feb 14 2010

Intervista a John Zerzan: "bisogna distruggere l'apparato tecnologico"

Intervista effettuata dal periodico spagnolo Diagonal a John Zerzan fonte:http://diagonalperiodico.net/Hay-que-destruir-el-aparato.html
traduzione: Culmine

Mercoledì 10 febbraio 2010 – Numero 119

DIAGONAL: In una recente intervista hai detto che stanno venendo fuori delle posizioni che mettono efficacemente in discussione la modernità e il progresso. Qual è la tua opinione sul movimento della decrescita e sulla sua capacità di risposta alla crisi economica globale?
JOHN ZERZAN:
Un paio d’anni fa, a Barcellona, si è tenuta una discussione considerevole, in particolare da parte di gruppi francesi di questa tendenza. Alcuni aspiravano ad integrarsi nel gioco parlamentare, cosa che considero una cattiva idea e non so quale grado di radicalismo implica la loro proposta. Da un lato, alcuni dei loro concetti non vanno molto lontano, come le “città lente”, gli “slow-food” o l’idea di semplificazione. D’altro lato, non hanno una gran portata perché mancano della critica sulla totalità del fenomeno. Tutto il mondo va verso la direzione della crescita industriale fuori da ogni controllo: la Cina, l’India e molti altri paesi avanzano con una rapidità verso tale realtà.
Quindi, la decrescita potrebbe essere desiderabile, ma bisogna impostare una lotta concreta contro tutte queste dinamiche, istituzioni e forze che spingono verso l’altra direzione. Credo che promuovano qualcosa di sano ma, se scelgono la strada dell’integrazione in partiti verdi ed altri, credo che il loro obiettivo resterà compromesso dalla dinamica dei partiti, anche se  talvolta sono capaci di trovare una via alternativa.

D.: Qual è la tua posizione teorica rispetto a questa lotta?
J.Z.: L’anti-industrialismo. Se non ci occupiamo noi di questo problema, evitiamo di attaccare la principale manifestazione della società di massa, in vigore da 9.000 anni. Non possiamo se non riconoscere una realtà che non rende felice quasi nessuno, nei confronti della quale stanno reagendo gruppi umani in tutti i continenti, in tutti i paesi. La società industriale avvelena l’aria, conduce alla schiavitù milioni di persone, annienta i popoli originari e le loro forme di vita. Al giorno d’oggi non si tratta nemmeno di nascondere la sua vera natura, i suoi agenti operano alla luce del giorno. Copenaghen è stato un disastro completamente prevedibile e Obama è un altro Bush, sembra che sia definitivamente terminata l’illusione e magari adesso possiamo affrontare i nostri veri problemi.

D.: Che opinione hai di Internet? E’ un sintomo di addomesticamento o ha un peso specifico come strumento trasformatore?
J.Z.:
Entrambe le cose, penso. Non so qui, ma negli USA passiamo la nostra vita davanti allo schermo. Siamo dediti a questo tipo d’interazione, suppongo per il livello di abbandono esistente. Oggi un amico è qualcuno che probabilmente non hai mai visto di persona, andiamo da tutti i lati con il cellulare incollato all’orecchio. Sembra che nessuno voglia esser presente in questo mondo sradicato, siamo sempre in un’altra parte. Ma non c’è un’altra parte. Questo mondo si definisce per la tecnologia, la tecno-cultura si espande a gran velocità, nonostante sia economicamente escludente. Ed alla base di questo processo c’è il post-modernismo, che si caratterizza per l’adozione incondizionata della tecnologia, così come per la perdita delle idee di causalità, valore o significato. C’è solo spazio per il momentaneo ed il triviale.

D.: Credi che questo sistema sia implementato dall’alto o si tratta di una deriva alla quale abbiamo lavorato noi stessi?
J.Z.:
Credo che questa situazione provenga dal nostro sistema di consumo. Sarà impossibile affrontare efficacemente il problema senza applicare una critica radicale a questo fenomeno, perché la tecnologia in sé non è neutrale. Se non politicizziamo la questione del suo utilizzo e le radici della sua esistenza, sarà impossibile frenare questa situazione. Gli effetti negativi di questo modello sono visibili sulla salute fisica e mentale della nostra società. Per esempio, il fenomeno delle sparatorie nelle scuole e nelle istituzioni. Queste manifestazioni patologiche si producono nei paesi più sviluppati – USA, Finlandia o Germania-, come sintomi di una società disfunzionale, del vuoto di un mondo uniformato che sta terminando con l’idea di comunità e tanti altri concetti importanti nella nostra vita. Fino a che continueremo a puntare in una società tecnologica di massa, come fa la sinistra, non saremo capaci di liberarci da tutta questa
zavorra, tornando ad un’esperienza diretta del mondo.

D.: Come affrontare il processo pratico per cambiare il modello?
J.Z.:
Ponendo il problema sul tavolo, dandogli il rilievo che merita e insistendo sul ruolo centrale che deve giocare nella discussione pubblica. La nostra posizione implica la distruzione di tutto l’apparato tecnologico prima che ci distrugga e che elimini qualsiasi valore e contesto alla vita. Si tratta di ricollegarci con la terra, per questo la nostra fondamentale ispirazione ci è data dai modi di vita dei popoli indigeni.

D.: Cosa faresti se il sistema cadesse domani ed avessi la possibilità di intervenire e di implementare cambiamenti concreti?
J.Z.:
Il problema è che la gran parte della popolazione delle grandi città morirebbe in tre giorni. Non dureremmo molto senza energia, con gli alimenti in putrefazione, senza la capacità di sopravvivere e con l’istinto atrofizzato. Non sapremmo cosa mangiare, quali sono lo piante, come fare un fuoco, cercare acqua, rifugio… Ci dobbiamo preparare per questo processo, perché la città è artificiale ed insostenibile e non rappresenta il mondo che dovremmo affrontare quando il sistema si fermerà… Inoltre, possedere quegli strumenti di sopravvivenza ci fornisce un potere politico, dandoci la sensazione di autonomia. Se vuoi venir fuori dal sistema, ma non hai queste conoscenze, alla fine sicuramente non ne sei capace.

9 Responses to “Intervista a John Zerzan: "bisogna distruggere l'apparato tecnologico"”

  1. anonimo scrive:

    Come fa Zerzan a dire che la società di massa è nata 9000 anni fa?Questa è una bestemmia…e poi non si tratta di distruggere l’apparato tecnologico, ma di appropriarsene…di far sì che la tecnologia venga usata per il bene del popolo e non per quello delle classi capitalistiche e sfruttatrici.

  2. Leo scrive:

    La società di massa è nata con l’allevamento e l’agricoltura e la seguente nascita delle città. Quindi tra i 9000 e i 13000 anni fa, discutere sull’anno esatto esula dall’interesse dell’articolo.
    Come fai ad usare per il bene del popolo strumenti come la TV intrinsecamente adatti alla propaganda e al lavaggio del cervello, le macchine industriali, mostri opprimenti del lavoro disumanizzante della fabbrica, i computer altri mostri opprimenti del lavoro disumanizzante da ufficio. Qual’è il bene del popolo? Il lavoro in fabbrica e in ufficio? L’inquinamento e la distruzione della natura?

  3. admin scrive:

    John Zerzan: “Bisogna distruggere l’apparato tecnologico” – Errata-Corrige

    L’intervista, in spagnolo, del periodico Diagonal a John Zerzan presentava
    un grave errore, che stravolgeva completamente il pensiero di John.
    Zerzan non ha mai sostenuto che “la tecnologia in sé è neutrale”, ma
    proprio il contrario “la tecnologia in se stessa non è neutrale”.
    Correggiamo volentieri l’errore, effettuato dal giornalista spagnolo, e
    ringraziamo Marco Camenisch per l’aiuto offerto.
    Culmine

  4. no ai dogmi scrive:

    Il punto Leo non è tanto nel fatto che qualche cosa non può essere in alcun modo salvato, ma che per Zerzan nessun cosa può essere salvata. E questo è un dogma predicato da Zerzan e immotivato. Il fatto che ci sono cose che non possono essere salvate non si capisce perché dovrebbe implicare meccanicamente il fatto che nessuna cosa può essere salvata. Affermare il contrario è, secondo me, avere una visione deduttivista, meccanicista e manichea della realtà..paradossale che un tale movimento che usa una logica così assiomatica e meccanicistica viene auto-definito “primitivista”

  5. hell is the city scrive:

    per quanto mi riguarda zerzan ha ragione su tutto al momento non mi viene in mente niente da salvare se qualcuno ha qualche idea illuminatemi comunque ecco il mio programma distruzione totale di tutte le fabbriche e le macchine inquinanti,chiusura immediata di tutti gli allevamenti di animali per qualsiasi causa (anche alimentare)distruzione delle frontiere e di tutti gli stati/nazioni.non mi interessano i rapporti umani mi interessa difendere il pianeta terra dal grande nemico :l essere umano.l umanita è la malattia.HEMEN NAGO!

  6. no ai dogmi scrive:

    Nulla da salvare? I preservativi, le scarpe e i calsini, gli assorbenti e i reggiseni, gli spazzolini da denti, l’LSD, il vino, la tecno (intendo la musica)…
    Che palle sti bacchettoni! La realtà è bella e complessa: i ragni fanno la tela e così modificano il loro ambiente, gli uccelli fanno il nido, gli enzimi scompongono le sostanze producendo H2O, CO2, acidi, ecc.
    L’uomo fa lo stesso. Il punto è saper osservare senza dogmi la realtà: se si rischia la scomparsa, la distruzione della terra, l’estionzione di molte speci, il nostro intervento deve rientrare in simbiosi con la natura, così come quello di ragi uccelli e microbi, ma non per questo deve essere annientato.
    Io sono uno di coloro che sostiene che l’idea ottocentesca di ridistribuzione e riappropriazione sia sbagliata, che non tutto può essere salvato, che ci sono un sacco di cose di cui non ci si può e non ci si deve appropriare, ma che bisogna semplicemente fare a pezzi…ma passare dall’idea che bisogna salvare tutto all’antitesi che bisogna distruggere tutto mi sembra essere succubi di una certa mentalità dualistica e manichea che ha probocato fin troppi vantaggi a questo sistema di merda…

  7. hell is the city scrive:

    no ai dogmi il problema è che ci siamo spinti troppo oltre,adesso è difficile tornare indietro.le tue sono belle parole e anche giuste ma purtroppo quasi nessuno la pensa come te.lo stile di vita umano è “nasci,distruggi e muori” e mi sembra che le cose vanno sempre peggio.ho sentito tante volte la storia dell equilibrio della natura ma qui non si tratta di ragnatele,gli esseri umani hanno distrutto intere foreste,hanno inquinato l aria,il mare i fiumi,hanno schiavizzato gli animali e anche altri umani,hanno messo i confini alla nuda terra e l hanno coperta di cemento e tutto questo per i loro scopi meschini.sono accecati dai soldi e dalla brama di potere.non odio tutto,anche a me piacciono molte cose ma poi penso…ad ogni peccato un sacrificio.the human race is a disease,a cancer of this planet.is a plague.

  8. no ai dogmi scrive:

    Si, ma dire che allora va fatto l’esatto opposto e non c’è nulla da salvare è una risposta dogmatica. Cadi subito da una tesi alla sua antitesi, senza renderti conto che così la rafforsi e basta…

    leggiti questa discussione sul forum:

    http://www.anarchaos.org/forum/viewtopic.php?f=7&t=4083&sid=32b2f391a9433ca4fe38b3289b7b6bbc

  9. hell is the city scrive:

    no ai dogmi forse ho esagerato ma non ne posso piu.e chi è che non si contraddice almeno una volta,pensa a greenpeace:sono ambientalisti e anti-abortisti allo stesso tempo come è possibile? non lo so.con tutti questi discorsi alla fine si arriva a un punto morto.ti consiglio di leggere l articolo “la nave dei folli” di Ted Kaczynski su questo stesso sito,lo ritengo un esempio importante.è vero che l unica vittima della mia ribellione sono io ed è anche vero che se odi il fascismo e fai un genocidio di fascisti diventi come loro ma è anche vero che l umanita non ha imparato niente dai propri errori.sarebbe cosi facile vivere bene.fra poco finiranno le risorse e ci sara la terza guerra mondiale forse la distruzione totale.ci sarebbero tante cose da salvare ma al tempo stesso forse ce lo meritiamo.non voglio uccidere nessuno (forse mi hai frainteso), ma bruciare qualche concessionario di auto non sarebbe una cattiva idea.”man against man… they kill each other…i have no faith”.HELL-O.

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