NO TAV – doppio blitz della sbirraglia: 19 misure cautelari in tutto
Fonte: notav.info
Tratto da cordatesa.noblogs.org
Pubblichiamo una riflessione di Zeno, sulla sua esperienza in carcere per la questione TAV. Ora, dopo 4 mesi di arresti domiciliari, è finalmente libero. Ha appena compiuto 20 anni.
Alle 6 del mattino del 26 gennaio 2012 sono stato arrestato e condotto nel carcere Due Palazzi dalla Digos di Padova su ordine del procuratore capo di Torino, Giancarlo Caselli, che conduce l’inchiesta sui fatti del 3 luglio 2011 a Chiomonte (val di Susa), quando migliaia di persone assediarono il cantiere della TAV per difendere il loro territorio dalla devastazione ambientale e il paese intero da un gigantesco spreco di denaro pubblico. Dopo due giorni insieme agli altri detenuti, sono stato spostato nella sezione di isolamento. Il 9 febbraio il Tribunale del Riesame mi ha concesso gli arresti domiciliari, in cui mi trovo tuttora, da ormai quattro mesi.
Il 26 gennaio, sei mesi dopo le imponenti manifestazioni in Valsusa, un’operazione della Procura di Torino ha portato a perquisizioni in tutta Italia e all’arresto di 26 compagni/e, di cui tre si trovano ancora in carcere.
Fra gli scopi dell’inchiesta, il tentativo di dividere ed intimorire il movimento No Tav e chiunque si opponga alle imposizioni dettate dall’alto. Proprio in questi giorni è cominciato il processo, nel tribunale di Torino, contro i 46 No Tav inquisiti.
Uno di questi, Maurizio Ferrari, trasferito il 16 giugno dal carcere di Milano a quello di Cuneo, sta subendo un pesante accanimento: isolamento (nessun contatto con gli altri detenuti, in cella e all’aria da solo), blocco della posta, nessuna possibilità di ricevere libri o altro materiale, vessazioni continue.
Di fronte a questa situazione è importante dare una risposta concreta: per questo indiciamo un presidio di solidarietà con Maurizio e con tutte le prigioniere e i prigionieri che quotidianamente subiscono l’oppressione del carcere.
SABATO 14 LUGLIO, ORE 16
PRESIDIO FUORI DALLE MURA DEL CARCERE CERIALDO DI CUNEO, VIA RONCATA.
Ora e sempre No Tav
Solidarietà a tutti e tutte i No Tav inquisiti
Maurizio, Juan, Alessio liberi subito!
Contro il carcere e la società che lo crea!
Tutte e tutti liberi!
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Maurizio Ferrari, resistente No Tav prigioniero dal 26 gennaio è stato trasferito dal 16 giugno nel carcere di Cuneo, dove viene sottoposto a regime di isolamento duro, blocco della posta in entrata e in uscita, mancata consegna di libri e letture che gli vengono spediti, aria da solo in un cortiletto di cemento. Sperano di piegarlo con questa totale privazione di relazioni umane, ma sappiamo che il compagno sta resistendo a testa alta.
Invitiamo tutte e tutti i solidali a inviare telegrammi e lettere per rompere l'isolamento a cui è sottoposto Maurizio, per fare pressione sui suoi aguzzini e sulla direzione del carcere di Cuneo.
Maurizio Ferrari
C.C. via Roncata 75 12100 Cuneo
Esattamente ad un anno dal suo assassinio, il 6 dicembre 2009, a pochi passi dal luogo dove fu ucciso, un corteo spontaneo veniva caricato ripetutamente dai reparti motorizzati antisommossa, i delta corps, finanziati dall’unione europea e addestrati da istruttori italiani. Quella sera la carica degli sbirri in motocicletta penetrò a fondo nel corteo riuscendo a disperdere la maggior parte dei compagni che ripiegò nel politecnico occupato, poco distante. Chi non riuscì a rientrare nel politecnico finì accerchiato nelle cariche e nei rastrellamenti dei delta. Nonostante sia stato arrestato quel giorno assieme ad altri 4 compagni italiani e a una decina tra compagni greci e ragazzi albanesi (tra cui 2 minorenni), mi sono divertito un mondo. Purtroppo non capita tutti i giorni di sbalzare sbirri dalle moto e aiutarli ad atterrare sul muso. Per quei fatti la corte di primo grado ci ha comminato condanne tra i 5 e i 6 anni di carcerazione. Il 28 giugno si terrà il processo d’appello che certamente vedrà comminarci condanne analoghe. Una storia di ordinaria repressione che va ad aggiungersi a tante altre che negli anni hanno colpito e continuano a colpire i compagni un po’ ovunque nel mondo. Come non pensare qui in Italia alle maxi operazioni mediatiche dei r.o.s., ultima in ordine cronologico l’inchiesta “ardire” , alle condanne per gli scontri di piazza a Roma il 15 ottobre, passando per le condanne che il 13 luglio potrebbero diventare definitive per il G8 di Genova nel 2001 o al processo per gli scontri in Valsusa della scorsa estate che inizierà a breve? La commedia statale è sempre la stessa. Le elevate condanne servono, negli intenti della magistratura, da monito ,in parte per punire il nemico interno che si ostina a turbare la pace sociale dei ricchi, in parte per scoraggiare gli indecisi, i meno consapevoli che l’ordine statale può essere spazzato via. Terrorizzare per continuare a governare non è solo un paradigma di macchiavellica memoria ma il modus operandi del potere. E quanto più terrore verrà sparso, quanta più insicurezza verrà instillata nel nostro quotidiano tanto più a lungo questo stato di cose perdurerà. (scusate l’italiano forbito sto leggendo molto al gabbio). Ma chi ha paura di chi? Chi difende la proprietà padronale conosce bene il potenziale insito nell’intensificarsi del conflitto sociale. Scontrarsi con le truppe statali ,praticare il sabotaggio dei flussi commerciali ed energetici che mantengono questa società, agire direttamente contro gli uomini e le strutture del potere sono pratiche che da sempre fanno parte del bagaglio teorico e pratico degli sfruttati in ogni dove. E come spesso diciamo se queste pratiche dovessero generalizzarsi difficilmente potrebbero essere riassorbite. Nel frattempo però è di basilare importanza che le pratiche di azione diretta aumentino in quantità, qualità ed intensità. Questo è il minimo che possiamo fare per i nostri compagni sequestrati, per ora, nelle gabbie di stato. E’ superfluo dire che per quanti anni di carcere possano affibbiarci, per quanti di noi potranno arrestare, continueremo a chinare la testa solo per prenderli a craniate. Approfitto di queste righe per mandare la mia solidarietà e la mia complicità a tutti i compagni perquisiti, indagati e incarcerati in questa ennesima ondata repressiva. Teniamo duro e battiamoci per il conflitto sociale permanente, per l’insurrezione, per l’anarchia.
http://www.informa-azione.info/lettera_di_alessio_dal_carcere_di_torino_sul_processo_in_grecia_a_suo_carico_quota_testa_bassaquot
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Da vent'anni, in Valsusa, la mobilitazione popolare si oppone alla devastazione ambientale e sociale del Tav,
contrastando gli interessi capitalistici che esso rappresenta e resistendo al pugno di ferro dello stato borghese.
Nel contesto della crisi del capitalismo e dell'attacco sempre più pesante e feroce dei padroni e dei loro governi
alle condizioni di vita dei lavoratori e delle masse, il movimento No Tav insegna che bisogna difendersi
prendendo nelle mani la lotta e portando avanti il conflitto di classe e popolare, fuori e contro le compatibilità
del sistema e la direzione dei burocrati riformisti e della sinistra borghese.
È proprio lo sviluppo e l'allargamento generale di tale tendenza, a cui i comunisti e le forze proletarie più
avanzate devono essere conseguenti, che permetterà l'evoluzione della difesa in attacco, cioè in mobilitazione
rivoluzionaria per l'abbattimento di un sistema sempre più oppressivo e barbaro.
Per critiche e commenti: collettivo.tazebao@gmail.com
Dalla lotta al Tav alla lotta contro il capitalismo [formato pdf]
da informa-azione.info
NOVITÀ DALLA LANTERNA
Periodo di intensa attività quello della Questura e dei Carabinieri di Genova; il procuratore Scolastico, insediatosi l'altr'anno, ha dato un'accelerata a tutti i procedimenti giudiziari in corso, occupandosi esclusivamente di lotte e movimenti. I numerosi momenti di conflitto che si sono evoluti a Genova negli ultimi due anni, dalle lotte studentesche del 2009, passando per gli scioperi generali fino alle ultime mobilitazioni NOTAV, evidentemente non sono andati giù alla solerte Questura genovese. Assai numerose quindi le denunce piovute dopo ogni uscita in strada che hanno colpito le diverse realtà. Da quanto si apprende dai giornali, i questurini non sembrano lesinare provvedimenti neanche per le ultime manifestazioni NO TAV a Genova, che hanno visto scorrere, dalla cacciata di Moretti alla festa PD fino ad oggi, partecipati cortei, blocchi stradali e ferroviari, presidi, iniziative e numerosi saluti sotto il carcere di Marassi dove era detenuto Gabri.
Nel mese di marzo sono state quindi emesse un totale di 6 misure cautelari e 2 avvisi orali. Alcune riguardo agli scontri tra operai e forze dell'ordine sotto la prefettura il 24 maggio scorso: a tre persone è stato applicato l'obbligo di firma due volte al giorno in questura e con divieto di partecipazione a cortei, presidi e manifestazioni politiche. In virtù di ciò, saranno obbligati a firmare durante queste occasioni. Ecco così che il DASPO esce fuori dalle curve degli stadi e approda in contesti di piazza e di lotta sotto le vesti di un provvedimento giudiziario della stessa natura, concretizzando così la volontà degli organi istituzionali e polizieschi di estendere la strategia repressiva testata sugli ultras. Inoltre dal 5 di marzo, in seguito a una situazione di strada determinata da una pattuglia di carabinieri e alpini che stavano effettuando un controllo nei vicoli, tre persone sono state sottoposte ad obbligo di dimora a Genova con divieto di allontanamento notturno da casa dalle 19.30 alle 7.30. Ad una di queste la misura è stata ridotta a tre firme settimanali, e agli altri due dopo venti giorni è stato notificato anche l'avviso orale. Così, tanto per far comprendere quanto vale la posta in gioco.
Mandiamo un saluto affettuoso a tutti i compagni inguaiati con la legge, ai NOTAV ancora prigionieri e sottoposti a misure cautelari e ai ribelli di ogni sorta e di ogni luogo, rilanciando un “AVANTI TUTTA!”
da it.contrainfo.espiv.net
Ieri sera, 10-4/2012, un’iniziativa dei compagni dei centri sociali di Corfù abbiamo fatto un presidio in piazza Georgaki con una proiezione di controinformazione, testi e un striscione. Μa perché ci interessa il movimento NO TAV? In Italia la somiglianza con la realtà greca é chiara.
In Grecia (Papademos), come in Italia (Monti), i premier sono banchieri nominati. In tutti e due i paesi, ci danno “da mangiare” le stesse bugie riguardo lo sviluppo, come beneficio per la società.
Perché il loro sviluppo, sia che si tratti del TAV, sia delle turbine eoliche sulla montagna Pantocratoras di Corfù, calpesta la vita dei residenti e della natura. L’unico ad avere beneficio é sempre il capitale.
Perché questo tipo di opere si fa a favore dei grandi appaltatori, che in Italia succede essere la mafia, e in Grecia le grande ditte che prendono sempre i lavori pubblici e controllano i media.
Perché i media hanno lo stesso ruolo dappertutto, quel ruolo che é sempre a favore di ogni padrone. Calunniano e distorcono ogni lotta sociale. Dividono i manifestanti in “buoni” e “cattivi”. Cercano di volgere l’opinione pubblica contro ogni movimento, e presentano come “unica verità”, quella di ogni appaltatore.
I media costruiscono “un muro di silenzio” intorno ad ogni focolaio di resistenza, cercando di conviverci che la crisi economica e il suo affrontarla é una questione nazionale. Noi rompiamo questo “muro di silenzio”, per dimostrare che sul saccheggio delle nostre vite non c’é nessuna dimensione nazionale, ma solo quella di classe.
Da Keratea fino a Kulon Progo, e da Lefkimi (Corfu) fino alla Val di Susa, lo stato e il capitale cambiano molti nomi ma hanno sempre lo stesso volto quello del denaro e della morte.
LO SVILUPPO NON É PER IL POPOLO, MA PER I MAFIOSI E I PADRONI.
Forza compagni/e! Impariamo dalla vostra lotta!
Iniziativa di Solidarietà a NO TAV–Corfù
Elea squat & Draka squat
da informa-azione.info
In merito a certa solidarietà, pubblichiamo alcune riflessioni di Juan e Alessio, prigionieri anarchici attualmente incarcerati per l'operazione repressiva del 26 gennaio contro la resistenza No Tav
Risposta di Juan all'AUT AUT
Sento che è necessario scrivervi come AUT AUT, non voglio scrivere ipocrisie o menzogne.
Sono del parere che la solidarietà può essere accettata o meno e soprattutto deve avere un minimo di coerenza dal mio punto di vista.
Vedete, non sapete che io ho abitato a Zena per quasi quattro anni, fino al mio arresto, poco fa (sei mesi) per un furto e per gli scontri in valle.
Tutto questo per dirvi che la vostra linea politica, che ho avuto modo di conoscere abitando a Genova, mi è sembrata aberrante e contraria ai miei principi. Magari in questa occasione voi non volevate fare distinzioni fra “buoni” e “cattivi”, “innocenti”o “colpevoli” ma in altre occasioni le distinzioni le avete fatte e come! A volte pure con amici miei!
A me non piace una linea portata vanti così, mi sembra da politicanti, la detesto e non solo ci lotto contro.
Non starò a fare nessun elenco, voi sapete e lo sanno pure i miei amici e compagni, questo è sufficiente. Voglio dirvi semplicemente e senza ipocrisia che voi non siete compagni miei.
I compagni secondo il mio modesto parere si scelgono a vicenda!
La solidarietà è una pratica che va accettata se c’è complicità e sincerità, e questo non mi sembra proprio il caso. Non voglio aprire un dibattito con voi semplicemente pretendo che non mi nominiate neanche, sotto nessun aspetto. Attentamente.
Lettera dell'Aut Aut
Ciao Juan,
questa lettera ti arriva da Genova dalle compagne e dai compagni tutti.
Sentiamo che è necessario scriverti, per dirti che sentiamo che è necessario scriverti per dirti che ciò che sta succedendo a te e a tutti i compagni arrestati non fa che rafforzare ancora più la nostra determinazione nel portare avanti questa lotta, giusta e bella.
La repressione che stiamo vivendo non fa che accrescere la consapevolezza di essere uniti e compatti, lo dimostrano le iniziative e i messaggi che rimbalzano da una parte all’altra d’Italia. Sappiamo che siete consci di non essere soli e vogliamo dirvelo anche con questa lettera.
Il movimento sta attraversando un momento sicuramente duro, allo stesso tempo formativo e aggregante: quello che stiamo facendo nelle piazze di tutta Italia lo stiamo facendo per voi, per noi stessi, per la Val Susa.
Continuiamo la nostra lotta compagni, molto presto tornerete con noi nelle strade delle città, sui sentieri, delle montagne, tutti assieme.
Un grande abbraccio da Genova.
AUT AUT 357
Risposta di Alessio in merito al comunicato di solidarietà di Ska e Officina
In merito al comunicato di solidarietà dello ska e di officina 99 ho da fare alcune precisazioni. Solo poche righe, molto facili da capire se lette con attenzione, non tornerò più su questo specifico argomento, a meno che non venga costretto da un altro ributtante comunicato come questo.
Le parole e soprattutto gli scritti hanno sempre un peso, è bene quindi, tenere conto quando si accenna ad altri individui, soprattutto quando gli stessi in questione sono in carcere.
Nel vostro comunicato mi tacciate come un compagno che si impegna contro questo sistema fascista, nelle lotte ambientali, contro la precarietà e nella difesa del territorio.
Vi ricordo che sono anarchico. Io non mi impegno nella lotta come se fosse un passatempo della domenica, quotidianamente io cerco angoli di attacco e gli utilizzo per colpire il sistema politico economico vigente. In quanto antiautoritario odio qualsiasi sistema di potere sia esso dittatoriale o democratico, fascista o comunista o liberale. Io combatto contro lo stato ed il capitale.
E’ proprio perché considero lo stato come il cane da guardia della proprietà dei padroni che mi sono scontrato ripetutamente con le sue truppe armate.
Non è certo per velleità ambientaliste che mi sono battuto contro l’apertura di nuove discariche o la costruzione della TAV. Semplicemente in quelle lotte ho apportato i miei metodi e le mie idee per contrastare il potere. E’ perché considero la solidarietà un’arma e so bene come usarla. In più vi permettete di accostare il mio agire alle lotte contro la precarietà.
Non c’è niente di più falso in tutto ciò.
Sono per la distruzione completa della proprietà, considero il ricatto del lavoro salariato, in qualunque forma si manifesti, come un cancro che ha reso gli individui esseri acquiescenti che si sono piegati per trenta e passa anni a qualunque porcata padronale.
Questo surrogato di vita in cui noi sfruttati quotidianamente annaspiamo, si basa sulla produzione di merce e servizi. E di tutto questo sono responsabili anche i lavoratori. Precari o a tempo indeterminato che siano.
Sulla difesa del territorio non equivocate.
Intervengo in situazioni di questo tipo perché sono consapevole che l’arroganza del potere si manifesta ovunque.
Ed è dappertutto quindi che la contrasto, che sia tra le mura di un carcere così come nelle strade. Dappertutto è necessario battersi per far si che il conflitto sociale avvampi sempre più, senza nessuna sorta di mediazione con le istituzioni.
Proprio prendendo in considerazione quest’ultima frase vi invito caldamente a non permettervi più, neanche lontanamente, a dichiararvi miei complici.
Sono complice di quegli individui che durante gli assalti contro il potere non dispongono di nessuna protezione se non la pratica delle proprie idee, il rispetto della parola data e la mancanza di calcoli politici, senza nessuna mediazione con lo stato e le sue istituzioni.
Concludo facendovi presente un’ultima cosa: quando dite di esprimere solidarietà militante nei confronti di tutti coloro che stanno facendo i conti con il braccio armato dello stato, avete in mente che in carcere esistono sezioni intere riempite di infami, pezzi di merda di varia natura e quei pochi fascisti al gabbio?
Riflettete bene su questo: in quanto anarchico sono per la distruzione totale di tutto il sistema carcerario. Non augurerei il carcere neanche ad un infame, mi guarderei però da accordargli la mia solidarietà.
Come dicevo in apertura di testo, le parole come gli scritti hanno un peso, conviene ponderarlo bene.
Alessio Del Sordo
da notav.info
A poco più di tre settimane dai fatti accorsi in Clarea il lunedì 27 febbraio scorso, mi sembra opportuno comunicare a tutti gli amici e compagni che mi sono vicini alcune notizie più precise sul mio stato di salute.
Come già si sa da qualche giorno sono fuori pericolo di vita, ma seppur la situazione vada migliorando le mie condizioni risultano ancora abbastanza serie.
Le ferite maggiori che mi trovo a dover guarire sono la conseguenza delle ustioni provocate dal folgoramento da corrente elettrica, i danni da caduta sono ormai in via di miglioramento definitivo.
Nei prossimi giorni subirò ulteriori interventi di chirurgia plastica per sistemare le aree del corpo ancora soggette a ustioni.
Mi trovo tuttora ad essere inchiodato a letto e non auto sufficiente nei movimenti degli arti e quindi dipendente da infermieri e familiari per le mansioni quotidiane.
Desidero comunque ringraziare tutti coloro che finora mi sono stati vicini e che mi hanno fatto sentire la loro presenza e solidarietà.
Chiedo a tutti ancora un po’ di pazienza (il primo ad averne dovrò essere io), per potervi riabbracciare e salutare in piena forma.
Un ringraziamento particolare va ai miei familiari e alla mia compagna Emanuela che hanno dovuto superare un momento non facile, anche per questo chiedo a tutti di allentare la pressione nei suoi confronti visto che si trova già a gestire molteplici ruoli di questa vicenda.
Sarà mia cura contattarvi personalmente nel momento in cui le cose si fossero messe al meglio per potervi incontrare e abbracciare con più calma.
In questo momento sono giustamente sottoposto alle severe disposizioni dei “reparti speciali” del CTO di Torino e quindi con forti limitazioni alle visite, riservate a parenti ed amici stretti.
Chiedo che questo scritto possa girare tra tutte le varie situazioni che hanno seguito l’evolversi della mia vicenda sperando però che non diventi oggetto di speculazione giornalistica. Sono ben contento di ricevere notizie e contatti vostri ma non garantisco di rispondere a tutti entro breve.
L’indirizzo cui scrivere è: Frazione Cels Ruinas 27 – 10050 Exilles (TO)
Da un letto di ospedale, 21.03.2012
Forza e gioia a tutti.
Luca Abbà
da anarresinfo.noblogs.org
Bussoleno, 17 marzo. L’appuntamento è in piazza del mercato intorno alle 16. Sin dall’assemblea di lunedì la scelta era chiara: continuare a mettere i bastoni tra le ruote alle truppe di occupazione. Gettare sabbia di un ben oliato meccanismo, che ha fatto dell’autostrada la strada maestra per uomini e mezzi.
Un’azione veloce, veloce. Si salta sulla A32 poco prima dello svincolo di Chianocco: legna e quel che c’è a fare la barricata. Poi si va.
Per un’ora l’autostrada viene chiusa in direzione ovest e per quasi due resta bloccata verso est.
Nonostante il mostruoso apparato militare che controlla questo lembo di Piemonte occidentale, i No Tav, anche oggi, hanno gettato una manciata di sabbia nell’ingranaggio.
Uscire dal catino della Clarea, dalla trappola allestita dallo Stato, per rendere invisibile la militarizzazione e la resistenza dei No Tav, dimostra di essere la leva più efficace, per mettere in difficoltà un avversario che pesta, gasa, picchia, umilia e poi intesse elegie alla non violenza.
La lotta popolare sta trovando il proprio ritmo, con azioni facili, cui possono partecipare tutti.
Giorno dopo giorno si moltiplicano le iniziative.
Domani mattina – ore 9 – appuntamento a Susa per una giornata di informazione, condivisione, autogestione del territorio, riappropriazione di spazi.
Nel pomeriggio appuntamento per famiglie: giro in Clarea, dove nuovi cancelli e barriere rendono tangibile l’occupazione e la devastazione del territorio.
Passo dopo passo sino all’11 aprile, quando lo Stato, che il 27 febbraio ha già preso con la forza i terreni intorno alla baita, spedirà i suoi funzionari per rendere legale l’occupazione “temporanea”. I proprietari, scortati dalla polizia, potranno entrare solo uno alla volta. Così l’occupazione di fatto diverrà de iure e i lavori potranno cominciare davvero.
Per quella settimana il movimento No Tav sta preparando numerose iniziative di lotta e farà appello perché ovunque in Italia ci si metta di traverso.
Se lo Stato crede di poter ridurre le ragioni dei No Tav ad una questione di ordine pubblico, occorre scompaginare le carte e moltiplicare le resistenze.
Lo Stato occupa la Maddalena, i No Tav occupano dappertutto.
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