Posts tagged: NO TAV

nov 29 2012

NO TAV – doppio blitz della sbirraglia: 19 misure cautelari in tutto

 

Nuovo attacco contro i NO TAV . In attesa di notizie dai compagni, postiamo la rivendicazione di un giornale di regime 
 
Militanti No Tav di nuovo nel mirino della Digos di Torino che da stamattina sta eseguendo arresti e perquisizioni in tutta Italia. Alle prime ore dell'alba è scattato il blitz in varie Regioni, dal Piemonte al Lazio alla Lombardia al Trentino. In particolare due persone sono state messe agli arresti domiciliari per l'aggressione ad una troupe di giornalisti  e altre 17 misure (7 arresti domiciliari, 4 divieti di dimora a Torino e 6 obblighi di firma) per l'episodio della Geostudio, in cui sono coinvolti per la maggioranza esponenti dei due centri sociali torinesi Askatasuna e Gabrio
 
I provvedimenti ruoterebbero intorno all'aggressione, avvenuta lo scorso 29 febbraio, di una troupe del "Corriere.tv" malmenata e costretta alla fuga da un folto gruppo di manifestanti. Un episodio avvenuto in conseguenza della diffusione di un video in cui si vedeva un dimostrante apostrofare sarcastico con il termine "pecorella" un carabiniere che assisteva impassibile allo sfogo. I due giornalisti del "Corriere.tv" si erano recati sul posto attraverso i campi per documentare la terza giornata consecutiva di protesta ed erano stati additati come "sbirri che ci filmano". Poi l'aggressione. Per questo episodio sono finiti ai domiciliari due anarchici, uno di Trento e uno di Roma. 
 
L'altro episodio preso in considerazione dagli inquirenti sarebbe l'irruzione, a fine agosto, negli uffici della Geostudio, casa madre della Geovalsusa società che stava partecipando ad una gara per la progettazione funzionale ad attività connesse al progetto. Sette persone sono finite ai domiciliari; per altre quattro è scattato il divieto di dimora a Torino e per altre sei l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Questi ultimi sono tutti appartenenti all'area dell'autonomia torinese che fa capo ai centri sociali Askatasuna e Gabrio.
ago 09 2012

Io no-tav, vi racconto la mia esperienza in carcere

Fonte: notav.info

Tratto da cordatesa.noblogs.org

 

Pubblichiamo una riflessione di Zeno, sulla sua esperienza in carcere per la questione TAV. Ora, dopo 4 mesi di arresti domiciliari, è finalmente libero. Ha appena compiuto 20 anni.

Alle 6 del mattino del 26 gennaio 2012 sono stato arrestato e condotto nel carcere Due Palazzi dalla Digos di Padova su ordine del procuratore capo di Torino, Giancarlo Caselli, che conduce l’inchiesta sui fatti del 3 luglio 2011 a Chiomonte (val di Susa), quando migliaia di persone assediarono il cantiere della TAV per difendere il loro territorio dalla devastazione ambientale e il paese intero da un gigantesco spreco di denaro pubblico. Dopo due giorni insieme agli altri detenuti, sono stato spostato nella sezione di isolamento. Il 9 febbraio il Tribunale del Riesame mi ha concesso gli arresti domiciliari, in cui mi trovo tuttora, da ormai quattro mesi.

Questo scritto è uno spaccato parziale e un po’ confuso di quella che è la vita in un carcere italiano e uno spunto per alcune riflessioni, a cui una società che si dice civile non dovrebbe sottrarsi.
In carcere entri ammanettato, è la regola. I funzionari di PG incaricati del trasporto ti accompagnano fino al braccio dove ci sono gli uffici, precisamente all’Ufficio Matricola, e ti consegnano nelle mani degli agenti di polizia penitenziaria, da cui da quel momento dipenderanno quasi tutte le decisioni che riguardano la tua vita all’interno di quelle mura.
In Matricola vieni registrato su un grande librone tipo quello degli alberghi, viene aperto il tuo fascicolo e ti prendono le impronte digitali, con un inchiostro che poi ci mette giorni a venir via. Sempre in Matricola ti prendi un bel “Comunista di merda!” e un “Che cazzo guardi!”, frasi non contenute nel protocollo, ma utili per farti capire che aria tira lì dentro e chi è che comanda.
Finita la parte burocratica passi nello stanzino vicino dove un altro agente (guai a chiamarli “guardie”!) estrae uno per uno ogni oggetto contenuto nella borsa che hai con te, prestando particolare attenzione anche al minimo frammento di fazzolettino di carta, potenziale contenitore di sostanze stupefacenti. Poi ti viene ordinato di toglierti i vestiti e te ne stai nudo come un verme mentre ogni piega, risvolto, cucitura, perfino delle mutande, viene ispezionato. A quel punto devi pregare che l’agente non si infili i guanti di lattice.
Dopo che ti sei rivestito si passa alla registrazione degli oggetti di valore: cellulare, documenti ecc. tutto in una busta, i soldi invece ti vengono accreditati sul libretto carcerario e ti serviranno per comprare quello che ti serve. Anche la borsa ti viene sequestrata, i vestiti che puoi tenere li devi buttare in un sacco nero, tipo quelli della spazzatura.
Il passo successivo è la visita medica: ti misurano la pressione, “Sei alcolizzato?” “No”, “Tossico?” “No”, “Malattie gravi?” “No”, “Okay a posto”, il medico firma e fine della visita.
E’ solo a questo punto che vieni accompagnato alla cella a cui sei stato assegnato ed è a questo punto che realizzi fino in fondo la tua situazione.
In una cella della Casa Circondariale vivono dalle 6 alle 8 persone, ma dovrebbero starcene al massimo 4. E’ uno spazio di pochi metri quadrati in cui ci sono due letti a castello in tripla fila (quello più alto è a più di 2 metri da terra e non sono pochi quelli che si fanno parecchio male cadendo), un angolo “cucina” con lavandino e un tavolino, un’altro tavolino per mangiare e un mobiletto dove riporre gli effetti personali di tutti. Una porta da’ sul bagno, in cui l’acqua calda arriva un’ora al mattino e un’ora verso sera.
In un carcere in cui i posti disponibili sarebbero 95, ma i detenuti sono 220-230, devi essere molto fortunato per avere un letto, se questo non c’è vieni accompagnato al magazzino dove ti prendi un materassino di gommapiuma tutta mangiata e le lenzuola e ti devi sistemare per terra durante la notte, incastrando il tutto sotto un letto durante il giorno, visto che altrimenti non ci sarebbe nemmeno lo spazio per muoversi. Se i tuoi compagni di cella sono gentili, ti insegnano come fare il letto in modo “ermetico”, annodando strette le lenzuola sotto il materasso perchè gli spifferi non ti congelino i piedi. Le finestre sono così isolanti che quando tira vento si crea corrente anche se sono chiuse, i termosifoni funzionano poco e male: il freddo è uno dei maggiori nemici con cui combattere e impari subito i vantaggi del doppio calzino e del doppio maglione. La pulizia della cella è di responsabilità dei suoi occupanti, sempre se sei fortunato hai dei compagni che hanno trovato nel lavare e pulire il loro passatempo preferito e ne hanno fatto un’attività compulsiva, con il risultato che c’è più pulito che in casa tua!
Se sei fortunato, vieni assegnato ad una cella in cui i tuoi compagni hanno un po’ di soldi nel libretto e sono lì da almeno qualche mese: questo significa che hanno diviso la spesa e arricchito al cella di fornellini a gas, la moka, delle pentole, il materiale per le pulizie, il telecomando, il sapone, la carta per scrivere, le carte da gioco. Ti rendi conto di come cose che nelle vita “fuori” ti sembrano assolutamente naturali e insignificanti in quella situazione possano migliorare sensibilmente la tua esistenza.
Se sei fortunato, i tuoi compagni sono generosi e dividono con te queste cose, altrimenti ti tocca aspettare il martedì e il sabato, i giorni in cui viene consegnata la spesa.
Funziona così: il giorno prima vengono distribuite nelle celle le liste dei prodotti acquistabili al sopravitto (lo “spaccio” del carcere) e ognuno scrive la quantità di cose che vuole. Il giorno dopo ti vengono consegnate e ti scalano la spesa dal conto sul libretto. Inizialmente ti sembra un buon sistema, ma poi ti accorgi di come ogni consegna sia momento di grande tensione: spesso non viene consegnato quello richiesto o viene consegnato nella quantità sbagliata senza nessuno a cui rivolgersi per sistemare la cosa, ma soprattutto la tensione si crea perchè si evidenzia la differenza tra chi ha parenti che ricaricano periodicamente il libretto e chi, solo come un cane, non ha i soldi neanche per un pacchetto di tabacco. Questa diseguaglianza innesca un sistema di relazioni perverso che porta a fare di un pacchetto di cicche o una confezione di batterie l’obiettivo della propria giornata, per cui scambiare qualsiasi cosa, concedere favori, fare promesse, spaccare una faccia o infilare armi improvvisate nella pancia del proprio vicino. Si crea un circolo vizioso di potere misero, violenza e sopraffazione nel quale vige il “mors tua vita mea”, un’etica iper-individualista che disgrega le relazioni sociali, gli istinti solidali e cooperativistici delle persone.
La tua giornata è scandita così:
alle 7.30 il lavorante della cucina consegna il latte e il pane; dalle 9 alle 11 si può uscire all’aria; a mezzogiorno viene consegnato il pranzo; dalle 13 alle 15 altra aria; dalle 18 alle 19 si può fare “socialità” in una stanza con un calcetto e un ping-pong; alle 19 consegna della cena; alle 20.30 chiusura della porta blindata delle celle.
Altre possibili variazioni sul tema potrebbero essere: convocazione in Matricola, visita dell’avvocato, convocazione dallo psicologo, dal prete o dall’educatore, partita a calcetto (devi metterti in lista, due volte a settimana), cambio lenzuola, ispezione e “battitura”, cioè quando gli agenti prendono a martellate le inferriate delle finestre per assicurarsi che non siano state manomesse.
Il tempo in cella non ti passa mai, sempre accompagnato da tre imprescindibili costanti: la televisione, il caffè e il fumo.
La TV rimane accesa tra le 20 e le 24 ore giornaliere, quasi sempre a volume altissimo e sintonizzata su programmi improponibili, utili solo a estraniare la mente delle persone e far dimenticare la situazione reale in cui ti trovi. Il controllo del telecomando è prerogativa di colui che in cella ha acquisito la maggiore autorità e la presenza stessa di questo prezioso strumento con annesse batterie funzionanti è un lusso di cui non tutte le celle possono fregiarsi. Si vedono quasi sempre telefilm o qualunque altra cosa che abbia la minore attinenza possibile con la realtà al di fuori delle mura del carcere, i telegiornali sono motivo di interesse solo quando vengono pronunciate le parole “indulto” o “amnistia”, le uniche vere speranze per molti davanti a cui si prospetta un periodo di carcerazione di 5, 10 o 20 anni. Ti viene la pelle d’oca quando tutto il carcere esplode in un boato di grida, cori e sbarre percosse al solo sentire pronunciare queste due magiche parole. E devi reprimere il tuo istinto di spiegare che al momento attuale non c’è alcuna speranza che si verifichino queste evenienze, perchè dovresti togliere anche questa unica speranza a cui tanti si aggrappano?
Il caffè è in produzione continuativa dalla mattina presto fino a notte fonda, è un rito a cui inizialmente cerchi di sottrarti limitandoti nel consumo come se fossi a casa, ma a cui presto cedi per unirti agli altri in questo momento di raccoglimento intorno al tavolino e finendo per ripeterlo tra le 10 e le 15 volte al giorno!
La cicca diventa compagna di vita per tutti, compresi quelli che prima non fumavano, nonchè il prodotto maggiormente scambiato e conteso nel mercato interno che si crea tra i detenuti.
La maggior parte del tempo in cella lo passi disteso a letto, tuo unico nido d’intimità in un luogo tanto promiscuo e unica maniera di combattere il freddo che ti prende quando esci dalle coperte.
Il cortile dell’”aria” è una quadrilatero di cemento, circondato da sbarre e diviso a metà dal corridoio attraverso al quale vi si accede: da una parte i maghrebini, soprattutto tunisini, dall’altra italiani, slavi e i maghrebini che per qualche motivo non possono stare con i loro connazionali. Quando vai all’aria le prime volte è buona prassi farsi accompagnare da qualcuno dei tuoi compagni, che “garantiscono” per te, ti presentano e ti introducono alle basilari regole di convivenza in quell’universo parallelo che è il carcere. Impari quali sono i personaggi a cui rivolgersi se si ha bisogno di qualcosa, quelli da evitare perchè inaffidabili, violenti o amici delle guardie e i reati commessi da ognuno. Subito ti fa un po’ impressione parlare con rapinatori, assassini, trafficanti di droga, ma ti dimentichi in fretta dei motivi per cui sono lì, impari a dare importanza solo allo stretto presente, senza curarti tanto del passato ne’ troppo del futuro, perchè alla fine lì dentro tutti sono allo stesso livello sotto molti punti di vista.
Non c’è niente da fare in cortile, l’unica attività è girare per due ore lungo il perimetro per sgranchirti le gambe e respirare un po’ di aria fresca, affiancandoti di volta in volta a quelli con cui vuoi fare quattro chiacchere.
Una cosa fondamentale che devi imparare da subito è il comportamento da tenere con gli agenti: sei costretto a mettere da parte ogni istinto ribellistico, sei inserito in un ambiente in cui non hai alcun vantaggio dalla sfida, la disobbedienza, lo sguardo cattivo. E’ un meccanismo talmente ben rodato che lo stesso detenuto è controllore di se stesso e degli altri, ancora una volta l’individualismo spinto a cui il sistema riduce le relazioni all’interno del carcere impedisce qualunque presa di coscienza collettiva, soffoca ogni possibilità di rivendicazione anche dei diritti più banali. Difficilissimo incrinare tutto questo e solo a costo di accettare privazioni, difficoltà e sacrifici. La figura della guardia non è quella cinematografica che impone “militarmente” il potere, infatti le guardie non sono nemmeno armate, ma viene esercitato un potere più sottile che solo un’istituzione totale come quella del carcere concede, nonostante non manchino gli episodi di violenza sui detenuti.
Percepisci come questa convivenza forzata in un luogo ristretto livelli, senza ovviamente eliminarla, la contrapposizione teoricamente ferrea carceriere-carcerato, finendo per far accettare del tutto supinamente i piccoli e grandi soprusi quotidiani, come se facessero in modo ineluttabile parte del gioco. La sostanziale partecipazione delle guardie all’intreccio di scambi, favori e piccoli traffici e la loro tendenziale neutralità, anche fisica, nelle dispute tra detenuti spingono molti a considerare più comoda e lucrosa l’individuazione del proprio “antagonista” non tanto in colui che gira la chiave della propria cella e garantisce la propria privazione della libertà, quanto semmai nel proprio compagno di cella o sezione.
Quasi subito ti accorgi di come venga utilizzato un altro potente mezzo di controllo: l’uso massiccio e ampiamente incoraggiato di sonniferi, tranquillanti e psicofarmaci. La tossicodipendenza con la conseguente astinenza, lo sfasamento totale dei ritmi vitali in un ambiente del genere, la necessità di staccare la mente dalla realtà che si vive, sono tutti elementi che spingono la maggioranza dei detenuti a imbottirsi di sostanze, consegnate quotidianamente nelle celle, la maggior parte senza nemmeno ricetta, essendo per altre sufficiente andare in infermeria e lamentare una semplice insonnia. Qualcuno ti dirà “Preferisco dormire 14 ore al giorno e restare rincoglionito le altre 10 che dover svegliarmi ogni mattina e pensare che senso dare al mio tempo in questo luogo”. E dall’altra parte è solo un vantaggio avere da controllare una massa di persone docili e sonnacchiose.
Capisci come questa sia un’arma a doppio taglio: aumentando la dipendenza dai farmaci, basta un errore nella somministrazione per scatenare reazioni e crisi dagli esiti anche disastrosi, ma soprattutto non facilita quel lavoro psicologico di riscoperta di sè e di cambiamento che la detenzione dovrebbe toricamente avviare.
Se per qualche motivo finisci in cella d’isolamento la situazione cambia radicalmente, in peggio. La sezione è un piccolo edificio separato dagli altri con una decina di celle al suo interno, ogni cella, sporca e scrostata, è grande più o meno 3×2, con solo un letto, un tavolino e il water. Se sei fortunato trovi la TV, sennò niente. Secondo il regime di isolamento le ore di aria si riducono da quattro a una soltanto, da trascorrere in un cortiletto lungo e stretto rigidamente da solo, guardato a vista tutto il tempo da una guardia. Vieni privato di ogni occasione di socialità con gli altri detenuti e in pratica passi la totalità della giornata chiuso in cella. Essendoci al massimo 5-6 persone per volta è una sezione piuttosto trascurata sotto molti aspetti: i pasti arrivano alle 11 del mattino e alle 17.30, la posta viene spesso dimenticata o consegnata in ritardo, la spesa può non arrivare. Devi abituarti a fare i tuoi bisogni a mezzo metro da dove mangi, con la concreta probabilità che una guardia, passando, ti sorprenda proprio nel momento topico. La doccia non c’è, devi chiedere di essere accompagnato in una stanza a parte, incredibilmente sporca, in quanto è il luogo dove vengono purgati coloro che devono espellere gli ovuli ingeriti, una vera schifezza.
Devi sforzarti a non cadere nell’apatia totale, a cogliere come preziosi quei momenti di distrazione dalla monotonia sfibrante della solitudine: due parole col vicino di cella, due parole con una guardia un po’ più loquace, le visite in Matricola o dallo psicologo, utile peraltro solo a farti a tagliare l’aria. Aspetti con ansia la consegna pomeridiana della posta perchè sai che per una mezzora sarai occupato a leggere e potrai percepire su quella carta la solidarietà che ti circonda. Benedici l’avvocato che ha trovato il tempo di venirti a trovare. Aspetti il mercoledì e il sabato, i giorni nei quali i tuoi genitori possono venire a trovarti, dovendo subire l’umiliazione di ore e ore di attesa per entrare, senza un luogo dove ripararsi, qualcuno che spieghi loro cosa fare o quantomeno faccia trasparire, oltre alla rigida applicazione delle procedure, un po’ di comprensione umana. Eserciti la pazienza, quando vedi come alle guardie basterebbero gesti semplicissimi per migliorare la tua situazione e quella dei tuoi vicini ma non se ne curano minimamente: un accendino allungato tra le sbarre, un pezzo di sapone, un giornale del giorno prima, una telefonata per verificare l’orario di una visita medica, semplici richieste rimesse totalmente al capriccio di coloro che stanno “dall’altra parte”, senza alcuna presa di responsabilità rispetto a quello che succede.
Ad un certo punto, dopo giorni passati in un’attesa angosciante passando da momenti di grande speranza ad altri di sconforto e rassegnazione, ti viene ordinato di raccogliere in fretta tutte le tue cose, perchè l’udienza ha avuto esito positivo e puoi uscire di lì. Butti tutto nel solito sacco nero, regali le cibarie che ti rimangono ai tuoi vicini e con una gioia che fatichi a controllare ti avvii verso l’uscita. Nell’attesa dei tuoi genitori che ti riportino a casa ti fumi quattro cicche di fila per sfogarti e guardi dall’esterno quelle mura in cui sei rimasto confinato.
Ti rendi conto di aver vissuto qualcosa che non si può esprimere a parole nella sua interezza, capisci di essere entrato in un vero e proprio “universo parallelo”, completamente avulso dal mondo circostante, in cui regole e valori sono stravolti, così come vengono stravolte le esistenze di coloro che vi passano. Ti riconnetti alla vita “fuori” sapendo che tu esci, ma altre decine di migliaia di persone rimangono “dentro” e dovranno subire quello che tu hai provato in maniera appena accennata per mesi, anni, decenni. Maturi al tuo interno tante domande che quell’esperienza ti ha instillato:
E’ accettabile che una società releghi tanti uomini in quella condizione?
Quale uomo merita di vedere la sua vita consumarsi nell’assenza di speranza?
E’ prerogativa di una società democratica violare i diritti umani e spingere un uomo al suicidio?
E’ accettabile che un detenuto non abbia alcun modo di far valere i propri diritti, anche quelli legalemente riconosciuti?
Come si fa a non rendersi conto che il carcere per come è adesso non è altro che un luogo di riproduzione all’ennesima potenza delle stesse relazioni devianti che hanno portato al commettere un reato?
Un carcere non dovrebbe essere luogo di recupero e rieducazione?
E poi, rieducazione a cosa?
E’ ammissibile che una persona si faccia anni in carcere in attesa di giudizio?
Come è possibile continuare a trattare la tossicodipendenza e in generale il problema sostanze seguendo i dogmi del proibizionismo, quando più della metà dei detenuti è dentro per reati legati a questo tema e un terzo è tossico?
Sono solo alcuni degli interrogativi che ti nascono dentro toccando con mano la dura realtà del carcere e che continui a portarti dentro.
Soprattutto però ti porti dentro i volti e le storie di marginalità e sofferenza di quelli che hai incontrato, alcuni capaci, nonostante l’ambiente duro e disumano, di gesti buoni e generosi, che assumono il valore di veri e propri atti di resistenza.
E’ anche pensando a loro che ti convinci sempre di più della necessità di moltiplicare gli sforzi per lottare contro questo sistema malato e ingiusto che colpisce sempre i più deboli: anche in questo campo sarebbe quanto mai necessaria la ripresa di conflitto dal basso, che rivendichi risorse, diritti e un profondissimo cambiamento sul piano culturale. Compito quanto mai arduo, con una politica sempre più cieca, autoreferenziale e impermeabile alle necessità di chi veramente subisce drammaticamente, ogni giorno, le conseguenze di scelte fatte secondo becero populismo elettorale o freddo calcolo economico.
ZENO ROCCA
 

 

lug 10 2012

Maurizio cementato vivo nel carcere di Cuneo. Sabato manifestazione di solidarietà

Il 26 gennaio, sei mesi dopo le imponenti manifestazioni in Valsusa, un’operazione della Procura di Torino ha portato a perquisizioni in tutta Italia e all’arresto di 26 compagni/e, di cui tre si trovano ancora in carcere.

Fra gli scopi dell’inchiesta, il tentativo di dividere ed intimorire il movimento No Tav e chiunque si opponga alle imposizioni dettate dall’alto. Proprio in questi giorni è cominciato il processo, nel tribunale di Torino, contro i 46 No Tav inquisiti.


Uno di questi, Maurizio Ferrari, trasferito il 16 giugno dal carcere di Milano a quello di Cuneo, sta subendo un pesante accanimento: isolamento (nessun contatto con gli altri detenuti, in cella e all’aria da solo), blocco della posta, nessuna possibilità di ricevere libri o altro materiale, vessazioni continue.


Di fronte a questa situazione è importante dare una risposta concreta: per questo indiciamo un presidio di solidarietà con Maurizio e con tutte le prigioniere e i prigionieri che quotidianamente subiscono l’oppressione del carcere.


SABATO 14 LUGLIO, ORE 16
PRESIDIO FUORI DALLE MURA DEL CARCERE CERIALDO DI CUNEO, VIA RONCATA.

Ora e sempre No Tav


Solidarietà a tutti e tutte i No Tav inquisiti


Maurizio, Juan, Alessio liberi subito!


Contro il carcere e la società che lo crea!


Tutte e tutti liberi!

 

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Maurizio Ferrari, resistente No Tav prigioniero dal 26 gennaio è stato trasferito dal 16 giugno nel carcere di Cuneo, dove viene sottoposto a regime di isolamento duro, blocco della posta in entrata e in uscita, mancata consegna di libri e letture che gli vengono spediti, aria da solo in un cortiletto di cemento. Sperano di piegarlo con questa totale privazione di relazioni umane, ma sappiamo che il compagno sta resistendo a testa alta. 

Invitiamo tutte e tutti i solidali a inviare telegrammi e lettere per rompere l'isolamento a cui è sottoposto Maurizio, per fare pressione sui suoi aguzzini e sulla direzione del carcere di Cuneo. 


Maurizio Ferrari

C.C. via Roncata 75 12100 Cuneo

lug 01 2012

ES – IT Lettera di Alessio dal carcere di Torino sul processo in Grecia a suo carico – “A testa bassa”

A TESTA BASSA.

Il 6 dicembre del 2008, nel quartiere di Exarchia ad Atene, uno sbirro infame assassinò Alexis Grigoropoulos. A seguito di quella infamia in tutta la Grecia ci furono assalti alle strutture e agli uomini che detengono il potere. Scontri di piazza, bancomat divelti, banche incendiate e questure assaltate.

Esattamente ad un anno dal suo assassinio, il 6 dicembre 2009, a pochi passi dal luogo dove fu ucciso, un corteo spontaneo veniva caricato ripetutamente dai reparti motorizzati antisommossa, i delta corps, finanziati dall’unione europea e addestrati da istruttori italiani. Quella sera la carica degli sbirri in motocicletta penetrò a fondo nel corteo riuscendo a disperdere la maggior parte dei compagni che ripiegò nel politecnico occupato, poco distante. Chi non riuscì a rientrare nel politecnico finì accerchiato nelle cariche e nei rastrellamenti dei delta. Nonostante sia stato arrestato quel giorno assieme ad altri 4 compagni italiani e a una decina tra compagni greci e ragazzi albanesi (tra cui 2 minorenni), mi sono divertito un mondo. Purtroppo non capita tutti i giorni di sbalzare sbirri dalle moto e aiutarli ad atterrare sul muso. Per quei fatti la corte di primo grado ci ha comminato condanne tra i 5 e i 6 anni di carcerazione. Il 28 giugno si terrà il processo d’appello che certamente vedrà comminarci condanne analoghe. Una storia di ordinaria repressione che va ad aggiungersi a tante altre che negli anni hanno colpito e continuano a colpire i compagni un po’ ovunque nel mondo. Come non pensare qui in Italia alle maxi operazioni mediatiche dei r.o.s., ultima in ordine cronologico l’inchiesta “ardire” , alle condanne per gli scontri di piazza a Roma il 15 ottobre, passando per le condanne che il 13 luglio potrebbero diventare definitive per il G8 di Genova nel 2001 o al processo per gli scontri in Valsusa della scorsa estate che inizierà a breve? La commedia statale è sempre la stessa. Le elevate condanne servono, negli intenti della magistratura, da monito ,in parte per punire il nemico interno che si ostina a turbare la pace sociale dei ricchi, in parte per scoraggiare gli indecisi, i meno consapevoli che l’ordine statale può essere spazzato via. Terrorizzare per continuare a governare non è solo un paradigma di macchiavellica memoria ma il modus operandi del potere. E quanto più terrore verrà sparso, quanta più insicurezza verrà instillata nel nostro quotidiano tanto più a lungo questo stato di cose perdurerà. (scusate l’italiano forbito sto leggendo molto al gabbio). Ma chi ha paura di chi? Chi difende la proprietà padronale conosce bene il potenziale insito nell’intensificarsi del conflitto sociale. Scontrarsi con le truppe statali ,praticare il sabotaggio dei flussi commerciali ed energetici che mantengono questa società, agire direttamente contro gli uomini e le strutture del potere sono pratiche che da sempre fanno parte del bagaglio teorico e pratico degli sfruttati in ogni dove. E come spesso diciamo se queste pratiche dovessero generalizzarsi difficilmente potrebbero essere riassorbite. Nel frattempo però è di basilare importanza che le pratiche di azione diretta aumentino in quantità, qualità ed intensità. Questo è il minimo che possiamo fare per i nostri compagni sequestrati, per ora, nelle gabbie di stato. E’ superfluo dire che per quanti anni di carcere possano affibbiarci, per quanti di noi potranno arrestare, continueremo a chinare la testa solo per prenderli a craniate. Approfitto di queste righe per mandare la mia solidarietà e la mia complicità a tutti i compagni perquisiti, indagati e incarcerati in questa ennesima ondata repressiva. Teniamo duro e battiamoci per il conflitto sociale permanente, per l’insurrezione, per l’anarchia.

Alessio
Per scrivergli:
Alessio Del Sordo – C.C. via Pianezza 300 – 10151 Torino

http://www.informa-azione.info/lettera_di_alessio_dal_carcere_di_torino_sul_processo_in_grecia_a_suo_carico_quota_testa_bassaquot

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–translate by /fts
From informa-azione.info
 
 this letter from Alessio Del Sordo, anarchist comrade and NO TAV prisoner detained in the prison of Turin.

 

HEAD DOWN

On 6th December 2008, an infamous cop murdered Alexis Grigoropoulos in the Exarchia neighbourhood in Athens. Following that infamy, attacks on the structures of power and their men took place all over Greece. Street clashes, cash machines destroyed, police stations assaulted. Exactly a year after Alexis’ murder, on 6th December 2009, in the vicinity of the spot where he was killed, a spontaneous march was repeatedly charged by antiriot cops on motorbikes, the Delta Corps, financed by the European Union and trained by Italian instructors. That night the charge of the cops on motorbikes penetrated into the march and managed to disperse most comrades, who took refuge in the nearby occupied university polytechnic institute. Those who didn’t make it to enter the polytechnic institute ended up cordoned off by the cops of the Delta.
In spite of the fact that I was arrested that day, along with 4 Italian comrades and a dozen of Greek and Albanian comrades (2 of whom underage), I had a lot of fun.
Unfortunately the chance to throw cops out of their bikes and help them to fall head down doesn’t happen that often. For those events the first grade court pronounced sentences between 5 and 6 years imprisonment. On 28th June the appeal trial will take place, which will certainly impose similar sentences.
This is a story of ordinary repression, which adds to the many others hitting comrades over the years all over the world, up to these days. As for Italy, one inevitably thinks of the maxi media operations orchestrated by the ROS, the latest one being operation ‘Ardire’, of the sentences that followed the clashes in Rome on 15th October, of the sentences of the Genoa G8 trial, which could become effective on 13th July, and of the trial for the clashes in Val Susa of last summer, which is due soon.
The comedy of the State is always the same. In the intents of the judiciary, high sentences serve the purpose of warning, partly to punish the internal enemies, which is obstinate in breaking the social peace of the rich, partly to discourage the undecided, those who are not so aware that the social order can be swept away. To terrorize in order to continue to govern is not only a Machiavellian paradigm but also the modus operandi of power. And the more terror is spread and incertitude is instilled in our daily lives, the longer this status quo will last (forgive my elegant Italian, I’m reading a lot in the cage). But who’s afraid of whom? Those who defend the bosses’ property know well about the potential involved in the intensifying of the social conflict. To clash with State troops, to practise the sabotage of goods and energy circulation that keep society going, to act directly against the men and structures of power are practices that have always been part of the theoretical and practical baggage of the exploited everywhere. And as we often say, if these practices became generalized it would be very difficult to stop them. In the meantime, however, it is extremely important that the practices of direct action increase in quantity and quality. This is the least we can do for our kidnapped comrades, temporarily held in the cages of the State. Needless to say, however they give us years in prison and arrest many of us, we will continue to hold our heads down only to head butt them. I take this occasion to send my solidarity and complicity to all the comrades who were searched, investigated and imprisoned in this nth repressive wave. Let’s stay strong and fight for permanent social conflict, for insurrection, for anarchy.
 
Alessio

 

To write to Alessio:
 
Alessio Del Sordo
Via Pianezza 300
10151 Turin
Italy
mag 04 2012

No Tav – Dalla lotta al Tav alla lotta contro il capitalismo

Da vent'anni, in Valsusa, la mobilitazione popolare si oppone alla devastazione ambientale e sociale del Tav,
contrastando gli interessi capitalistici che esso rappresenta e resistendo al pugno di ferro dello stato borghese.
Nel contesto della crisi del capitalismo e dell'attacco sempre più pesante e feroce dei padroni e dei loro governi
alle condizioni di vita dei lavoratori e delle masse, il movimento No Tav insegna che bisogna difendersi
prendendo nelle mani la lotta e portando avanti il conflitto di classe e popolare, fuori e contro le compatibilità
del sistema e la direzione dei burocrati riformisti e della sinistra borghese.
È proprio lo sviluppo e l'allargamento generale di tale tendenza, a cui i comunisti e le forze proletarie più
avanzate devono essere conseguenti, che permetterà l'evoluzione della difesa in attacco, cioè in mobilitazione
rivoluzionaria per l'abbattimento di un sistema sempre più oppressivo e barbaro.

 

Per critiche e commenti: collettivo.tazebao@gmail.com

Dalla lotta al Tav alla lotta contro il capitalismo [formato pdf]

apr 12 2012

Genova – Novità dalla Lanterna [sperimentazioni repressive]

da informa-azione.info

NOVITÀ DALLA LANTERNA

Periodo di intensa attività quello della Questura e dei Carabinieri di Genova; il procuratore Scolastico, insediatosi l'altr'anno, ha dato un'accelerata a tutti i procedimenti giudiziari in corso, occupandosi esclusivamente di lotte e movimenti. I numerosi momenti di conflitto che si sono evoluti a Genova negli ultimi due anni, dalle lotte studentesche del 2009, passando per gli scioperi generali fino alle ultime mobilitazioni NOTAV, evidentemente non sono andati giù alla solerte Questura genovese. Assai numerose quindi le denunce piovute dopo ogni uscita in strada che hanno colpito le diverse realtà. Da quanto si apprende dai giornali, i questurini non sembrano lesinare provvedimenti neanche per le ultime manifestazioni NO TAV a Genova, che hanno visto scorrere, dalla cacciata di Moretti alla festa PD fino ad oggi, partecipati cortei, blocchi stradali e ferroviari, presidi, iniziative e numerosi saluti sotto il carcere di Marassi dove era detenuto Gabri.

Nel mese di marzo sono state quindi emesse un totale di 6 misure cautelari e 2 avvisi orali. Alcune riguardo agli scontri tra operai e forze dell'ordine sotto la prefettura il 24 maggio scorso: a tre persone è stato applicato l'obbligo di firma due volte al giorno in questura e con divieto di partecipazione a cortei, presidi e manifestazioni politiche. In virtù di ciò, saranno obbligati a firmare durante queste occasioni. Ecco così che il DASPO esce fuori dalle curve degli stadi e approda in contesti di piazza e di lotta sotto le vesti di un provvedimento giudiziario della stessa natura, concretizzando così la volontà degli organi istituzionali e polizieschi di estendere la strategia repressiva testata sugli ultras. Inoltre dal 5 di marzo, in seguito a una situazione di strada determinata da una pattuglia di carabinieri e alpini che stavano effettuando un controllo nei vicoli, tre persone sono state sottoposte ad obbligo di dimora a Genova con divieto di allontanamento notturno da casa dalle 19.30 alle 7.30. Ad una di queste la misura è stata ridotta a tre firme settimanali, e agli altri due dopo venti giorni è stato notificato anche l'avviso orale. Così, tanto per far comprendere quanto vale la posta in gioco.

Mandiamo un saluto affettuoso a tutti i compagni inguaiati con la legge, ai NOTAV ancora prigionieri e sottoposti a misure cautelari e ai ribelli di ogni sorta e di ogni luogo, rilanciando un “AVANTI TUTTA!”

apr 12 2012

Grecia: Solidarietà al movimento NO TAV da Corfù

da it.contrainfo.espiv.net

 

Ieri sera, 10-4/2012, un’iniziativa dei compagni dei centri sociali di Corfù abbiamo fatto un presidio in piazza Georgaki con una proiezione di controinformazione, testi e un striscione. Μa perché ci interessa il movimento NO TAV? In Italia la somiglianza con la realtà greca é chiara.

In Grecia (Papademos), come in Italia (Monti), i premier sono banchieri nominati. In tutti e due i paesi, ci danno “da mangiare” le stesse bugie riguardo lo sviluppo, come  beneficio per la società.

Perché il loro sviluppo, sia che si tratti del TAV, sia delle turbine eoliche sulla montagna Pantocratoras di Corfù, calpesta la vita dei residenti e della natura. L’unico ad avere beneficio é sempre il capitale.

Perché questo tipo di opere si fa a favore dei grandi appaltatori, che in Italia succede  essere la mafia, e in Grecia le grande ditte che prendono sempre i lavori pubblici e controllano i media.

Perché i media hanno lo stesso ruolo dappertutto, quel ruolo che é sempre a favore di ogni padrone. Calunniano e distorcono ogni lotta sociale. Dividono i manifestanti in “buoni” e “cattivi”. Cercano di volgere l’opinione pubblica contro  ogni movimento, e presentano come “unica verità”, quella di ogni appaltatore.

I media costruiscono “un muro di silenzio” intorno ad ogni focolaio di resistenza, cercando di conviverci che la crisi economica e il suo affrontarla é una questione nazionale. Noi rompiamo questo “muro di silenzio”, per dimostrare che sul saccheggio delle nostre vite non c’é nessuna dimensione nazionale, ma solo quella di classe.

Da Keratea fino a Kulon Progo, e da Lefkimi (Corfu) fino alla Val di Susa, lo stato e il capitale cambiano molti nomi ma hanno sempre lo stesso volto quello del denaro e della morte.

LO SVILUPPO NON É PER IL POPOLO, MA PER I MAFIOSI E I PADRONI.
Forza compagni/e! Impariamo dalla vostra lotta!

Iniziativa di Solidarietà a NO TAV–Corfù
Elea squat & Draka squat

 

apr 07 2012

Juan e Alessio – In merito a certa solidarietà

da informa-azione.info

 

In merito a certa solidarietà, pubblichiamo alcune riflessioni di Juan e Alessio, prigionieri anarchici attualmente incarcerati per l'operazione repressiva del 26 gennaio contro la resistenza No Tav

Risposta di Juan all'AUT AUT

Sento che è necessario scrivervi come AUT AUT, non voglio scrivere ipocrisie o menzogne.

Sono del parere che la solidarietà può essere accettata o meno e soprattutto deve avere un minimo di coerenza dal mio punto di vista.

Vedete, non sapete che io ho abitato a Zena per quasi quattro anni, fino al mio arresto, poco fa (sei mesi) per un furto e per gli scontri in valle.

Tutto questo per dirvi che la vostra linea politica, che ho avuto modo di conoscere abitando a Genova, mi è sembrata aberrante e contraria ai miei principi. Magari in questa occasione voi non volevate fare distinzioni fra “buoni” e “cattivi”, “innocenti”o “colpevoli” ma in altre occasioni le distinzioni le avete fatte e come! A volte pure con amici miei!

A me non piace una linea portata vanti così, mi sembra da politicanti, la detesto e non solo ci lotto contro.

Non starò a fare nessun elenco, voi sapete e lo sanno pure i miei amici e compagni, questo è sufficiente. Voglio dirvi semplicemente e senza ipocrisia che voi non siete compagni miei.

I compagni secondo il mio modesto parere si scelgono a vicenda!
La solidarietà è una pratica che va accettata se c’è complicità e sincerità, e questo non mi sembra proprio il caso. Non  voglio aprire un dibattito con voi semplicemente  pretendo che non mi nominiate neanche, sotto nessun aspetto. Attentamente.

 

Juan



Lettera dell'Aut Aut

Ciao Juan,

questa lettera ti arriva da Genova dalle compagne e dai compagni tutti.

Sentiamo che è necessario scriverti, per dirti che sentiamo che è necessario scriverti per dirti che ciò che sta succedendo a te  e a tutti i compagni arrestati non fa che rafforzare ancora più la nostra determinazione nel portare avanti questa lotta, giusta e bella.

La repressione che  stiamo vivendo non fa che accrescere la consapevolezza di essere uniti e compatti, lo dimostrano le iniziative e i messaggi che rimbalzano da una parte all’altra d’Italia. Sappiamo che siete consci di non essere soli e vogliamo dirvelo anche con questa lettera.

Il movimento sta attraversando un momento sicuramente duro, allo stesso tempo formativo e aggregante: quello che stiamo facendo nelle piazze di tutta Italia lo stiamo facendo per voi, per noi stessi, per la Val Susa.

Continuiamo la nostra lotta compagni, molto presto tornerete con noi nelle strade delle città, sui sentieri, delle montagne, tutti assieme.

Un grande abbraccio da Genova.

AUT AUT 357

 


Risposta di Alessio in merito al comunicato di solidarietà di Ska e Officina

In merito al comunicato di solidarietà dello ska e di officina 99 ho da fare alcune precisazioni. Solo poche righe, molto facili da capire se lette con attenzione, non tornerò più su questo specifico argomento, a meno che non venga costretto da un altro ributtante comunicato come questo.

Le parole e soprattutto gli scritti hanno sempre un peso, è bene quindi, tenere conto quando si accenna ad altri individui, soprattutto quando gli stessi in questione sono in carcere.

Nel vostro comunicato mi tacciate come un compagno che si impegna contro questo sistema fascista, nelle lotte ambientali, contro la precarietà e nella difesa del territorio.

Vi ricordo che sono anarchico. Io non mi impegno nella lotta come se fosse un passatempo della domenica, quotidianamente io cerco angoli di attacco e gli utilizzo per colpire il sistema politico economico vigente. In quanto antiautoritario odio qualsiasi sistema di potere sia esso dittatoriale o democratico, fascista o comunista o liberale. Io combatto contro lo stato ed il capitale.

E’ proprio perché considero lo stato come il cane da guardia della proprietà dei padroni che mi sono scontrato ripetutamente con le sue truppe armate.

Non è certo per velleità ambientaliste che mi sono battuto contro l’apertura di nuove discariche o la costruzione della TAV. Semplicemente in quelle lotte ho apportato i miei metodi e le mie idee per contrastare il potere. E’ perché considero la solidarietà un’arma e so bene come usarla. In più vi permettete di accostare il mio agire alle lotte contro la precarietà.

Non c’è niente di più falso in tutto ciò.

Sono per la distruzione completa della proprietà, considero il ricatto del lavoro salariato, in qualunque forma si manifesti, come un cancro che ha reso gli individui esseri acquiescenti che si sono piegati per trenta e passa anni a qualunque porcata padronale.

Questo surrogato di vita in cui noi sfruttati quotidianamente annaspiamo, si basa sulla produzione di merce e servizi. E di tutto questo sono responsabili anche i lavoratori. Precari o a tempo indeterminato che siano.

Sulla difesa del territorio non equivocate.

Intervengo in situazioni di questo tipo perché sono consapevole che l’arroganza del potere si manifesta ovunque.

Ed è dappertutto quindi che la contrasto, che sia tra le mura di un carcere così come nelle strade. Dappertutto è necessario battersi per far si che il conflitto sociale avvampi sempre più, senza nessuna sorta di mediazione con le istituzioni.

Proprio prendendo in considerazione quest’ultima frase vi invito caldamente a non permettervi più, neanche lontanamente, a dichiararvi miei complici.

Sono complice di quegli individui che durante gli assalti contro il potere non dispongono di nessuna protezione se non la pratica delle proprie idee, il rispetto della parola data e la mancanza di calcoli politici, senza nessuna mediazione con lo stato e le sue istituzioni.

Concludo facendovi presente un’ultima cosa: quando dite di esprimere solidarietà militante nei confronti di tutti coloro che stanno facendo i conti con il braccio armato dello stato, avete in mente che in carcere esistono sezioni intere riempite di infami, pezzi di merda di varia natura e quei pochi fascisti al gabbio?

Riflettete bene su questo: in quanto anarchico sono per la distruzione totale di tutto il sistema carcerario. Non augurerei il carcere neanche ad un infame, mi guarderei però da accordargli la mia solidarietà.

Come dicevo in apertura di testo, le parole come gli scritti hanno un peso, conviene ponderarlo bene.

Alessio Del Sordo

mar 22 2012

Lettera di Luca Abbà dall’ospedale

da  notav.info

 

A poco più di tre settimane dai fatti accorsi in Clarea il lunedì 27 febbraio scorso, mi sembra opportuno comunicare a tutti gli amici e compagni che mi sono vicini alcune notizie più precise sul mio stato di salute.

Come già si sa da qualche giorno sono fuori pericolo di vita, ma seppur la situazione vada migliorando le mie condizioni risultano ancora abbastanza serie.
Le ferite maggiori che mi trovo a dover guarire sono la conseguenza delle ustioni provocate dal folgoramento da corrente elettrica, i danni da caduta sono ormai in via di miglioramento definitivo.
Nei prossimi giorni subirò ulteriori interventi di chirurgia plastica per sistemare le aree del corpo ancora soggette a ustioni.

Mi trovo tuttora ad essere inchiodato a letto e non auto sufficiente nei movimenti degli arti e quindi dipendente da infermieri e familiari per le mansioni quotidiane.

Desidero comunque ringraziare tutti coloro che finora mi sono stati vicini e che mi hanno fatto sentire la loro presenza e solidarietà.

Chiedo a tutti ancora un po’ di pazienza (il primo ad averne dovrò essere io), per potervi riabbracciare e salutare in piena forma.
Un ringraziamento particolare va ai miei familiari e alla mia compagna Emanuela che hanno dovuto superare un momento non facile, anche per questo chiedo a tutti di allentare la pressione nei suoi confronti visto che si trova già a gestire molteplici ruoli di questa vicenda.
Sarà mia cura contattarvi personalmente nel momento in cui le cose si fossero messe al meglio per potervi incontrare e abbracciare con più calma.

In questo momento sono giustamente sottoposto alle severe disposizioni dei “reparti speciali” del CTO di Torino e quindi con forti limitazioni alle visite, riservate a parenti ed amici stretti.

Chiedo che questo scritto possa girare tra tutte le varie situazioni che hanno seguito l’evolversi della mia vicenda sperando però che non diventi oggetto di speculazione giornalistica. Sono ben contento di ricevere notizie e contatti vostri ma non garantisco di rispondere a tutti entro breve.

L’indirizzo cui scrivere è: Frazione Cels Ruinas 27 – 10050 Exilles (TO)

Da un letto di ospedale, 21.03.2012

Forza e gioia a tutti.                  

Luca Abbà

 

mar 18 2012

No Tav. Barricata sull’autostrada

da anarresinfo.noblogs.org

 

 

Bussoleno, 17 marzo. L’appuntamento è in piazza del mercato intorno alle 16. Sin dall’assemblea di lunedì la scelta era chiara: continuare a mettere i bastoni tra le ruote alle truppe di occupazione. Gettare sabbia di un ben oliato meccanismo, che ha fatto dell’autostrada la strada maestra per uomini e mezzi.
Un’azione veloce, veloce. Si salta sulla A32 poco prima dello svincolo di Chianocco: legna e quel che c’è a fare la barricata. Poi si va.
Per un’ora l’autostrada viene chiusa in direzione ovest e per quasi due resta bloccata verso est.
Nonostante il mostruoso apparato militare che controlla questo lembo di Piemonte occidentale, i No Tav, anche oggi, hanno gettato una manciata di sabbia nell’ingranaggio.
Uscire dal catino della Clarea, dalla trappola allestita dallo Stato, per rendere invisibile la militarizzazione e la resistenza dei No Tav, dimostra di essere la leva più efficace, per mettere in difficoltà un avversario che pesta, gasa, picchia, umilia e poi intesse elegie alla non violenza.
La lotta popolare sta trovando il proprio ritmo, con azioni facili, cui possono partecipare tutti.
Giorno dopo giorno si moltiplicano le iniziative.

Domani mattina – ore 9 – appuntamento a Susa per una giornata di informazione, condivisione, autogestione del territorio, riappropriazione di spazi.
Nel pomeriggio appuntamento per famiglie: giro in Clarea, dove nuovi cancelli e barriere rendono tangibile l’occupazione e la devastazione del territorio.

Passo dopo passo sino all’11 aprile, quando lo Stato, che il 27 febbraio ha già preso con la forza i terreni intorno alla baita, spedirà i suoi funzionari per rendere legale l’occupazione “temporanea”. I proprietari, scortati dalla polizia, potranno entrare solo uno alla volta. Così l’occupazione di fatto diverrà de iure e i lavori potranno cominciare davvero.
Per quella settimana il movimento No Tav sta preparando numerose iniziative di lotta e farà appello perché ovunque in Italia ci si metta di traverso.
Se lo Stato crede di poter ridurre le ragioni dei No Tav ad una questione di ordine pubblico, occorre scompaginare le carte e moltiplicare le resistenze.
Lo Stato occupa la Maddalena, i No Tav occupano dappertutto.

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