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dic 20 2012

Grecia: Comunicato dei compagni Dimitris Politis e Giannis Michailidis

da Radioazione.noblogs.org

 

Di seguito viene riportato il testo dei due compagni che hanno fatto perdere le loro tracce alla giustizia greca, Dimitris Politis e Giannis Michailidis.

 

Parliamo in occasione del processo contro l’organizzazione rivoluzionaria Cospirazione delle Cellule di Fuoco, perché ci capita di essere ricercati per questo caso.

No, non stiamo facendo alcun appello ai rappresentanti giudiziari del Potere. Non ha senso di indirizzarci ai nostri nemici. Facciamo appello ai nostri compagni, nel senso stretto e più ampio del termine. Cerchiamo di incontrarci con ogni scintilla ribelle nelle anime delle persone che si sentono, proprio come ci sentiamo noi, annegati nei contratti imposti dal sistema.

Vogliamo chiarire in primo luogo che non siamo membri dell’O.R. Cospirazione delle Cellule di Fuoco, non per rinunciare a nessuna delle nostre responsabilità legali, ma per evitare l’identificazione del nostro discorso politico con il discorso dell’organizzazione, dato che manteniamo i nostri disaccordi. Naturalmente, restiamo impenitenti sulla la nostra scelta di sostenere e di fatto essere sostenuti dai compagni della CCF, e la nostra scelta di partecipare attivamente alla lotta anarchica.

In ogni caso, siamo nemici della loro giustizia, ed è solo ragionevole che dobbiamo essere trattati come tali.

Come anarchici, siamo ostili al sistema giudiziario e allo Stato nella sua interezza. Quindi, ogni accusa contro di noi è anche un titolo d’onore. Naturalmente, eravamo clandestini ancora prima che lo Stato ci ha dichiarati come tali, siccome avevamo messo in dubbio ed avevamo respinto la validità delle sue leggi molto tempo fa, rompendo con esso apertamente e segretamente. Abbiamo scelto di non rispondere al dilemma della “legalità o clandestinità”. Dopo tutto, l’azione rivoluzionaria non può essere definita come un atto autorizzato dalla legge. Se la legge riuscirebbe ad assimilarlo, perderebbe il suo vero significato.

Naturalmente, l’azione del rifiuto di consegnarsi non è solo una scelta parziale di rifiuto e di disprezzo per il sistema giudiziario e le sue marionette. Si tratta di una presa di posizione contro le decine dei -piccoli e grandi- colpi di stato, che il Potere infligge sulle nostre vite; dall’estorsione del lavoro salariato e dal essere intrappolati sia fisicamente che psicologicamente nei tentacoli della dittatura economica, alla repressione violenta tramite le armi da fuoco e i manganelli dei sbirri, e la proiezione virtuale di noi stessi come una pallida imitazione di ruoli, identità e prototipi visti sugli schermi di tutto il mondo tecnologico. La dittatura economica, basata sulle armi e il traffico della droga, si nutre del sangue proveniente dalle stragi umane che essa provoca, e organizza il mondo industrializzato saccheggiando la terra, torturando tutti gli esseri viventi che sono utili ai suoi scopi e uccidendo tutto ciò che non è in grado di adattarsi al suo sviluppo feroce.

La vita e l’esistenza di una persona libera, di un anarchico, non può essere determinata dai libri del diritto, dalle panchine giudiziarie o dai sapientoni autoritari. Questo è il linguaggio della sconfitta, della riconciliazione e della resa incondizionata; è come depositare la propria esistenza nel tritacarne e stare in attesa del arrivo di una sentenza. Terrorista colpevole o cittadino innocente. Tale punto di vista include l’accettazione di identità che il potere ci impone per dividerci e frammentarci, allo stesso modo, come fa con tutti i suoi nemici all’interno del mondo capitalista. Innocente o colpevole, legale o clandestino, pacifista o violento… Questo è il motivo per cui il meccanismo repressivo offre incarcerazioni in attesa di giudizio e pene detentive a priori, secondo la posizione politica dell’accusato e non in base alle prove ottenute. L’unico dilemma che riconosciamo è chiaro: con i ribelli in tutte le parti, con i nemici dell’esistente, o con coloro che creano e sostengono l’esistente…

In questo modo, avevamo già deciso da prima che se i meccanismi repressivi ci avessero messo nel loro mirino avremmo difeso la nostra libertà come una causa personale. Perché quando la libertà viene contrattata in un’aula di tribunale in cambio di un po’ di rinuncia o di una leggera riaffermazione della propria convinzione politica, non è più libertà. Si tratta di sottomissione. Se non fossimo riusciti a rimanere liberi (assediati), sicuramente in questo momento avremmo avuto il modo di disprezzare i giudici e i loro rituali profani coperti di sangue, di essere al fianco dei nostri compagni che già sputano sui loro volti, sia attraverso la loro assenza o lottando per dimostrare le contraddizioni del sistema giudiziario.

Dichiariamo perciò che uno dei motivi per sottrarsi dalla giustizia è puramente la nostra dignità individuale. Un altro motivo è quello di continuare la lotta anarchica con tutti i mezzi e in tutte le sue forme. Perché, se avessimo abbandonato la lotta in questa condizione difficile, sarebbe stato come se non fossimo mai stati impegnati in essa. La nostra linea difensiva in qualsiasi tribunale sarà solo la difesa dell’azione anarchica, e in questo caso la difesa della violenza rivoluzionaria, in generale, e la sua forma di guerriglia, in particolare, che viene attaccata dai terroristi-giudici.

Questa lotta viene effettuata in primo luogo e soprattutto a livello delle coscienze e successivamente ad un livello “militare”. Questo non vuol dire la rinuncia dell’azione violenta, dal momento in cui aspettare passivamente i nostri tiranni sicuramente non promulga la coscienza. Abbiamo scelto invece la promulgazione dell’azione con tutti i mezzi e in ogni modo.

Nel mondo della violenza universale in cui viviamo, qualunque atteggiamento di vita che nella sua totalità non è violento, ovviamente, diventa impraticabile. Il capitalismo è la guerra di tutti contro tutti; è l’applicazione del motto “la tua morte è la mia vita”;  dalla concorrenza della schiavitù salariale fino alle guerre transnazionali. Pertanto, anche la sua accettazione passiva implica il supporto per un sistema totalmente brutale, visto che permette di sopravvivere se solo si lavora e si consuma nel suo quadro. Di conseguenza, la questione posta è come trasformare le nostre esistenze contro la macchina; di espandere la violenza, non ancora indiscriminatamente o pateticamente contro tutti noi compresi, ma in particolare contro gli amministratori e i difensori di questo sistema, contro tutte le piccole e grandi autorità, a cominciare dai grandi capitalisti che hanno maggior beneficio dallo sfruttamento, attraverso i curatori dello Stato che gestiscono la politica, e, infine, ”all’ultimo dente della macchina”, gli sbirri, i mercenari armati dello Stato.

Nella condizione di debolezza in cui ci troviamo contro lo Stato, i colpi più gravi al livello di violenza sono più facili da raggiungere attraverso la guerriglia. Le strutture della guerriglia nella fase in cui ci troviamo sono invitati a contribuire sia alla diffusione delle nostre idee con la creazione di azioni impressionanti e alla creazione di un timore rivale alla repressione. Ogni conquista di terreno ad una manifestazione, ad esempio, è naturalmente più fertile, visto che rende la pratica rivoluzionaria violenta direttamente appropriabile da molte persone, ma per il momento precisamente a causa della debolezza, l’azione sulla strada ha la scelta di rispettare alcuni accordi o altrimenti di essere soppressa, per questo i mezzi della violenza che scelgono i manifestanti sono di solito non corrispondenti a quelli della repressione. Quanto più ci moltiplichiamo e ci organizziamo più potenti diventeremo anche al livello della strada. E a questo punto è opportuno sottolineare che le strutture della guerriglia possono servire come modello di organizzazione militare nel presente per le battaglie frontali del futuro. Possono quindi contribuire al settore organizzativo come un progetto di esempio.

Per noi l’azione di guerriglia nel suo complesso non funziona in nessun modo in conflittualità con la nostra presenza sulla strada e nelle procedure aperte, invece può e deve essere complementare (competitive possono che essere solo scelte parziali sbagliate derivanti dalla mancanza di rispetto l’uno dall’altro nella loro lotta). Questa è un’impressione che cerca di ispirare lo stato per dividerci. Il suo metodo è la generalizzazione della repressione dopo ogni azione dinamica. Questo genera questa reazione psicologica alle persone che subiscono la depressione interiorizzandola. Perché siamo consapevolmente in grado di vedere che a lungo termine ogni azione violenta agisce come una conquista per noi, in quanto crea un terrore al nemico. Al contrario, la recessione dell’azione aumenta in modo gigantesco la repressione fino a quando non ha più senso perché abbia portato alla necrosi tutto (ad esempio nei paesi europei che non c’è più una violente azione rivoluzionaria è consueto ai sbirri di arrestare tutti dopo la fine di manifestazioni rudimentali senza obiezioni, una cosa che l’eredità dei continui conflitti in corso in Grecia abbia reso impensabile). Dal momento che si sceglie di resistere allo Stato la repressione è certa e naturalmente la soluzione non è di smettere di agire, ma di moltiplicare la propria lotta per vincere.

Un argomentazione che attende le “condizioni oggettive di maturare”, nella realtà, è un’argomentazione in attesa della condizione che lo Stato avrà già vinto. Nemmeno l’azione violenta rivoluzionaria, né la guerriglia urbana è un’occasione per calunnia, al contrario l’inerzia è la causa dell’esilio delle nostre idee nell’abisso del sovraccarico di informazioni offerte dalla propaganda capitalista, dei prodotti pubblicitari. Se non siamo conflittuali e aggressivi, la democrazia borghese ci assimila e ci vende come un’altra merce sui scaffali delle librerie, nelle conferenze universitarie per consumatori intellettuali, o anche sulle magliette e le spillette da balia dei punk.

L ‘”altra via”, conduce attraverso l’abbandono alla sconfitta. Perché ci saranno sempre “sconfitte” nelle piccole battaglie quando si è in guerra, ma fermentano la continuazione e il rafforzamento finché ci si resta in piedi e decente. Dal momento che viviamo e respiriamo in questo mondo, siamo in grado di contribuire anche noi nel plasmare le sue condizioni. Si tratta di una guerra di logoramento, una fiamma che una manciata di persone può tenere accesa in attesa di rinfuocarsi, come ad esempio il lancio di pietre con le forze della repressione era l’attività di alcuni compagni fino ad essere diffusa al livello di massa di oggi. Se non ci fosse questa eredità, la strada sarebbe certamente molto diversa. L’unica lotta persa quindi è quella che non è stata data.

La scommessa è la radicalizzazione della lotta, sia nel contesto delle idee sia in termini di azione. La rivoluzione è una lotta costante dentro e fuori di noi stessi, un continuo sforzo di auto-sviluppo, nessuna idea statica non ha posto in una mente ribelle. Ogni valore ed ogni idea, si mettono in questione, per dare vita a quelle nuove che a loro volta si metteranno in questione di nuovo. Ma ogni processo mentale non avrebbe alcun significato se non avesse il suo riflesso nel nostro rapporto con il mondo reale. Se non porta ad un confronto più intenso con la struttura autoritaria. Questo che ci rende anarchici è la nostra ferma posizione di ostilità nei confronti dell’autorità. Una posizione che trova il suo significato attraverso il dubbio, visto che mentre ci impegniamo di mettere in dubbio questa idea, essa diventa più forte. Durante il nostro tentativo di costruire le comunità di solidarietà vediamo sempre più profondamente la peste autoritaria, e guardandola negli occhi definiamo noi stessi e le nostre relazioni. Perché l’anarchia non appartiene a un aldilà immaginario, è qui, nella lotta per la sua conquista nel presente. La fantasia della sua diffusione universale alimenta le nostre speranze, ma non le nostre illusioni. Nella storia umana, nulla è dato per scontato.

Questa è la nostra posizione in relazione al processo. Quando il processo giudiziario viene applicato ai nemici dichiarati dello Stato, assume un’altro carattere. Diventa campo di conflitto in cui lo Stato cerca di mantenere la sua immagine di onnipotenza, di fronte agli insorti che costantemente mettono in evidenza le contraddizioni di questo processo miserabile. Il rito dell’obbedienza viene profanato. Perciò, lo stato democratico moderno fa sì che questi processi hanno uno status speciale.

La solidarietà ha bisogno di brillare per ottenere l’attenzione che si addice a questo processo e abbattere le mura temporanee che ci separano dai nostri fratelli imprigionati che danno la loro battaglia all’interno dei cimiteri di anime in cui la democrazia li abbia sepolti.

Per questa ragione il vuoto di azione creato dall’arresto della Cospirazione richiede la creazione di nuove organizzazioni. Oggi è più che necessario di organizzarci e di agire su tutti i livelli. Oggi che il mondo si trova in crisi, che le singole gabbie della comodità crollano insieme ai benefici dello stato sociale, è l’occasione per ampliarci e non ridurci sotto la paura della repressione. La repressione si presenta come una conseguenza del rafforzamento dello Stato e dobbiamo reagire a tutti i livelli.

I due nostri posti vuoti in combinazione con i catturati che rimangono impenitenti, possano ricordare ai nostri persecutori che la repressione non ha vinto, la lotta continua e per ognuno che viene catturato, qualcun altro prenderà la pistola e continuerà, e questa pistola li mirerà per sempre. Finché tentano di oscurare il sole dell’anarchia, c’è sempre il rischio di ricevere una pioggia di proiettili.

 NON CI RITIRIAMO – NON CI CONSEGNAMO 

Siamo solidali con i nostri compagni della Cospirazione delle Cellule di Fuoco,

Il nostro compagno Theofilos Mavropoulos,

i rivoluzionari anarchici accusati per lo stesso caso

e tutti i prigionieri impenitenti della guerra rivoluzionaria.

ATTACCO CON OGNI MEZZO ALLA SOVRANITÀ DELLO STATO/CAPITALE 

Saluti ribelli a tutti coloro che lottano contro il sistema del potere.

NEMMENO UN MILIMETRO INDIETRO

7,62MM ALLE TESTE DEI NEMICI DELLA LIBERTÀ

VIVA La Cospirazione delle Cellule di Fuoco                                  

 10, 100, 1000 Organizzazioni Rivoluzionarie

  LUNGA VITA ALL’ANARCHIA 

  Dimitris Politis

Giannis Michailidis

 

P.S.: Dichiariamo che non desideriamo farci rappresentare da un avvocato, visto che vogliamo che a questo processo sia assolutamente chiara la nostra non partecipazione. Non abbiamo bisogno di essere rappresentati, qualsiasi cosa dobbiamo dire, la pubblicheremo con un nostro comunicato.

dic 02 2012

Edizioni Sole Nero: “Mai piu’ disarmato – Dichiarazione politica di Haris Hatzimichelakis” (CCF)

Edizioni Sole Nero:

Mai piu’ disarmato

Dichiarazione politica di Haris Hatzimichelakis

(COSPIRAZIONE DELLE CELLULE DI FUOCO)
 

 

Il 23 settembre 2009, l’anarchico Haris Hatzimichelakis (19 anni) è stato arrestato insieme ad altre tre persone nella sua casa ad Halandri (Atene, Grecia), ed accusato di essere parte della Cospirazione delle Cellule di Fuoco. Nel novembre 2010, dopo l’arresto di Panayiotis Argyrou e Gerasimos Tsakalos per l’invio di alcuni pacchi esplosivi, tutti e tre hanno rivendicato di essere parte della Cospirazione delle Cellule di Fuoco. Haris è stato quindi processato nel primo processo alla CCF, il cosiddetto “caso Halandri” (per tre specifici attacchi della CCF). I tre membri del tribunale hanno inflitto condanne ancora piu’ pesanti di quelle richieste dal pubblico ministero: per i due membri della CCF Haris Hatzimichelakis e Panayiotis Argyrou 25 anni di carcere, su una condanna totale di 77 anni. Per gli altri imputati (Giorgos Karagiannidis, Panayiotis Masouras, Alexandros Mitrousias, Konstantina Karakatsani), che negano la partecipazione, 20 anni di carcere al primo, e 11 anni per gli altri.
 
Haris Hatzimichelakis è stato riconosciuto “colpevole di creazione di un’organizzazione terroristica, fabbricazione di esplosivi, possesso di esplosivi e di aver eseguito attentati con esplosivi presso il Ministero di Macedonia-Tracia, la casa dell’ex viceministro dell’Interno Panayiotis Hinofotis e le case dei ministri del PASOK Louka Katseli e Gerasimos Arsenis”.
 
Durante il processo ha letto la dichiarazione politica che andiamo qui a riproporre, tradotta per la prima volta in italiano.
 
 

Prossima uscita NR.003: "La storia del Nichilismo Russo"
 

nov 28 2012

UNA CONVERSAZIONE TRA ANARCHICX

UNA CONVERSAZIONE TRA ANARCHICX

Una discussione di tattica, teoria e pratica tra i membri incarcerati della COSPIRAZIONE DELLE CELLULE DI FUOCO e alcunx anarchicx in Messico.

Quella che segue è una conversazione tra i membri incarcerati della CCF e varx anarchicx del Messico. Le domande provengono da diversx compagnx del paese e non solo dal collettivo editoriale di Cospiracion Ácrata. Ringraziamo i/le compagnx che ci hanno aiutato con l’enorme lavoro di traduzione del testo dal greco allo spagnolo, e ai/alle compagnx che ci hanno aiutato a realizzare la conversazione con i compagni e la compagna incarceratx. Un saluto solidale a loro e ai/le nostrx compagnx della CCF!

SCARICALA, stampa e diffondi!

 

Edizioni Sole Nero NR.001

 

ott 13 2012

Atene: Dichiarazione dei nove membri dell’O.R. C.C.F. e Theofilos Mavropoulos nella prima sessione del nuovo caso-processo per la CCF

fonti: i, ii

tratto da it.contrainfo.espiv.net

8 Ottobre 2012: I compagni Konstantinos Papadopoulos, Stella Antoniou, Giorgos Karagiannidis, Alexandros Mitroussias e Kostas Sakkas hanno partecipato alla prima udienza del nuovo processo per la CCF. All’inizio del processo, i nove membri dell’O.R. CCF e l’anarchico Theofilos Mavropoulos hanno lasciato l’aula e sono ritornati nella celle, dopo il membro della CCF Olga Ekonomidou ha insistito per leggere ad alta voce la seguente dichiarazione nell’aula delle carceri femminili di Koridallos.

Il processo è stato aggiornato per Mercoledì, 10 Ottobre.

“Prima che la vostra corte militare inizia, farò una dichiarazione a nome dei membri della Cospirazione delle Cellule di Fuoco.

Siamo prigionieri dello Stato Greco e mettiamo in chiaro che non riconosciamo alcuna autorità, per non parlare del sistema giudiziario, e naturalmente nessuna delle vostre leggi. Il fatto che noi siamo prigionieri di guerra non vuol dire che ci siamo arresi, né pentiti di nulla.

Rimaniamo orgogliosi della nostra organizzazione. Ogni azione della Cospirazione, ogni parola che abbiamo scritto nei nostri comunicati è e sarà per sempre un pezzo impenitente di ciascuno di noi.

La CCF è il percorso della nuova guerriglia urbana, fa parte di un’espansa cospirazione globale contro le istituzioni e il morale della società che schiavizza l’uomo per secoli.

La nostra prigionia non ferma la nostra causa o la nuova guerriglia urbana, che si trasforma ogni giorno in pratica, ed infine non potrà mai fermare la nostra lotta incessante per la libertà, che voi, burattini del sistema, non siete in grado di fermare.

La CCF è l’insieme di noi nove, che hanno preso la responsabilità, e nessun altro imputato abbia alcuna relazione con l’organizzazione e nessuno avrebbe mai potuto avere.

Andiamo ancora avanti con il nostro compagno Theofilos Mavropoulos nel corso incessante verso una insurrezione anarchica eterna, senza guardare indietro.

Abbandoniamo inibizioni e scuse, e ci buttiamo nel fuoco dell’azione, per ora e per sempre. Dal punto in cui ci troviamo, inviamo i nostri saluti più caldi a Yannis Michailidis e Dimitris Politis, ricercati per la CCF. Che il fuoco della nuova anarchia possa coprire le tue tracce per sempre. Fino a quando non ci incontrano nel punto di non ritorno. Inviamo anche la forza e la solidarietà per i compagni insurrezionali che sono perseguiti dalle autorità italiane, così come per i nostri compagni della FAI in generale.

Infine, con i nostri pensieri ed i cuori, ci troviamo vicino al compagno anarchico Mario López, arrestato in Messico dopo essere stato ferito dall’esplosione di un ordigno artigianale incendiario che aveva con sé, e l’anarchica Felicity Ryder, che ha scelto i percorsi clandestini e viene perseguita per lo stesso caso.

Viva la Federazione Anarchica Informale (FAI)
Viva il Fronte Rivoluzionario Internazionale (FRI)
Viva la Cospirazione delle Cellule di Fuoco (CCF)

 

 

lug 09 2012

CCF – Il Caos è alle porte

Da ParoleArmate

CCF – Il Caos è alle porte

(Italia, Messico, Grecia)

Mercoledì 13 giugno è stata disposta la campagna internazionale anti-anarchica sotto il nome di “operazione Ardire”. Le forze italiane dell’antiterrorismo di carabinieri e ROS sono state messe agli ordini della PM-inquisitrice perugina Manuela Comodi, ed hanno proceduto  all’arresto di otto compagni anarchici. In parallelo, indagini sono state condotte anche contro altri compagni (tra i quali i compagni delle Edizioni Cerbero).

Noi non conosciamo i dettagli del caso, né siamo noi avvocati per parlare il linguaggio di prove documentali o meno. Tutto ciò che sappiamo è che la polizia mondiale vuole abbattere la nuova anarchia.

Giudici, PM, interrogatori e sbirri antiterrorismo vogliono far inginocchiare ed incatenare con le manette gli indomiti insorti che illuminano le notti con la loro ribellione e dipingono le città coi colori di una tenace insurrezione anarchica.

Comunque, tutti noi anarchici d’azione, nichilisti, caotici ed antisociali abbiamo definitivamente oltrepassato il punto dove qualsiasi ritorno alla pace della normalità non è più fattibile. La nuova anarchia sembra la marea esplosiva che travolge i paesi, i confini ed i linguaggi. Compagni che non abbiamo mai incontrato, che non parlano la stessa lingua e dai quali ci separano migliaia di chilometri, fili spinati e mura delle prigioni, ridono e cadono nella malinconia con le nostre gioie ed i nostri dolori condivisi, e la nostra anarchia brucia come la luce di migliaia di soli che eruttano nella gelida notte della massa.

La polizia mondiale vuole abbattere questa ribellione internazionale. Non è una coincidenza che, poco prima dell’”operazione Ardire”, le forze antiterroriste hanno proceduto all’arresto di alcune persone in relazione agli attacchi della FAI-Bolivia. Non è un caso che l’”operazione Ardire”, al di là dell’aver colpito gli otto anarchici arrestati in Italia, si è espansa in Germania ed in Svizzera, posando il suo sguardo sui già imprigionati compagni Gabriel Pombo Da Silva e Marco Camenisch. Queste alchimie degli sbirri sono state effettuate nel preciso momento in cui i nostri due compagni stavano per giungere al rilascio dopo 18 e 21 anni in prigione, rispettivamente.

Ma l’esibizione della marionetta accusatrice M. Comodi non finisce qui. Con l’”operazione Ardire” sei di noi, compagni della Cospirazione delle Cellule di Fuoco, sono sotto indagine a causa della corrispondenza che abbiamo avuto con alcuni dei compagni arrestati.

Naturalmente, i tiratori di corda dell’unità antiterrorista greca non hanno perso l’opportunità di parlare riguardo al loro supposto contributo all’”operazione Ardire” con presunte informazioni raccolte dal controllo delle e-mail tra di noi. Naturalmente, i loro colleghi italiani non hanno mai dato conferma di questo, dal momento che le presunte informazioni tramite e-mail (incluse nella documentazione del caso italiano) erano traduzioni di testi politici che sono stati pubblicati nalle reti di controinformazione anarchica Culmine e ParoleArmate.

Ma, per non lasciare neanche un centimetro di sospetto di “scuse” legalitarie, vogliamo chiarire che: incuranti dell’inchiesta giudiziaria, dichiariamo che supportiamo tutte le azioni violente insurrezionali della FAI/FRI con tutta la nostra rabbia e tutto il nostro cuore.

Noi stiamo approvando con tutto il cuore ogni parola dalla FAI e la portiamo dentro di noi, cercando dei modi per trasformarle in pratica con le nostre stesse mani. La FAI/FRI era, è e sarà l’essenza della tenace insurrezione anarchica. Supportiamo, promuoviamo e partecipiamo alla Federazione Anarchica Informale – Fronte Rivoluzionario Internazionale (FAI/FRI).

Comunque, la propaganda del nemico e le operazioni militari-poliziesche, come l’”operazione Ardire”, in aggiunta agli arresti, mirano a costruire un clima di paura. Loro desiderano trasmettere la paura della prigione e l’immagine di una polizia onnipotente, in modo da sospendere la guerra della nuova anarchia contro il sistema.

Ciò che è importante per noi in questo momento è combattere la paura. E’ il nostro modo per andare prima all controattacco. “Questo vuol dire affondare ulteriormente il coltello nel cuore del nemico, senza aver paura delle ripercussioni che ciò comporta, con la furia e la gioia iconoclasta che portiamo sempre con noi, nel nostro sorriso e nei nostri sguardi.” (Tomo – Fratello-Compagno sotto indagine nel contesto dell’”operazione Ardire”).

Noi non guardiamo indietro, manteniamo i nostri occhi solo in avanti

Che quelli spaventati, o stanchi, scendano adesso dal treno. Non c’è un biglietto di ritorno. Nemmeno ritardi, né fermate… stiamo chiudendo in pugni le nostre mani e camminando contro la nostra epoca, avendo i nostri compagni come fratelli e sorelle.

“Basta, basta, basta! 
Che il poeta tramuti in pugnale la sua lira! 
Che il filosofo tramuti in bomba la sua sonda! (…)
È tempo, è tempo — è tempo!
E la società cadrà.
La patria cadrà.
La famiglia cadrà.
Tutto cadrà, poiché l’Uomo Libero è nato.”
- Renzo Novatore

LIBERTA’ per i COMPAGNI ANARCHICI 
Giuseppe, Stefano, Elisa, Alessandro, Sergio, Katia, Paola, Giulia

SOLIDARIETA’ e FORZA
ai nostri fratelli Gabriel Pombo Da Silva e Marco Camenisch

I membri imprigionati della O.R. CCF della prima fase/FAI/FRI e l’anarchico d’azione Theofilos Mavropoulos

LUNGA VITA ALLA FAI/FRI
LUNGA VITA AL FUOCO della NUOVA ANARCHIA

P.S.: Quando queste parole sono state scritte, brutte notizie sono giunte alle nostre orecchie. In Messico, il compagno anarchico Mario López è rimasto ferito mentre un ordigno incendiario che trasportava si è attivato.

Mario López è stato arrestato, mentre delle accuse sono state mosse contro la sua compagna Felicity Ryder.

Il nostro fratello Mario López, nella lettera pubblica che ha rilasciato dall’ospedale dove è in cura, ha rivendicato la sua responsabilità per il trasporto di questo ordigno incendiario, dichiarando che come anarchico egli è in guerra costante contro lo Stato ed il Potere.

Noi sentiamo la sua voce… una costante, felice, furiosa voce…

Noi nichilisti, che portiamo il fuoco nella ghiacciata solitudine del popolo, siamo gli anarcoindividualisti che uccidono il silenzio delle masse mute; noi siamo i caotici anarchici d’azione che hanno le stelle nei propri occhi e nei propri cuori. Le cinque frecce del simbolo della FAI e della Cospirazione mostrano il punto dove tutto diviene reale. Il punto della tenace insurrezione anarchica…

FORZA e SOLIDARIETA’ al FRATELLO COMPAÑERO MARIO LÓPEZ
LEFTERIA ["libertà", ndt] a FELICITY RYDER

“Mai sconfitti, mai pentiti!”
- Tortuga

____________
Vedere anche Dark Nights #22 e Anti-One,
così come l’Assemblea di Solidarietà con la
O.R. CCF e gli accusati per lo stesso caso/Atene.
(mail di contatto: sal.spf[at]gmail[dot]com)

 

giu 06 2012

Insurrezionalismo e individualismo. Non facciamo confusione (di ginetta moriconi)

riceviamo da una nostra affezionata lettrice e pubblichiamo

 

INSURREZIONALISMO E INDIVIDUALISMO. NON FACCIAMO CONFUSIONE

I

Ultimamente si sta facendo una gran confusione fra individualismo e insurrezionalismo, come se fossero la stessa cosa. Per come la vedo io l'insurrezionalismo è più che altro una ipotesi strategica che una metafisica politica di merito. Ad esempio il partito degli anni '70 Potere Operaio cantava nel proprio inno "stato e padroni fate attenzione nasce il partito dell'insurrezione". Insomma erano del "comunisti insurrezionalisti" e rivendicavano di essere addirittura il "partito dell'insurrezione". 

Prendiamo oppure la principale organizzazione anarchica insurrezionalista degli anni '70 in Italia, Azione Rivoluzionaria. La quale nelle sue rivendicazioni ebbe la lucidità di anticipare temi come la distruzione delle metropoli, la critica alla mitologia del proletariato industriale e della classe operaia, nonché di quelle che Leopardi avrebbe chiamato "le magnifiche sorti e progressive" del positivismo scientifico borghese, purtroppo  tipico anche del determinismo marxista. Una straordinaria organizzazione anarchica, forse la prima organizzazione armata postmoderna, anticipatrice del primitivismo di 20 anni. Ebbene persiono loro usavano nelle loro rivendicazioni la parola "anarchia" e la parola "comunismo" come sinonimi. Nel loro documento principale, inviato a due riviste, una anarchica e una comunista, usavano le due parole a seconda del destinatario. Sia "anarchia" che "comunismo" per loro significava società senza proprietà privata, sfruttamento, stato, padroni, carceri, metropoli, inquinamento, ecc.

Recentemente invece ci sono dei compagni, come gli eroici prigionieri greci delle Cellule di Fuoco, che si definiscono esplicitamente "nichilisti", "antisociali" e "antiorganizzatori". Stessa terminologia viene usata a sproposito anche da gloriosi gruppi latinoamericani. Per quanto la stima umana e politica, la solidarietà per il loro eroismo, sia enorme da parte mia, per quanto io ammiri e invidi il loro coraggio e il contributo rivoluzionario che stanno dando dalle loro celle, non posso esimermi da criticarli quando lo ritengo necessario. Non conosco il greco moderno (neanche quello antico in verità) e mi pare che i loro documenti spesso vengano prima tradotti in inglese e da lì in italiano, quindi lascio aperta la possibilità di fraintendimenti. Qualora però l'espressione sia esatta e il significato in greco sia lo stesso che in italiano, non voglio rinunciare ad esprimere le mie critiche per un linguaggio che mi sembra francamente "superficiale". Spero che questa lettera in qualche modo arrivi loro e che possano quindi rispondermi anche criticamente se lo ritengono. Come si può al contempo essere membri di una organizzazione rivoluzionaria, per quanto informale possa essere, e definirsi "antiorganizzatori"? Come si può essere membri di una organizzazione, per quanto informale, e definirsi "antisociali"? Già se sei in due, almeno nella lingua che io parlo, non si è "antisociali".

Purtroppo questa confusione teorica e terminologica la troviamo anche nella rivendicazione dell'attentato contro l'ad dell'Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi. Un documento ineccepibile per quanto rigurda il discorso generale, ma in cui ogni tanto ci sono parole come "individualismo" e "nichilismo" che mi fanno accapponare la pelle, mentre scompagliono parole come "proletariato" che erano invece presenti in tutti i documenti della Federazione Anarchica Informale dei primi anni. Questo è del tutto legittimo, dato che affermano di essere alla prima azione e non conoscere gli altri, ma è altrettanto legittimo criticarli quando la critica non è una condanna per il fatto, eroico, ma per questioni teoriche. 

Io ritengo invece che "insurrezionalismo" e "individualismo" non siano sinonimi. L'insurrezionalismo è semplicemente una ipotesi strategica. E' la tesi per cui non si crede nella cosiddetta "rivoluzione democratica", non si crede alla via elettorale di Chavez alla rivoluzione, non si crede alla via europea di Berlinguer al comunismo. L'insurrezionalismo considera la rivoluzione come una guerra le cui battaglie sono le insurrezioni. Pensa che sia attraverso la propaganda col fatto prima, con la sollevazione popolare di massa poi e infine con la rivoluzione che si potrà creare un mondo migliore. Questo però non ci dice nulla se gli insurrezionalisti siano individualisti o comunisti, anarchici o stalinisti. Ad esempio le BR, che parlavano di "propaganda armata", volendo aggirare con questo termine la "propaganda col fatto" dell'anarchico Malatesta, ma di fatto parlando della stessa cosa, ebbene anche loro, a rigore, possono essere considerati degli "insurrezionalisti", per quanto stalinisti.

II

La grande innovazione teorica dell'anarchismo di lingua italiana nel profondo concetto di "informalità" è stata proprio quella di superare la dicotomia fra individualismo e comunismo in seno al movimento anarchico. Questa dicotomia andava avanti dalla matà del XIX secolo, dai tempi di Stirner e Proudhon, Bakunin e Nečaev. E' stata la genialità del compagno Alfredo Maria Bonanno a superare per la prima volta questa dicotomia e per questa impresa teorico-filosofica passerà alla storia dei pensatori anarchici.

Scrive Bonanno:

"Nei compagni anarchici c'è un rapporto ambivalente con il problema dell'organizzazione. Ai due estremi si collocano l'accettazione della struttura permanente, dotata di un programma ben delineato, con mezzi a disposizione (anche se pochi) e suddivisa in commissioni; e il rifiuto di ogni rapporto stabile anche nel breve periodo. Le federazioni anarchiche classiche (vecchia e nuova maniera) e gli individualisti, costituiscono i due estremi di qualcosa che cerca comunque di sfuggire alla realtà dello scontro". (Affinità e organizzazione informale, 1985)

Quindi Bonanno considera sterili e inutili sia l'individualismo che le organizzazioni burocratiche dell'anarchismo sociale. L'organizzazione informale è la sintesi in un certo senso hegeliana fra le antitesi individualismo e organizzativismo. E' una organizzazione, si mettano l'animo in pace gli antiorganizzatori.

In tempi più recenti, proprio su queste pagine virtuali (www.anarchaos.org) un grande contributo è venuto da un giovane e candido compagno. Michele Fabiani ha analizzato i limiti del dualismo:

"La nostra civiltà si fonda sul concetto di dualismo, basti pensare ai concetti di Bene e Male, o ai contrari di Eraclito, o alla lotta tra classi nella visione marxista, alla dialettica hegeliana e molti altri esempi ancora si possono fare. Il dualismo, come ogni concezione imposta dall’alto e da applicare ad ogni fenomeno naturale, è un concetto profondamente antilibertario, assiomatico e antisperimentale. Non si può racchiudere la complessità delle motivazioni che spingono un individuo alla ribellione ed alla conflittualità con il potere politico ed economico, in un semplice scontro tra “idee” (le classi in fin dei conti sono delle idee), piuttosto dovrebbero essere le idee ad essere prodotte per rappresentare il più adeguatamente possibile i fenomeni; ciò significa che quando un’idea non è più adeguata abbastanza a ciò che con essa si vuole dire ne va ipotizzata una diversa". (Sperimentiamo l'Anarchia, 2008)

Fra i tanti anche il dualismo fra destra e sinistra, fra Stato e Capitale, ma anche il dualismo degli anarchici fra organizzatori e antiorganizzatori:

"E’ il più sentito tra gli anarchici, interessa molto di meno agli altri. Come ogni dualismo è amplificato nell’era moderna dove di fronte ad una realtà più complessa del passato, c’è l’esigenza di idee chiare: o sei libero o sei servo dell’organizzazione, o sei parte della struttura rivoluzionaria o sei un elemento irrazionale piccolo borghese fine solo a te stesso. Di fronte a questa semplificazione io credo che l’anarchismo sperimentale debba provare a ipotizzare idee alternative alla costrizione poco libertaria del “o stai con me o contro di me”. Un po’ come il discorso fatto sopra sulla violenza, così anche l’organizzazione può essere utile come può essere dannosa, è una questione di opportunità. [...] E’ chiaro che le organizzazioni “eterne” sono sempre dannose, poiché esse tendono a sopravvivere oltre lo scopo immediato e quindi lo pongono in secondo piano: non sono più finalizzate all’attacco e alla distruzione dello Stato, ma se questo attacco incrina la loro sopravvivenza lo condannano come provocatorio. Sono utili invece le organizzazioni con strategie a breve e medio termine, con tattiche fantasiose, innovative e sperimentali. Ad esempio organizzarsi contro la costruzione di un inceneritore creando gruppi di discussione con la popolazione locale, oppure organizzazioni che hanno il compito di supportare i compagni e le compagne finite/i in galera dopo un’operazione repressiva, od organizzazioni nei luoghi di lavoro. Le Unioni, come le chiama Max Stirner, si sciolgono quando il loro scopo è stato raggiunto, quanto l’inceneritore non viene più costruito, quando i compagni e le compagne in carcere sono di nuovo liberi/e, quando hai raggiunto l’aumento per il quale ti eri impegnato. Lo scopo degli anarchici non è quello di conquistare il palazzo del potere e metterci la nostra bandiera sopra, il nostro scopo è fare la rivoluzione, farla con tutti gli insorti, e non utilizzare le insurrezioni per scopi autoritari e di avanguardia. La rivoluzione la si fa con i vecchietti del quartiere che insorgono contro l’inceneritore che ha portato morti e tumori, con i colleghi di lavoro, con quelli che assaltano i supermercati perché non possono comprarsi ciò di cui hanno bisogno, con chi incendia i pozzi di petrolio perché inquinano le falde acquifere del villaggio, ecc. Non succederà mai nella storia che tutte queste individualità saranno unanimemente anarchiche, chi aspetta quel momento per dare fuoco alle polveri o è cieco di fronte alla realtà o è un codardo! Piuttosto dobbiamo portare nei momenti di rivolta uno spirito il più possibile libertario e il meno possibile autoritario, essere presenti nello organizzazioni che nascono dal basso, ma mai creare le Sante Organizzazioni con scopi teorico-strategici che hanno tempi lunghissimi" (Sperimentiamo l'Anarchia, 2008).

Prendiamo poi il primo documenti della Federazione Anarchica Informale:

"Per superare i limiti delle singole progettualità e per sperimentate le reali potenzialità dell’organizzazione informale, nel nostro caso quella di una federazione di gruppi d’azione o singoli individui, abbiamo dato vita alla Federazione Anarchica informale. Convinti che solo un’organizzazione priva di centro decisionale, caotica e nello stesso tempo orizzontale dove nessun gruppo o capetto imponga la propria autorevolezza possa soddisfare la nostra necessità di libertà qui e ora. Miriamo a uno strumento organizzativo che rispecchi in sé la visione della società anarchica per cuilottiamo. Strumento organizzativo quindi non il ricalcare le orme di un partito armato di vecchia memoria, non un’organizzazione finalizzata alla ricerca di adepti: uno strumento, l’organizzazione informale, da utilizzare per testarne l’efficacia, l’effettiva capacità di accrescere qualità e continuità dell’agire rivoluzionario, strumento organizzativo altrimenti inutile e destinato ad autodissolversi. Conciliare organizzazione e dibattito teorico/pratico con l’anonimato di gruppi/singoli è possibile mediante un dialogo diffuso attraverso le azioni: che oltre ad apportare il loro specifico discorso distruttivo veicolano anche altri messaggi (attravreso modalità e mezzi utilizzati, obiettivo comunicazione) indipendentemente dai danni materiali. Tutto ciò nella consapevolezza che non sarà certo una minoranza, per quanto bene armata, a fare la rivoluzione, ma decisi a non posticipare la nostra insurrezione in attesa che tutti siano pronti: convinti, oggi come sempre, che il più semplice fatto diretto contro le istituzioni, comunichi meglio che non migliaia di parole". (riv. attentato a Prodi nel 2003)

Insomma si parla di organizzazione.

Infine un'ultima citazione sui media:

"Una vita per lo spettacolo ( noi e i media)
L´utilizzo e/o il rapporto con i mass media sono da anni oggetto di feroci discussioni all´interno del movimento e, al di là della sociologia spicciola e delle singole ipocrisie, traspare il timore di venire fagocitati dal mostro. I progetti di “recupero del dissenso” sono centrali nelle strategie di repressione attuati dal regime democratico e proprio i media se ne fanno portavoce e campione ( v. fenomeno no global eccetera). Rimane il fatto che in ogni singola cella di ogni carcere italiano c´è un televisore acceso e circolano quotidiani, così come il fottuto elettrodomestico imperversa in (quasi) tutte le case, ospedali, locali pubblici, eccetera. Il passaggio attraverso il veicolo mediatico ( tv, carta stampata, internet, eccetera) è rischioso ma inevitabile. Ci si rende passibili di censura, travisamenti, ma attraverso quelle forche caudine tutti, violenti o non violenti, passiamo. Siamo certi che anche il più dogmatico fautore dell´anonimo diffuso concordi sul fatto che un bancomat acquisti maggiore utilità se ad accorgersi, ed evidentemente imitare ammirati l´atto, rendendosi conto che le banche sono attaccabili e meritevoli di ciò, non siano solo i 2 o 3 clienti più mattinieri o l´impiegato più zelante, ma qualcuno in più. Preferiamo che siano i compagni con l´efficacia delle proprie azioni a costringere la stampa a parlarne che una stampa impietosita da innocui e pittoreschi manifestanti ci ricami su un accondiscendente trafiletto". (riv attentato a Saneremo, 2004).
 
Alla faccia di chi oggi, compresi gli amici di anarchaos, sputano in faccia ai giornalisti che li cercano [si riferisce a http://www.anarchaos.org/2012/05/anarchaos-e-il-giornalismo-di-regime-niente-da-spartire/, n.d.r.] . Questo significa utilizzo tattico della stampa, cazzo! Mentre oggi domina una coglioneria antigiornalistica che porta alla persecuzione di quei compagni che osano parlare con un pennivendolo, anche per sbaglio. Sono vecchietta ormai e ricordo benissimo una conferenza stampa dei compagni di anarchismo dei primi anni Novanta a Roma dopo la prima ondata di perquisizioni che poi porteranno alla nota "operazione Marini". Per loro la conferenza stampa era essenziale per difendersi, non avevano tanta repulsia iconoclasta verso la stampa.
 
III
 
In conclusione. Nei limiti della sicurezza vorrei che i compagni mi rispondessero sulle questioni teoriche di fondo che ho provato a sollevare. Il mio auspicio è che le organizzazioni rivuluzionarie non facciano passi indietro. Che non rinneghino la grande scoperta teorica dell'informalità come bandolo della matassa della contrapposizione fra individualismo e organizzazione. Che non si torni alla guerra fra individualisti e organizzatori. Ma che ci si unisca tutti in una organizzazione informale, dove, senza conoscerci, ai limiti dell'individualismo ma al contempo ad un passo dall'organizzazione per quanto elementare, che riesca davvero a fare del male allo Stato e al Capitale. 
 
Saluti rivoluzionari a chi soffre nelle galere. Saluti a chi rischia la vita e la libertà nella lotta. A prescindere dalla critiche.
 
 
Ginetta Moriconi
mag 14 2012

CCF – Proiettili di parole per i proiettili della FAI/FRI

trad. ParoleArmate

È un momento meraviglioso, il momento in cui il nemico si inginocchia e cade dalla determinazione dei tuoi fratelli e sorelle. Qualche giorno fa Roberto Adinolfi, dirigente della compagnia di energia nucleare Ansaldo Nucleare, è stato colpito da un proiettile dai nostri fratelli e sorelle del Nucleo Olga della Federazione Anarchica Informale (FAI) – Fronte Rivoluzionario Internazionale (FRI).

Roberto Adinolfi è un sommo sacerdote del nuovo totalitarismo degli imperativi della scienza e della tecnologia. La scienza è diventata la religione moderna dei nostri tempi, che promette ad una società apatica il letargo di una pancia ripiena e di paradisi artificiali in cambio della freddezza e del cuore vuoto annegato nel compromesso.

L’impero del totalitarismo scientifico è nutrito dalla vanità di una civilizzazione autoritaria antropocentrica. Una civilizzazione imposta sui nostri desideri, le nostre scelte, la natura e gli animali, trasformando la vita in una scala quantitativa per soddisfare le sue miserabili statistiche. Allo stesso tempo, le persone di adesso finiscono per non riuscire nemmeno più ad osare vivere autenticamente, senza ipocrisia, e come sprofondano nella loro dipendenza alle tecnologie sostitutive della vita reale essi creano illusioni e relazioni superficiali. Ora, con le loro scoperte scientifiche, possono “offrirci” più tempo per invecchiare ma privandoci di un modo per vivere autenticamente. Così, la scienza genera il più freddo di tutti i mostri della follia umana. Stabilisce la fascistizzazione tecnologica delle nostre vite. Stabilisce i test genetici, il monitoraggio elettronico, i laboratori animali, le ricerche statistiche, la dittatura delle macchine e dei numeri.

Così i sommi sacerdoti dell’energia nucleare come Adinolfi avvelenano e saccheggiano la natura, gli animali e le persone, travestendo i loro crimini scientifici sotto forma di evoluzione. Gli spari ad Adinolfi sono la nuova poesia dell’azione anarchica. Nella macchina sociale dell’indolenza e del compromesso, gli appelli umanitari e le inibizioni riformiste che concernono il “rispetto” per la vita umana non perderanno mai. Ma nel nostro codice di coscienza le cose sono chiare. Noi non abbiamo alcun rispetto per la vita umana di per sé. Ciò che la vita umana fa per sé è produrre l’opzione di SCELTE. Le SCELTE sono quelle che danno valore alla vita umana, o la svalutano e la banalizzano. Quindi, qual è la ragione per rispettare la vita umana di piccoli e grandi tiranni come Adinolfi, che non hanno nemmeno per un momento rispettato le nostre vite?

La pratica degli attacchi armati era, è e sarà una parte integrale della nuova guerriglia urbana anarchica. La scelta dei COMPAGNI della FAI/FRI di chiamare la cellula che ha attaccato Adinolfi col nome di Nucleo Olga per la nostra compagna Olga Ikonomidou è un grande onore per noi ed un profondo atto di amicizia, che non verrà mai dimenticato. I proiettili e le parole della FAI/FRI sono riusciti a rompere l’inespugnabile delle specifiche condizioni imposte a Olga nella prigione Diavata e a distruggere la cella di isolamento dov’è rinchiusa sotto punizione disciplinare, monitorata 24 ore al giorno attraverso una telecamera a circuito chiuso; loro le hanno dato, dunque, la forza e il sorriso, ora che sa che tutto continua.

Per noi la FAI/FRI italiana è la seconda casa della Cospirazione, e metà del nostro cuore appartiene alla FAI/FRI italiana. Noi guardiamo avanti al tempo in cui ci uniremo alle nostre sorelle e ai nostri fratelli della FAI/FRI e ci solleveremo verso nuove battaglie per la tenace insurrezione anarchica. Sia la FAI/FRI sia la Cospirazione delle Cellule di Fuoco non sono una ricetta per risposte confezionate, ma sono un buon modo per iniziare con domande e richieste per una vita libera ed autentica. Compagni della FAI/FRI: possa un proiettile arrivare con ogni nostra parola, come il pensiero arriva con ogni vostra pallottola… ed il caricatore della vita continua ad essere caricato con sogni, desideri, ansie, lacrime, sorrisi, dubbi, discussioni, azioni…

Un giorno dopo la rivendicazione del Nucleo Olga della FAI/FRI, siamo stati informati dai media che la procura di Bologna, attraverso il ridicolo pupazzo-PM Enrico Cieri, ha emesso mandati di arresto contro di noi per la trappola-pacco che è stata inviata a Berlusconi. Più precisamente, i mandati d’arresto sono stati emessi per cinque di noi (Panagiotis Argirou, Giorgos Nikolopoulos, Haris Hadjimihelakis, Gerasimos Tsakalos e Christos Tsakalos), così come per due estranei che non hanno connessione in nessun modo con la Cospirazione e con l’anarchia insurrezionale della FAI/FRI.

I mandati contro di noi sono per rappresaglia da parte della procura di Bologna per l’attacco delle nostre sorelle e fratelli del Nucleo Olga della FAI/FRI. E’ un disperato tentativo da parte delle autorità italiane di interrompere ed impedire la rete informale internazionale che si sta sviluppando tra decine di cellule FAI/FRI. Ma invano. L’invito-incentivo dei compagni italiani a creare una federazione anarchica informale di anarchici d’azione ed il suo costante avanzamento è già nelle menti e nei cuori dei compagni di tutto il mondo. Nessuna accusa potrà mai fermarla, in nessun luogo.

I compagni della FAI/FRI hanno scritto nel loro testo “Non dite che siamo pochi“, e noi ora aggiungiamo “Non dite che possono fermarci…” la Federazione Anarchica Informale viaggia oltre confini e città, portando con se il monumento della tenace insurrezione anarchica. Come Cellula dei Membri Prigionieri della CCF, col nostro compagno e fratello Theofilos Mavropoulos, noi siamo INSIEME alla FAI/FRI in questo viaggio senza ritorno. Abbiamo bruciato i ponti dietro di noi, ed ogni inibizione è morta. Noi siamo anarchici pratici, e tutto ciò che possiamo dire alla procura di Bologna è: i vostri mandati non sono altro che carta igienica per noi, e siamo completamente indifferenti verso la ridicolezza della vostra esistenza, così come quella dei rappresentanti dello stato giudiziario italiano. E’ un tempo pericoloso per la mafia degli accusatori al giorno d’oggi. Le vite dei vermi come voi potrebbero presto incontrare una fitta pioggia di proiettili, o una potente bomba nella vostra macchina, o un pacco bomba nelle vostre mani… i mandati d’arresto in rappresaglia contro di noi sono un’altra orgogliosa prova che il Nucleo Olga FAI/FRI ha contrastato con una precisione eccezionale, causando il panico nel nemico. Gli attacchi che le nostre sorelle e i nostri fratelli hanno preannunciato attraverso i loro comunicato sono un’ammirabile continuazione della sfida sguinzagliata sia dalla FAI/FRI sia dalla CCF contro il Potere e la macchina sociale. Che è la sfida della tenace insurrezione anarchica. Che è la sfida della cooperazione internazionale degli anarchici pratici.

E se qualcuno di noi è ora prigioniero nelle mani del nemico, ciò non ci spaventa o ci fa pentire, la prigione nutre il lupo dentro di noi, e la nostra rabbia contro il Potere e la sua società cresce sempre più forte. Ognuno di noi, assieme a Eat, Billy, Gabriel, Marco, Silvia, Billy, Costa, Jock e i compagni imprigionati in Cile, Messico, Italia ed ovunque, verrà lasciato nemmeno per un momento da solo. Perché contiamo su tutti voi, i liberi e sconosciuti fratelli e sorelle, le cui azioni sentiamo nostre, le cui parole si incontrano con le nostre…

GUERRA CONTRO LA MACCHINA SOCIALE

LUNGA VITA ALLA TENACE INSURREZIONE ANARCHICA

PER IL RAFFORZAMENTO E LA DIFFUSIONE DELLA FAI/FRI E L’INTERNAZIONALE NERA DEGLI ANARCHICI D’AZIONE

Membri della Cellula Prigioniera della Cospirazione delle Cellule di Fuoco

Olga Ikonomidou

Giorgos Polydoros

Gerasimos Tsakalos

Panagiotis Argirou

Christos Tsakalos

Damiano Bolano

Mihalis Nikolopoulos

Giorgos Nikolopoulos

Haris Hadjimihelakis

ed il compagno anarchico Theofilos Mavropoulos.

 

apr 07 2012

Grecia: Lettera di solidarietà a Culmine e a Parole Armate dai membri in carcere della Cospirazione delle Cellule di Fuoco

da it.contrainfo.espiv.net

 

 

Da alcuni giorni è cominciata un’altra operazione repressiva nei confronti di compagni anarchici in Italia. Alcuni compagni sono stati arrestati, interrogati, e ad alcuni sono stati imposti termini restrittivi e di detenzione a domicilio. Gli sbirri hanno eseguito perquisizioni domiciliari a Pisa e provincia, in provincia di Chieti, a Brescia, a Genova, a Catania, a Ravenna ed in altre località. A questa operazione hanno partecipato carabinieri del ROS di Perugia, del reparto antieversione di Roma e del reparto indagini tecniche di Roma. Tra gli indagati, 4 compagni sono stati accusati di “associazione a delinquere di natura eversiva”. Dagli oggetti sequestrati durante la perquisizione nelle case dei compagni è stata posta una estrema attenzione a tutta la corrispondenza verso i compagni prigionieri, in particolare quella con Gabriel Pombo da Silva, con Marco Camenisch ed i membri prigionieri della Cospirazione delle Cellule di Fuoco. All’interno delle indagini informatiche la casella di posta di Culmine – e forse anche di Parole Armate – è stata violata e copiata dalla polizia.

Non dire che sia finita…

Con queste poche parole inviamo un segnale di solidarietà a tutti e tutte coloro che sono coinvolti con Culmine e  Parole Armate aiutando con le traduzioni e con la diffusione di manifesti, testi e  lettere dal carcere per la diffusione dell’anarchia insurrezionale. In questo momento l’INTERNAZIONALE NERA degli anarchici pratici e’ un dato di fatto. Pero’ nulla di tutto questo sarebbe lo stesso senza queste persone. In particolare nell’ultimo periodo una galassia anarchica internazionale si costruisce da individualità e gruppi autonomi che sostenendo la FAI/IRF, oppure no, attaccano il sistema attuale, comunicano le loro perplessità, condividono pensieri. Sono i compagni senza nome, gli amici senza volto, siamo tutti noi che abbiamo indossato il cappuccio e siamo diventati bombaroli contro i simboli del potere, rapinatori di banche, sabotatori della loro normalità, incendiari della pace sociale.

All’interno di Culmine e  Parole Armate condividiamo esperienze e rapporti di parentela con questi compagni sconosciuti da tutto il mondo. Questa “distribuzione” e uno dei momenti dell’ attacco continuo contro il pensiero dogmatico, la cultura di massa, la società delle informazioni inutili. All’interno di Culmine e di Parole Armate sboccia il reale e multiforme dialogo dell’anarchia insurrezionale internazionale, non solo a parole ma con i fatti.

Perché le parole riempiono le pagine come le pallottole scivolano nel caricatore di una pistola.Pronte e armate per dare la loro battaglia. Parole che abbattono la regolarità della vita quotidiana, parole che si sussurrano in complicità poco prima dal momento dell’attacco, parole che diventano azioni, parole che non hanno paura, parole pulite come il nostro sguardo e la nostra coscienza. Questa ventata di migliaia di parole disobbedienti e di azioni anarchiche visita innumerevoli volte il crocevia di Culmine e di Parole Armate, per un attimo, fino al momento di esplodere e creare di nuovo migliaia di momenti di disordine ed anarchia. Culmine e Parole Armate sono il porto del caos dove parole, mescolate con azioni e pensieri e mascherate in gesti vanno e vengono senza sosta in indefinibili ed informali formazioni di attacco.

Rubando e parafrasando un po il linguaggio dei compagni di Parole Armate possiamo dire che il project di Culmine e di Parole Armate e’ il risultato della volontà di alcune individualità anarchiche che rifiutano la nozione formale del gruppo editoriale e contrariamente invitano tutti coloro che si interessano alla diffusione dei testi anarcho-insurrezionali, di creare legami e situazioni che svincolano e sono pronti a realizzarsi al di fuori del contesto virtuale di internet.

Per noi le imprese anarchiche di Culmine e  Parole Armate sono state create dal pensiero e dalla volontà di alcuni compagni che hanno discusso, hanno gestito ed hanno liberato significati e dubbi, e appartengono a chiunque li considera parte della lotta individuale e collettiva per l’anarchia e il disordine. Qualsiasi cosa succederà a causa dell’ attacco della polizia Italiana, Culmine e Parole Armate rimaranno per sempre un luogo d’incontro di compagni e di amici, una mappa non segnata dell’Internazionale Nera degli anarchici delle azioni.

Arrivederci

Solidarietà ai compagni che sono perseguiti dallo stato Italiano

ALLA LOTTA PER SEMPRE

PER LA REALIZZAZIONE DELL’INTERNAZIONALE NERA
DEGLI ANARCHICI DELLE AZIONI

Nucleo dei membri prigionieri della Cospirazione delle Cellule di Fuoco/FAI-IRF

feb 08 2012

CCF – 7ª udienza del processo per il “caso Halandri”

 

riceviamo e pubblichiamo

Venerdì, 3 febbraio

In poche parole, tutte le obiezioni e le istanze presentate dalla difesa nella precedente sessione sono state respinte. Il processo rimarrà sospeso fino a lunedì, 13 febbraio.

Intanto, i compagni hanno letto una dichiarazione, preannunciando che se le mobilitazioni, che si stanno tenendo nelle carceri greche, proseguiranno, essi non parteciperanno al processo.

Da poco, alcune riforme legislative potrebbero portare alla liberazione di 1.500 detenuti, liberazioni “promesse” dal ministro della giustizia, ma che sono state respinte in parlamento, da parte dei partiti di destra. Una parte della popolazione carceraria, sapendo bene che i politici fanno i loro sporchi giochi alle spalle dei reclusi, ha intrapreso una serie di proteste collettive. Il 1 febbraio, i detenuti di Koridallos, Alikarnassos, Trikala e Larissa si sono rifiutati di entrare nelle celle dopo l’ora d’aria del mezzogiorno, il 3 febbraio si sono associati alle proteste i reclusi del carcere minorile di Avlona, mentre 103 detenute presso il femminile di Koridallos hanno sottoscritto una dichiarazione in cui hanno annunciato un boicottaggio del vitto carcerario, dal 3 al 9 febbraio. Continueremo ad informare.

 

Segue la dichiarazione completa della CCF:

Dichiarazione politica dell’organizzazione anarchica rivoluzionaria Cospirazione delle Cellule di Fuoco sulle mobilitazioni nelle carceri

Uno che è stato davanti ad un carcere e non s’è vergognato per la degradazione della storia umana o è un carceriere o è cieco.”

Da pochi giorni in diverse carceri della Grecia sono iniziate delle mobilitazioni per la commutazione del beneficio dei permessi e delle sospensioni all’interno dei diritti dei detenuti, come anche la regolamentazione del cumulo delle pene, togliendo ad esse il carattere vendicativo.
Allo stesso tempo, la realtà delle carceri greche è già nota. Sovraffollamento, detenuti che dormono a terra, mancanza di cibo, di riscaldamento, di acqua calda. Immagini prese da una sorta di futuro parallelo della moderna civilizzazione, immagini che a breve si diffonderanno anche all’esterno delle mura delle prigioni.
I conservatori e leali cittadini forse dicono che si tratta di “criminali che non hanno diritto a protestare né a richiedere alcunché”
Ma il carcere è lo specchio della società, è un deposito in cui la società getta i suoi “errori” e cerca di nasconderne i colpevoli segreti. Perché è un segreto ben noto che il sistema del Potere e quello della società dello sfruttamento e della oppressione producono essi stessi i suoi “criminali”.
Naturalmente, sappiamo che un carcere con acqua calda ed un cibo migliore, anche se sarà più sopportabile, sarà sempre un carcere. Un monumento che ricorda sempre il sequestro della libertà e della vita.
Frequentemente, le somministrazioni di sostanze (che adesso si stanno eliminando) avviene allo scopo di addormentare i prigionieri ancor più, tenendoli tranquilli e disciplinati. Tuttavia, il carcere è sempre un carcere e la lotta contro di esso non terminerà fino a che non se ne distruggerà l’ultimo muro che seppellisce le nostre esistenze.
Noi non resteremo con le braccia conserte fino a quando giungerà questo giorno.
Ogni piccola o grande scossa del tranquillo sonno della società, sia quella dei “liberi” come quella dei reclusi, è un inizio, qualunque sia la sua forma. Magari si trasformerà nelle prime gocce prima della tempesta. Ed allora, in quelle ore, non staremo seduti nella vostra aula di giustizia.
Staremo là dove ce lo detterà la nostra coscienza anarchica. Là dove le voci e le azioni invalidano l’orologio dei carcerieri, della reclusione e della prigionia. Nei fuochi, negli scontri, sui tetti delle prigioni.

 

fonte: il buon CULMINE

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