? Lo Stato ci fa sentire la pressione del 
morso quanto più ci ribelliamo al suo giogo?
 
Fatto sta che non sembra più un eresia pensare che le strategie 
militari e quindi le operazioni di controguerriglia, non possano pian 
piano sostituire classiche manovre repressive poliziesche. La 
flessibilità dei rapporti sociali e umani e l’irregolarità del conflitto 
e dei suoi partecipanti tende sempre di più a rendere nebuloso il 
confine tra prevenzione e punizione, tra guerra e guerriglia, ribelle e 
terrorista. I militari intervengono già contro la propria popolazione, 
adesso droni sorvegliano le manifestazioni[3] laddove la stessa libertà 
di manifestare la propria opposizione al sistema non è stata ancora 
annullata[4]. Non è nemmeno una novità dire che il dominio regna 
incontrastato su un arido deserto, che si estende ogni giorno di più, ma 
non è sbagliato dire che le lacune del sistema diventano sempre più 
visibili ad occhio nudo, anche se sorgono difficoltà ad avere una 
visione d’insieme necessaria a spazzarlo via.
 
Ogni cosa vecchia e obsoleta, ogni crisi e difficoltà impone una 
mutazione necessaria alla sopravvivenza, il sistema di privilegio e 
sfruttamento è infatti sopravvissuto ad ogni turbamento nel corso della 
storia cambiando e adattandosi alle condizioni sociali, le sue antiche 
dinamiche atte a rimanere avvinghiati al potere costituito hanno subito 
solo lievi modifiche nella forma in cui vengono espresse ma continuano 
ad essere riproposte in diverse salse e ad essere trangugiate dalle 
genti del pianeta.
 
In questa fase di gestazione il dominio ha bisogno di solide basi 
necessarie alla sua alimentazione, che sono di fondamentale importanza 
per affrontare la muta a cui è sottoposto.
 
Il sistema si nutre di consenso, usa la paura dell’ignoto per evitare 
che si esca dai suoi angusti ambiti e colpisce duramente chi ignora i 
suoi ordini, opportunamente mascherati da consigli. Non a caso i media, 
principale fabbrica di consenso, sono divenuti fondamentali nelle 
operazioni di controinsurgenza, grazie ad essi si può rimodellare il 
terreno di conflitto e neutralizzare gli ostili.
 
I media sono la bocca del dominio, seguono codici comportamentali non 
scritti, ne dichiarati ma per loro costituzione non oltrepassano mai i 
confini delineati dal sistema al cui interno si muovono, come ingranaggi 
ben oleati non attentano al meccanismo del potere ma lo rendono stabile 
ed efficiente, riducendo ogni attività all’innocuo svolgersi di un 
intrattenimento pronto per essere venduto. Tipizzazioni e stereotipi 
diventano le perfette rappresentazioni del reale utili a semplificare e 
rendere sterili, veri e propri steccati che atrofizzano i pensieri 
lasciando impronte indelebili nel background culturale del pubblico.
 
Un mondo fittizio dove la democrazia è un valore, dove ci si indigna 
per corruzione e malaffare contraltari quindi di rettitudine e virtù che 
dovrebbero essere la norma, si predica tolleranza in un mondo che non 
prevede voci fuori dal coro,si magnificano le differenze mentre si educa 
all’uniformità. Giulia Marziale prigioniera dell’operazione Ardire 
descrive perfettamente lo schizofrenico agire dei mass-media nel 
comunicato “Is There Anybody Out There?”[5].
 
“[..]Mi chiedo se i difensori della libertà di questi giorni scrivano i 
loro articoli con ingenua consapevolezza o con il classico sporco 
servilismo ipocrita che li contraddistingue.[..]Un servilismo che 
garantisce la loro integrità morale agli occhi dell’opinione pubblica, 
che li vede battersi contro le ingiustizie assassine di Assad, contro 
l’arresto delle Pussy Riot, per Assange, così da non dover rendere conto 
del loro sporco e reale lavoro condotto in Patria, l’unico per cui la 
stampa ha il permesso di esistere, ossia giustificare, servire il 
Potere, lo Stato e i suoi scagnozzi.[..]“
 
E’ nell’immaginario proposto dai media che ogni opposizione a questa 
società naufraga, vedendosi classificare, banalizzare, rubare l’anima e 
ridurre all’ impotenza, sono spesso i fantasmi di questo mondo 
immaginario che ci ritroviamo ad affrontare senza averne fatto bene i 
conti, forti delle nostre esperienze sul territorio e dei nostri legami 
intessuti nelle strade abbiamo ignorato o sottovalutato la delicata 
questione senza aver mai tentato d’intaccare realmente lo strapotere che 
risiede in questo strumento che certamente non è destinato a sparire da 
solo.
 
Con questo scritto non era mia intenzione fare un esercizio di stile, 
predicare ai convertiti, trovare geniali soluzioni, ma manifestare una 
sincera solidarietà agli arrestati e indagati dell’operazione Ardire 
colpiti a mio parere per aver osato favorire la comunicazione tra gli 
anarchici/che e aver tentato di far breccia nel monopolio 
dell’immaginario collettivo. Inoltre era mia intenzione tentare di 
spezzare l’isolamento in cui sono (e siamo) relegate/i dimostrando che 
se è il dibattito che le forze poliziesche vogliono contrastare con la 
repressione, hanno già fallito nel loro intento. Non riusciranno a 
fermare la contaminazione delle nostre idee, che continueranno ad 
accrescersi sfondando le mura delle prigioni e attraversando oceani e 
continenti per raggiungere ogni individuo che lotta contro gli stati e 
il capitale.
 
 
 
ancora una volta:
 
Libertà per il nostro fratello Peppe Sghigno, Libertà per tutti i 
compagni in carcere! Libertà per tutti!
 
Solidarietà con Gimmy e tutti i compagni in fuga perseguitati dagli 
Stati!!
 
Solidarietà a chiunque nel mondo combatte con azioni dirette 
l’oppressione dello stato e del capitale!!!
 
 
 
[1] secondo il rapporto  NATO UO 2020 il nuovo approccio operativo “di 
manovra” il principale obiettivo dovrebbe consistere nel frantumare la 
coesione e la volontà di combattere del nemico attraverso azioni 
tattiche contro i punti nevralgici dello stesso.
 
 
 
[2] 
http://www.informa-azione.info/cile_lettera_di_tortuga_dagli_arresti_domiciliari_sul_suo_digiuno_solidale
 
[3] 
romperelerighe.noblogs.org/post/2012/10/25/dispositivi-di-contro-insurrezione-il-drone-utilizzato-a-ravenna-al-corteo-contro-la-cmc/
 
 
 
[4] 
http://www.informa-azione.info/genova_quotdaspoquot_applicato_ai_cortei
 
 
 
[5] 
http://www.informa-azione.info/op_ardire_due_scritti_di_giulia_dal_carcere_di_rebibbia
 
 
cenere.noblogs.org
ott 04 2012

Il passamontagna colorato delle Pussy Riot (di Giulia Marziale)

Is There Anybody Out There?

C’è da credere che tutto il trambusto creato dalla sfortunata sorte delle Pussy Riot, nonché l’ondata di indignazione e solidarietà scaturita da tutte le menti democratiche di giornalisti, cantanti, uomini e donne di governo sia nata dall’attenuante dell’uso, nel momento dell’ “atto criminoso”, di simpatici passamontagna colorati.

Personalmente ne sono quasi certa. Anche perché, diciamocelo, i colori destano più l’attenzione, ci allietano la vita, ci rendono più comprensivi e aperti verso gli altri. Altrimenti proprio non si capirebbe come mai i giornalisti, i primi a catapultarsi in “arditi” articoli atti a sbattere i nemici della collettività (terroristi incappucciati accusati di attaccare striscioni, di offendere la repubblica e le sue istituzioni con pericolosissime azioni sovversive che distribuiscono colla e vernice sui muri della città) sulle prime pagine dei loro giornali, abbiano sposato la causa delle Pussy Riot.

Sicuramente dipende dal colore del passamontagna! Eh già, perché nella democrazia, da loro tanto ostentata e dalle alture dalle quali mandano le loro invettive contro il cattivissimo Putin e il medievale Patriarca della Chiesa di Mosca, una simile situazione non si sarebbe mai verificata. O meglio, si verificherebbe se i passamontagna o le felpe con cappuccio fossero neri. Se in chiesa invece del nome di Putin venisse urlato (e non per inneggiare) quello di qualche noto mercificatore o incatenature delle nostre vite, un ministro, un capo della polizia, qualche politico, qualche potente del clero di Roma.

Non so quanti giornalisti indignati di questi ultimi tempi siano andati a leggere il codice penale della nostra santa democrazia. Credo davvero pochi. D’altra parte si sa, il lavoro è tanto, la difesa dei diritti democratici (degli altri Paesi) non conosce sosta, è una dura corsa e non si può sprecare il tempo. Ma io, che di tempo ne ho, essendo chiusa in una patria galera per un tempo che non mi è dato sapere (detenuta in attesa di giudizio), ho pensato di aiutare lor signori nel loro nobile lavoro. Art 405 cp, Turbamento di funzioni religiose del culto di una confessione religiosa: “Chiunque impedisce o turba l’esercizio di funzioni, cerimonie o pratiche religiose del culto di una confessione religiosa… è punito con la reclusione fino a 2 anni”. Aggiungerei il reato di travisamento (legge n°152 del 22/5/75): “è vietato l’uso di caschi o qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico senza giustificato motivo… in manifestazioni… tranne in quelle sportive. Il contravventore è punito con l’arresto da 1 a 2 anni e con una ammenda da 1000 a 2000 euro.” E, perché no, il vilipendio a chicchessia (religione, presidente repubblica, repubblica e alle sue istituzioni)… Che fatica.

Insomma, se le Pussy Riot avessero fatto la stessa cosa in Italia, avrebbero avuto un trattamento forse ben peggiore.

Ora, di certo, non mi interessano lezioni di diritto comparato, anche perché le mie conoscenze di questo infausto mondo, che peraltro non mi appartiene, sono molto ristrette. Vorrei solo “esplorare il mondo di San Patrizio delle vostre democrazie” per rimestare nel torbido. Se le mie parole avessero la forza della mia rabbia, sarei sicuramente più efficace, più incalzante nell’esporre le miei argomentazioni.

Mi chiedo se i difensori della libertà di questi giorni scrivano i loro articoli con ingenua consapevolezza o con il classico sporco servilismo ipocrita che li contraddistingue. Quello che gli permette di dedicare pagine e pagine di ringraziamenti a chi ha salvato il Paese da pericolosi attentatori, senza curarsi di capire i reali disegni celati dietro la carcerazione di tante persone, riportando le veline dei loro padroni condite di qualche aggettivo un po’ letterario (così da rendere l’articolo più accettabile agli occhi di un lettore la maggior parte delle volte decerebrato, ma esigente) e costruendo un mondo fittizio. Un servilismo che garantisce la loro integrità morale agli occhi dell’opinione pubblica, che li vede battersi contro le ingiustizie assassine di Assad, contro l’arresto delle Pussy Riot, per Assange, così da non dover rendere conto del loro sporco e reale lavoro condotto in Patria, l’unico per cui la stampa ha il permesso di esistere, ossia giustificare, servire il Potere, lo Stato e i suoi scagnozzi. Così i ribelli siriani sono tali, quelli della Val di Susa sono terroristi e violenti; le Pussy Riot sono dissidenti, represse dal sistema dittatoriale russo, mentre chi in Italia viene accusato di fare scritte o di attaccare striscioni contro la guerra, il governo o i responsabili di disastri ambientali è un pericolassimo eversore dell’ordine democratico da rinchiudere in galera (prima ancora del processo, ovvio).

Ah scusate, dimenticavo! Probabilmente nella democraticissima Italia, le Pussy Riot, oltre ai già citati articoli del c.p., si sarebbero viste appioppare sicuramente il tanto amato 270 bis, articolo sulla cresta dell’onda. Anche perché in una chiesa, cantare contro il governo, in tre, cosa è se non una associazione sovversiva con finalità eversive, con “l’aggravante della richiesta dell’aiuto alla madonna” (e qui, se capitassero nelle mani di qualche prete/Pm, avrebbero sul groppone anche “stregoneria ed eresia”)?

Certa che le mie parole cadano nel vuoto delle vostre teste schiave, cari giornalisti, vi auguro sia di poter continuare il vostro fondamentale e necessario lavoro, sia di non guardarvi mai allo specchio. Casomai doveste scorgere una divisa al posto dei vostri vestiti, una catena al posto dei vostri cervelli, un manganello al posto della vostra penna.

Comunque, a scanso di equivoci, solidarietà alle Pussy Riot, non in nome della democrazia e dei suoi diritti, ma in nome della libertà, contro le galere e i loro carcerieri, contro tutti i benpensanti che puntano il dito dall’altra parte del loro recinto, senza guardare il fango che arriva alle loro gambe. Detto ciò, mi auguro che le Pussy Riot non siano risucchiate da una rogatoria internazionale che le coinvolga in un’associazione sovversiva intergalattica.

Un saluto, da Giulia,

una sovversiva senza passamontagna colorato, detenuta nel carcere di Rebibbia.

Buon fine estate!

ott 04 2012

Lettera di Giulia dal carcere

Ci scusiamo con la compagna e con gli amici che ci hanno girato la lettera se la pubblichiamo con qualche giorno di ritardo, ma come i nostri lettori avranno notato abbiamo avuto qualche problema di linea.

 

Da una galera

 

Attenzione! Attenzione!

Questo, a distanza di 100 giorni dal mio arresto, è un piccolo contributo che voglio dare per mettere in guardia voi tutte e tutti.

1) Se per caso avete lampadari in casa, funzionanti con lampadine, fate attenzione, potreste pentirvene. Ma se proprio non potete farne a meno di averne qualcuno, non tenete in casa altre lampadine, oltre quelle già inserite negli appositi lampadari. Quando si fulmineranno, vagherete nel buio e solo allora potrete averne di nuove. Assicurandovi però di buttare quelle rotte, perché anche esse, come fatto notare dagli acutissimi Ros e Pm, sono un ottimo mezzo per costruire bombe.

2) Se ritenete opportuno abbellire la vostra presenza fisica con orecchini, badate bene a non acquistarli, qualora siano di rame. E se per caso un amico o amica ve ne voglia regalare un paio, separatevene senza indugi, perché sono armi pericolosissime.

3) Se non avete la maniacale abitudine di dare un posto ad ogni cosa, ma siete disordinati e tendete ad avere una improvvisata scatola degli attrezzi, dove tenete fra l’altro chiodi e pinzette per fermare i fogli, che dirvi? Evidentemente siete pericolosi terroristi, pronti a preparare bombe in ogni minuto.

4) Se vi capita di avere in casa mollette per i panni, non di plastica, bensì di legno, inceneritele, bruciatele, spargete le loro ceneri ai quattro venti. Non avete idea di cosa si nasconda dietro di loro.

A voler essere seria, tutta questa trafila di piccoli, ma non poco importanti avvertimenti, servono perché la notte in cui mi hanno arrestata hanno trovato nella casa dove vivo con il mio compagno (e dove non mi trovavo) lampadine di riserva, orecchini di rame, chiodi, ferma fogli e una molletta di legno. Il tutto è stato messo insieme, fotografato e sistemato da loro stessi in modo tale da farlo sembrare un assemblaggio di oggetti per preparare ordigni esplosivi. Così, infatti, il materiale sequestrato è stato presentato dai Ros e dalla Pm durante l’udienza del riesame.

Non parliamo ovviamente del fatto che, non avendo trovato alcun materiale cartaceo che descrivesse come si preparino tali bombe, sia stato da loro detto, evidentemente grandi conoscitori della mia persona, che non ce ne era bisogno, “perché era tutto nella mia mente, nella mia salda memoria!” Ogni commento è superfluo, vero?

Vorrei aggiungere un ultimo punto della lista, seppur a prima vista possa sembrare poco inerente ai precedenti:

5) Se questo mondo vi fa schifo; se ripudiate guerra, sfruttamento e devastazione; se non avete mai avuto il timore di dirlo; se non avete mai abbassato la testa pensando “non ci posso fare niente”; se ci avete sempre messo la faccia; se avete chiara la coscienza di chi sono i responsabili delle vite terribili che conduciamo; se siete convinte che la società in cui viviamo sia lobotomizzata; se non riuscite a guardare una gabbia con indifferenza; se il cuore vi si chiude, il sangue vi pulsa, la vista si annebbia al pensiero di una donna, di un uomo o di un animale rinchiuso, beh, prima o poi, come dice una donna rinchiusa qui con me “ti devi fare la galera”.

E se questo mio essere, questa Giulia che sto scoprendo forte, dignitosa, ancora più ferma e convinta delle sue idee e sprezzante dell’annichilimento in cui chi mi ha rinchiusa vorrebbe gettarmi; se questo mio essere loro lo vogliono etichettare come pericoloso, che costruisce bombe, che partecipa ad associazioni sovversive (magari affiliate alla fai-informale, nonostante qualunque cosa io abbia mai fatto, detto o pensato, non possa in alcun modo far pensare ad una mia benché minima adesione o partecipazione) volte a terrorizzare e seminare il panico fra la gente, beh, io non glielo permetto e rimando tutto al mittente.

Terrorista è chi rinchiude, chi manganella, chi devasta. E allora, parafrasando una canzone, che tremino i potenti di fronte agli animi fieri di tutte queste “terroriste”, che non hanno paura di lottare contro tutto ciò che realmente genera e rinvigorisce il terrore, la discriminazione, la diseguaglianza, la devastazione, lo sfruttamento.

Che tremino, che abbiano paura! La loro vera paura è che sanno che qualsiasi gabbia mi metteranno intorno, che sia cella, che sia lavoro, che sia diffamazione, che sia isolamento, niente mi toglierà la voglia di romperla e di continuare a guardare il mondo con gli occhi lucidi, aspri, vitali e liberi.

Che si arrovellino pure il cervello per trovare maglie migliori per le mie catene, io sarò più forte. Perché ho in me una coscienza, una consapevolezza di quello che sono, che non intaccheranno mai.

Che si specializzino nell’arte sopraffina (vera arte dei nostri tempi) del reinventare un significato per le parole, laddove guerra diventa missione di pace; laddove le bombe sono intelligenti e non pericolose e gli orecchini di rame e le lampadine pericolosi esplosivi; laddove il terrorismo non è quello di chi rinchiude, uccide, reprime ma quello di chi critica tutto ciò; laddove la devastazione si chiama civilizzazione, progresso o ricchezza; laddove il non accettare lo status quo dell’ingiustizia è sinonimo di pericolosità sociale; laddove gli immigrati carcerati si chiamano ospiti.

Le mie parole non hanno il peso della storia dei nostri tempi, della rabbia, dell’insolenza, della voglia di abbattere tutta la crudeltà, la ferocia della gabbia che rinchiude la vita di tutti noi, fuori e dentro le galere, schiavi di una vita che non vogliamo, di un mondo che cade a pezzi e che chiama i suoi residui progresso.

 

 

Dalla parte di chi lotta, di chi non si inchina.

Le bombe e il terrore li semina lo Stato, il Potere e la nostra santa Democrazia.

Per la libertà di tutte e tutti.

 

Una donna libera.

Giulia.

set 21 2012

La Toga non si processa: repressione agli anarchici senza precedenti (incarcerato.blogspot.it)

 

venerdì 21 settembre 2012  http://incarcerato.blogspot.it/

La Toga non si processa: repressione agli anarchici senza precedenti!

 

 

La repressione per stroncare ogni minimo accenno libertario non è finita. 
 
 
In questi due mesi ci sono state un susseguirsi di operazioni contro gli anarchici senza alcun precedente.  La prima è l'operazione "Ardire" condotta dalla Pm Comodi con l'allora generale dei ROS Ganzer (attualmente sotto processo per traffico di armi e droga) , poi la  "Mangiafuoco",  la "Ixodidae" ovvero zecca in latino e infine l'operazione "Thor". Il materiale pericoloso perquisito per quest'ultima operazione sarebbe una busta di chiodi , libri anarchci, giornali autogestiti e scambi di lettere con i detenuti anarchici stranieri. Un crimine?
 
Prendiamo ad esempio all' operazione condotta della Magistratura  "Ixodidae" (si sempre la "zecca") che ha portato all'arresto di ben 43 anarchici tra cui Passamani (le uniche sue parole "violente" erano quando da batterista cantava contro Lenin e tutti quelli che sterminarono la comune di Kronstadt).
Si pensiamoci un secondo, giusto il tempo realizzare il solito capo d'accusa: il 270 bis. Ovvero il vecchio codice penale sancito dal fascismo e mai più cambiato dai "democratici" partiti. Pensiamo a che cosa sia servito quel codice istituito durante una dittatura e immaginiamo perchè in "democrazia" nessuno lo ha più cambiato.
 
Cos'altro è accaduto oltre all'arresto di due anarchici che secondo la Magistratura avrebbero azzoppato Adinolfi?
 
Partiamo dall'inizio.
 
Come alcuni sanno (e di articoli ne avevo fatti tanti) nel 2007 c'è stata lafamigerata operazione Brushwood che portò all'arresto di cinque ragazzi spoletini, tra cui uno nemmeno lo era ma ha avuto la "sfortuna" di essere un loro amico. Al processo sono stati condannati alal fine due persone  per associazione sovversiva con finalità di terrorismo e senza una prova come armi, luoghi, ma solo tramite interpretazioni delle intercettazioni. Condanna  a Fabiani Michele (3 anni e 8 mesi) e Dinucci Andrea (2anni e 6 mesi). E visto gli anni di condanna, si capisce da se che le accuse di terrorismo erano davvero inconsistenti.
 
 La PM Comodi voleva dare addirittura 6 anni per una scritta su un muro ad uno dei ragazzi. 
 
I cinque anarchici umbri  stavano lottando contro gli eco mostri e stavano mettendo in crisi il sistema massonico-poltico-mafioso che "governa" la regione Umbra. Avevano coinvolto la società civile e in una regione oramai diventata omertosa, quello era un "danno" per gli assetti costituiti. E l'operazione di fatto ha stroncato il movimento che stava nascendo.
 
 A breve c'è il processo di Appello e speriamo in un barlume di coscienza che si tramuta in assoluzione.
 
Cosa altro è accaduto quindi ? 
 
Dei compagni anarchici sono stati condannati a 10 giorni di carcere, tramutati in un'ammenda di 2600 euro. 
 
Il motivo? 
 
E' per aver partecipato ad una manifestazione non autorizzata nel 2009  in solidarietà degli arresti dei ragazzi spoletini. Alquanto strana che gli anrchici in questione siano stati raggiunti dal decreto penale di condanna dopo ben tre anni dopo il loro "crimine"!
 
Che dire, mentre la popolazione indignata pensa alla "Casta", evoca le manette e osanna il Potere Giudiziario, la repressione verso chi disturba il Potere (compreso quello mafioso) è in atto. Poi magari si emoziona a vedere il film di Sacco e Vanzetti, mentre magari le stesse cose stanno accadendo tuttora qui in Italia.  E badate bene, quest'ultima condanna si può interpretare come un chiaro avvertimento: guai a chi esprime solidarietà agli arrestati e contesta le operazioni dei PM. 
 
La Toga non si processa.
 
 
 

 

 

 

 

set 20 2012

Terni – Otto decreti penali di condanna per manifestazione non autorizzata durante il processo Brushwood. Il 31 Ottobre a Perugia comincia l’Appello

Durante questa calda estate della repressione – come se non bastassero i 10 arresti di Perugia dellOperazione Ardire, i 2 arresti di Trento della fascistissima Operazione Zecca, l'arresto di due compagni a Torino per i la gambizzazione di Adinolfi…per non parlare degli indigati a piede libero di tantissimi altri procedimenti del regime, dall'op. Thor all'Op, Mangiafuoco – tanto per cambiare ancora una volta in Umbria arriva una nuova ondata repressiva.

Sono infatti in viaggio, alcuni già arrivati altri forse in attesa del ritornno dal mare degli sbirri, 8 decreti penali di condanna per altrettanti compagni di Terni e di Spoleto per manifestazione non autorizzata. La condanna è di 10 giorni di carcere, sostituita da un'ammenda di 2600 euro. La manifestazione non autorizzata sarebbe stata svolta nel settembre 2009 durante una delle prime udienze del processo Brushwood. Il processo, seguito all'inchiesta che portò nel 2007 all'arresto di 5 spoletini, si è concluso con 2 (due) condanne (cosa alquanto soprendente) per associazione sovversiva con finalità di terrorismo (art. 27 bis), nei confronti di Fabiani Michele (3 anni e 8 mesi) e Dinucci Andrea (2anni e 6 mesi). A sostenere l'accusa era la famigerata pm Manuela Comodi, la quale dimostrò la propria moderazione liberale con richieste di carcerazione che partivano dai 6 anni per una scritta su un muro.

Non è un caso che questi decreti di condanna sono stati emessi, tre anni dopo il presunto reato, ma negli stessi giorni in cui scattava l'Operazione Ardire. L'intento, evidentemente minaccioso, è quello di intimorire chi volesse esprimere solidarietà a questi nuovi arrestati, mostrando come viene perseguitato chi è stato solidale con gli altri compagni.

Cosa è un decreto penale di condanna?

E' a tutti gli effetti una condanna penale, che avviene senza che l'imputato sia informato di essere sotto inchiesta ed abbia l'opportuità di difendersi. Quando un reato non è grave, rischia la prescrizione, e le prove contro l'imputato sono "schiaccianti", il giudice può decidere di condannarti senza udienza preliminare, rinvio a giudizio e regolare processo. Se non si accetta la condanna, come è evidente in questo caso, si può fare "opposizione" ed inizia il processo vero e proprio.

Così è successo che 8 compagni di Terni e Spoleto sono stati "condannati" a 10 giorni e  2600 € per aver partecipato ad un'udienza a porte aperte del processo Brushwood.

Respingiamo questa ennesima operazione repressiva come di tutte le altre, che stanno facendo della fù verde Umbria un lager a cielo aperto.

Ricordiamo inoltre che il 31 Ottobre ricomincia, presso il tribunale di Perugia il processo Brushwood, in quanto è stata fissata la prima data del Processo di Appello. Non faremo mancare la nostra solidarietà.

SOLIDARIETA' AI COMPAGNI SOTTO PROCESSO PER L'OPERAZIONE BRUSHWOOD!

SOLIDERITA' AI PERSEGUITATI PER LE MANIFESTAZIONI AL TRIBUNALE DI TERNI!

LIBERTA' PER TUTTI I RIBELLI PRIGIONIERI!

 

set 12 2012

Solidarietà o complicità? (attenzione: parliamo di operai non di carcere)

Almeno da 18 anni, cioè dal 1994, operazione Marini, nel movimento anarchico italiano si parla della divisione fra i "solidali" e i "complici". Purtroppo questa discussione rigurda soltanto il carcere e la repressione. Il dibattito è se ci sentiamo solidali con i prigionieri, o se addirittura ci sentiamo loro "complici".

Tale discussione andrebbe a nostro avviso generalizzata. Siamo stanchi di un movimento, quello anarchico, e nello specifico quello "d'area" (con tono vocativo non riproducibile per iscritto, e che lasciamo all'immaginazione del lettore) che ormai vive in un'ottica tutta difensiva o negativa. Lo Stato ti reprime, tu lo attacchi; lui ti reprime di nuovo, tu lo attacchi più forte. In una spirale fra te, i tuoi solidali/complici, e lo Stato, che esclude la gran massa degli oppressi.

Il tema esclusivamente anticarcerario finisce per fare una guerra ai carcerieri dimenticando la natura del carcere, le sue origini e la sua ideologia – perdonate il termine vetusto – di classe. Il carcere, la polizia, i tribunali, vanno letti nella loro missione storica: difendere le classi proprietarie dal pericolo di essere espropriate delle loro ricchezze.

Vorremmo per una volta spostare il discorso sulla solidarietà-ovvero-compicità in un'ottica sociale e non solo carcerario-repressiva. In particolare ci riferiamo agli scontri di ieri a Roma fra operai e polizia. Spostare il discorso sulla solidarierà/complicità a temi sociali non è affatto scontato. Però produce grandi risultati.

Nel caso degli operai Alcoa: in giro si trovano decine e decine di comunicati in cui si esprime la solidrietà per la brutale violenza della polizia. A guardare bene, però, i fatti non sono andati proprio così. In 500 sono arrivati dalla Sardegna, con bombe carta, bulloni, spranghe e lastre di alluminio "auotoproddotte" nella loro azienda, intenzionati ad attaccare il ministero e paralizzare Roma se le cose non fossero andate come volevano. Fassina è stato cacciato a calci nel sedere!

Stesso discorso, qualche settimana fa, a Basiano, nella periferia di Milano. Tutti ad esrpimere solidarietà ai lavoratori ferocemente pestati dai carabinieri. Umanità Nova che si concentra solo sulle violenze della polizia. Mente i cosiddetti "insurrezionalisti di oggi" (quelli di ieri parlavano molto di più di lotta di classe[2]) che neanche ne parlano, talmente si sono alienati dal conflitto sociale (cioè reale). Bene vogliamo dire una cosa? Anche li, prima del pestaggio dei carabinieri, gli operai hanno attacato e devastato l'autobus dei crumiri, hanno divelto i pali di ferro della segnaletica stradale per usarli come cordone difensivo o per spaccarli sulle camionette dei carabinieri.

Invece che parlare solo delle violenze della polizia, ed esprimere solidarietà ai poveri malmenati, perché non sottolineamo le nostre di violenze. Violenze giuste e buone, nei confronti delle quali non siamo solidali, bensì complici.

Stesso discorso vale per l'antifascismo. A quanti di voi è mai capitato di fare una rissa coi fasci e di picchiarli di santa ragione? Una gran bella soddisfazione, peccato leggere il giorno dopo il solito comunicato lamentoso che parla di aggressione fascista. Che palle! je l'abbiamo date o no! E allora rivendichiamocelo, che cazzo piangiamo!

Lavorare tutti i giorni per l'isurrezione. Per noi significa questo. Non solo fare i benifit per gli arrestati di turno. Ma stare dalla parte degli oppressi quando questi, finalmente, alzano la testa, attaccano il padrone, si scontrano con lo sbirro. 

 

Alcuni insurrezionalisti di classe

[1] vedi http://www.anarchaos.org/2012/09/piovono-pietre-scontri-davanti-al-ministero-fra-operai-e-polizia-cacciato-fassina-pd-a-calci-in-culo/

[2] sul fatto che gli insurrezionalisti degli anni 70-80 avessero un linguaggio e un intervento di classe, vedi: http://www.anarchaos.org/2012/06/inuserrezionalismo-e-individualismo-non-facciamo-confusione-di-ginetta-moriconi/

set 11 2012

Sotto un cielo di sbarre (di Giuseppe Lo Turco)

Loro lo incarcerano: noi ne diffondiamo i testi

Sotto un cielo di sbarre

"Siamo tutte e tutti carcerati, poichè una società che ha bisogno del carcere, di rinchiudere ed escludere, è essa stessa carcere. Ma non sarà mai incarcerabile la gioia del sogno della libertà dai padroni e dalle loro galere, la gioia di una solidarietà in lotta" 
 

Marco Camenisch

Si dice che lo stolto, invece di puntare gli occhi sulla luna, si soffermi a rimirare il dito che la indica. Eppure, senza voler giustificare lo stolto o reputarmi tale, credo sia difficile alzare lo sguardo al cielo quando questo non fa che coprirsi sempre più di sbarre. Dire ciò potrà sembrare scontato dato che la luna, da dove mi trovo adesso, posso solo immaginarla ma le sbarre di cui parlo non caratterizzano solo la prigione bensì sono parte integrante, sotto varie forme, dell'intero dominante che ammorba l'esistente. Una volta squarciato quel velo che per qualcuno era di Maya, il confine tra la cosidetta realtà sociale e quella carceraria si dissolve svelando la vera natura del contesto nel quale, più o meno volentieri in base al grado di consapevolezza individuale, si vive. Nel corso di questi quasi tre mesi di prigionia, trascorsa in isolamento per una cinquantina di giorni, molte analogie tra società e prigione mi sono apparse in modo ancora più nitido. Per cominciare, è facile notare le corrispondenze tra il controllo costante operato dal dominio e riservato ai suoi nemici all'interno della società, o ad intere categorie di individui, e quello oltremodo manifesto previsto per i detenuti all'interno delle prigioni. Da un lato pedinamenti, intercettazioni e sistemi tecnologici di sorveglianza, dall'altro la limitazione fisica della "libertà" concretizzata da carceri, guardie e analoghi strumenti di controllo. Processi e tecniche di spersonalizzazione supportati da precise strategie e coadiuvati all'occorrenza di sostanze pronte all'uso, mirati all'annichilimento dell'individuo esistono tanto "dentro" quanto "fuori"; il rischio di diventare succubi dell'omologazione democratica fa il palo con quello, per il detenuto, di ridursi alla stregua di un numero. Tanto la prigione quanto la società si fondano sulla creazione e il consolidamento di ruoli e gerarchie oltre che sulla necessità di espropriare l'individuo di ogni autonomia. Finendo col soccombere a tutto ciò, spesso senza neanche una accennata resistenza, la maggioranza degli esseri umani, ricorrendo a cicli continui di deleghe, ha rinunciato a qualsiasi influenza diretta sulla conduzione della propria vita. Non è un caso che proprio la delega, in prigione, sia l'unico modo, a voler seguire la norma, per formulare richieste, anche le più banali, cosicchè il detenuto possa avvertire nettamente la perdita di ogni possibile autodeterminazione. Non riscontro rilevanti differenze neanche tra l'ossessione securitaria metabolizzata dal cittadino, magari euforico spettatore  (o speranzoso aspirante concorrente) dello spettacolo mediatico incentrato sullo sbirciare televisivi buchi delle serrature, e quella insita nel funzionamento della prigione (ogni riferimento alle perquisizioni corporali, ad altre pratiche umilianti e agli spioncini posti nei bagni non è assolutamente casuale). Inoltre, volendo sfatare ogni "prigionierismo", deludendo chi ancora crede nel binomio detenuto-ribellione, ritengo che dinamiche di servitù volontaria contraddistinguono tanto la massa dei "liberi" quanto quella dei prigionieri. I primi, sempre più subordinati ad ogni manifestazione del potere, finiscono con il diventare gendarmi di se stessi e delatori delle condotte altrui; i secondi, talvolta, non avvertono neanche il bisogno di mettere in discussione la prigionia alla quale sono costretti, e se ne hanno modo, capita pure che alcuni diventino collaboratori dei propri aguzzini. Le città così come le prigioni, seppur teatri di forti contraddizioni, sono impregnate di una remissività sempre più radicata e gli individui, prigionieri o no, in conflitto con l'esistente sono una minoranza combattiva e consapevole del reale stato di cose. Il grigiore delle mura di cinta ha la stessa sfumatura dei palazzi nelle città, sono proprio queste infatti, ad essersi trasformate in carceri sempre più sicure. Lager per "stranieri" e manicomi, oltre alle ordinarie strutture detentive, esistono grazie alla simbiosi con modelli di vita finalizzati al mantenimento dello status quo. Proprio ora che efficienza e funzionalità sembrano essere diventate i presupposti dell'attuale condizione di prigionia generalizzata, la riappropriazione di se stessi e la riscoperta della propria irriducibile individualità diventano la genesi dell'insubordinazione. avere nel cuore il desiderio che questo mondo crolli una volta per tutte è l'utopia che spinge tanti individui e gruppi, consapevoli che ogni aspetto dell'esistente è attaccabile, a concretizzare l'azione multiforme anarchica. Solo così anche la solidarietà diventa sinonimo di azione diretta evitando il rischio di ridursi ad una parola come tante altre. A tal proposito, concludo col pensiero rivolto al compagno anarchico messicano Mario Lopez, rimasto gravemente ferito durante un attacco contro delle strutture, che recentemente ha ribadito " la solidarietà è la nostra arma migliore". Sono gli attacchi anarchici, che imprevedibili si susseguono giorno dopo giorno in tutto il mondo, a dare la conferma alle sue parole e ad infiammare i cuori dei prigionieri e delle prigioniere anarchici/che. Invio un caloroso saluto ai prigionieri membri della CCF sotto processo per il "caso Halandri" e la mia solidarietà agli indagati e alle indagate a seguito della recente "Operazione Mangiafuoco"!

Dalla sezione di alta sorveglianza del carcere di Alessandria, agosto 2012 
Giuseppe Lo Turco 
individualità anarchica prigioniera

 

 

set 08 2012

“Carogne pseudo-nichiliste” [Comunicato di Stefano Gabriele Fosco dal carcere di Alessandria]

CAROGNE PSEUDO-NICHILISTE

Mio malgrado eccomi a scrivere su alcune carogne pseudo-nichiliste che si aggirano nel movimento anarchico.
Prima di iniziare invito i compagni e le compagne a leggere quanto hanno scritto queste carogne sui fatti di Brindisi in una delirante serie di post e commenti in cui hanno attaccato gli anarchici leccesi (definiti “compagnucci”) e hanno vaneggiato sul superamento di qualsiasi morale ed etica (fonte: ParoleArmate). Nello stesso istante in cui ho letto quelle farneticazioni pseudo-nichiliste ho smesso di aver alcun tipo di affinità con tali carogne.
Adesso, quelle stesse carogne vogliono coinvolgermi in una stupida polemica su internet in merito all’antigiuridismo. Mi guardo bene dal cadere nel loro gioco, che sa molto di provocazione gestita dalla repressione.
Questi idioti pseudo-nichilisti non conoscono o fanno finta di non conoscere quella che è una consuetudine all’interno di tutti i movimenti rivoluzionari. Quando un compagno è prigioniero nelle mani dello Stato, e ancor più se le indagini sono ancora aperte, si pone una particolare attenzione dall’attaccarlo in merito a questioni o scelte ideologiche. Nel caso in cui il punto di divergenza da chiarire abbia una particolare urgenza, allora si attende sempre la chiusura delle indagini e si valutano dei canali di comunicazione per mettere in evidenza il punto da dibattere. In nessun caso si ricorre a comunicati pubblici additando dei compagni prigionieri. Mai! In passato chi ha osato violare tale consuetudine automaticamente si è posto al di fuori del movimento di appartenenza e, spesso, ha avuto le ore contate. I tempi sono cambiati, ma alcuni atteggiamenti  non possono essere tollerati in nessun caso. Solo delle carogne possono approfittare della prigionia di un compagno per attaccarlo!
Non entro nella polemica ma sottolineo solo degli aspetti, che sono più che sufficienti per capire l’idiozia dei miserabili che mi attaccano:
-    “Severino Di Giovanni era essenzialmente antigiuridico e amorale”: l’anarchico abruzzese era così antigiuridico da chiedere la costituzione di un Giurì anarchico composto da compagni a lui non affini in relazione alle voci circolanti sulla morte di Lopez Arango. Idiota!
-    Sia nel primo che nel secondo “Processo Halandri” i compagni della Cospirazione delle Cellule di Fuoco hanno avuto almeno un avvocato di fiducia e hanno presenziato a molte delle udienze. Idiota, questo non è antigiuridismo!
-    Alcuni anarchici cileni, coinvolti nel “Caso Bombas” hanno inviato comunicati solidali ai prigionieri della CCF e viceversa. Idiota!
-    Un blog anarchico è solo uno strumento di controinformazione. In nessun caso un blog o un giornale possono essere degli strumenti di ideazione e realizzazione di attacchi esplosivi e incendiari. Pretendere che il gestore di un blog anarchico debba assumersi la responsabilità – ideologica e materiale – delle azioni dirette anarchiche che pubblica significa fare il gioco della repressione. Idiota e provocatore!
Un’ altra carogna è arrivata a scrivere sul suo blog: “si utilizzano strumenti che, è bene ricordarlo, sono concessi dal nemico” in relazione alla mia scelta di farmi difendere da un avvocato.
Attualmente nel mondo non c’è un solo prigioniero anarchico che non si sia difeso con l’ausilio di un legale (ovvio, tralascio i furtarelli dai supermercati). Attualmente nel mondo ci sono prigionieri anarchici in carcere da oltre 15-20 anni. Sono prigionieri che per mantenersi lavorano in carcere e quando possono presentano tutti i ricorsi e le istanze per poter ottenere un qualche beneficio. Sono onorato di avere un rapporto di affinità e di amicizia con questi compagni e mai mi sognerei di dire loro che “stanno utilizzando strumenti concessi dal nemico”!
Carogne pseudo-nichiliste, avete perso l’occasione per tacere. State cercando di dividere i prigionieri anarchici tra di loro e state invitando dei compagni imprigionati e sotto inchiesta ad assumersi responsabilità a loro estranee. Il tutto su internet, non all’interno di assemblee in circoli e centri anarchici.
In diversi ritengono che siete dei provocatori al servizio della repressione, altri – me compreso – pensano che siete solo dei miserabili idioti.
Chiudo qui un dibattito mai iniziato.

Il prigioniero individualista anarchico
Stefano Gabriele Fosco
15 agosto 2012

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