set 05 2010

Da una lettera dal carcere di Francesco Catgiu

Francesco è stato di nuovo trasferito da Cagliari a Secondigliano, dalle sue parole confuse emerge il suo carattere sempre solidale con gli altri prigionieri, la sua combattività e la volontà di denunciare soprusi e angherie, nonché i diretti responsabili.

<<…io al piano terra, 5^ sezione. A fianco c’è la 4^ riservata alle attese di visite mentali.

Questa estate era piena, e senza luce l’11^ e 12^ cella. Oggi 24 agosto stavano picchiando un africano, dalle sue grida come non intervenire? Ho gridato io e chiuso.

Telefona a Stefano Dell’Aquila e a Ciambriello che così abbandonati senza luce li ammazzano tutti, è colpa di Luigi Pezzone medico reparto e Peppe Bariscelli infermiere.

Spiega ad Antigone che questa 4^ sezione “Caruso” l’avevano fatta chiudere e aggiustata…in soli tre anni 173 morti…>>

Facciamo sentire la nostra vicinanza a Francesco, non lasciamolo solo nella sua quotidiana lotta contro l’autorità e le angherie degli indegni secondini.

Meglio scrivere con Raccomandata A.R. in quanto spesso gli rubano la posta:

Francesco Catgiu

Via Roma verso Scampia, 250

80144 Secondigliano ( Napoli)

noialtri

4 settembre 2010

set 05 2010

L’insurrezione che non verrà…

Una “non recensione” de “L’insurrezione che viene”
[...] Non ho letto L’insurrezione che viene, ma conosco altri testi di Tiqqun e delle sue successive filiazioni (Teoria del Bloom, La comunità terribile, Elementi per una teoria della Jeune-Fille, Introduzione alla guerra civile etc.) e devo ammettere di esserne rimasto affascinato, inizialmente. Tuttavia, al di là del forte impatto emotivo (legato, credo, al fatto che la condizione esistenziale dell’uomo “capitalizzato” contemporaneo vi è tratteggiata, sul piano descrittivo, in modo impeccabile) e delle indubbie capacità affabulatorie degli Autori, ad una riflessione più attenta l’impianto teorico complessivo mi è parso debole, oltre che alquanto eclettico (un mix di elementi presi da Foucault, Debord, Cesarano, Agamben etc.).

L’errore fondamentale di Tiqqun, a mio avviso, è quello di spostare le contraddizioni del capitalismo odierno interamente al livello dell’individuo, e di perdere di vista il terreno sociale e di classe. Sulla scia di Camatte (che pure aveva scritto cose interessanti a cavallo degli anni ’60 e ’70), Tiqqun concepisce il capitale in termini eminentemente idealistici: da insieme complesso di rapporti materiali incentrati sullo sfruttamento e sull’alienazione dell’attività umana, quest’ultimo è ridotto a «somma di tutte le rappresentazioni», una sorta di totalità eterea e indistinguibile che permea di sé ogni cosa: la realtà sociale e gli individui. È però soprattutto, per non dire esclusivamente, all’interno di questi ultimi che viene dislocata la contraddizione. In ogni caso, il capitale finisce con l’essere identificato a un puro dominio politico (come, del resto, si può riscontrare in un autore come Negri, apparentemente lontano dai “tiqqunnisti”): un sistema di controllo sociale pervasivo e capillare, poggiante sui due pilastri dello Spettacolo e del Biopotere – l’Impero.

Andando al sodo, ci troviamo di fronte al tentativo di giustificare teoricamente una sorta di “alternativismo” radicale. Riporto, a questo proposito, un brano del “solito” Gilles Dauvé:

«Appel e L’insurrection qui vient dipingono un capitalismo che, dopo avere desertificato la vita intera, avrebbe esaurito tutte le sue risorse; all’interno di questo contesto, iniziare fin d’ora a vivere in modo diverso, sarebbe dunque di per sé una pratica sovversiva.

«A essere obliterata è, né più né meno, quella rottura del continuum storico che prende il nome di rivoluzione. Malgrado la loro opposizione all’altermondialismo, queste tesi ne condividono nella sostanza il rifiuto della globalità e della distruzione del potere politico centrale. Esse lasciano intendere che sia possibile conquistare il potere sulla propria vita a livello locale, rimpiazzando una futura rivoluzione sociale con milioni di rivoluzioni personali e micro-collettive» (Dalla Sinistra  comunista alla “comunizzazione“).

Faber

«Nel corso dei quindici anni rappresentati simbolicamente dalla data del ‘68, apparve una differente prospettiva (…): il rifiuto della forma-partito e dell’organizzazione sindacale; il rigetto di qualsivoglia fase di transizione volta a creare le basi del comunismo, considerate già pienamente esistenti; l’esigenza di una trasformazione della vita quotidiana – del nostro modo di mangiare, abitare, spostarci, amare etc.; il rifiuto di ogni separazione tra rivoluzione «politica» e rivoluzione «sociale» (o «economica»), nonché della separazione tra la distruzione dello Stato e la creazione di un nuovo genere di attività portatrice di rapporti sociali differenti; la convinzione, infine, che ogni forma di resistenza al vecchio mondo che non lo intacchi in modo decisivo e tendenzialmente irreversibile, finisca inevitabilmente per riprodurlo. Tutto ciò può essere riassunto in un’espressione ancora insoddisfacente, ma che adottiamo a titolo provvisorio: la rivoluzione come comunizzazione.» (Karl Nesic, L’appel du vide, 2003).

«(…) la rivoluzione non ricerca il potere, ma ha bisogno di poter realizzare le sue misure. Essa risolve la questione del potere perché ne affronta praticamente la causa. È rompendo i legami di dipendenza e di isolamento che la rivoluzione distrugge lo Stato e la politica, appropriandosi di tutte le condizioni materiali della vita. Nel corso di questa distruzione, sarà necessario portare avanti misure che creino una situazione irreversìbile. Bruciare le navi, tagliarsi i ponti alle spalle. La vita nova è la posta in gioco e, al contempo, l’arma segreta dell’insurrezione: è dalla capacità di sovvertire le relazioni materiali e trasformare le forme di vita che dipende la vittoria.

«La violenza rivoluzionaria sconvolge gli esseri, e rende gli uomini artefici del proprio divenire. Essa non si riduce a uno scontro frontale, reso improbabile dall’evidente squilibrio di forze esistente; e gl’insorti scivolerebbero sul terreno del nemico se adottassero una logica militare tout court. La guerra sociale mira piuttosto a dissolvere che a conquistare. Non temendo di mettere in gioco passioni, immaginazione e audacia, l’insurrezione si fonda sulla dinamica dell’autogenesi creativa.» («NonostanteMilano»)

Les Mauvais Jours Finiront

ago 21 2010

Il Movimento Operaio Anarchio nel Perù (1890-1930)

Joël Delhom
Université de Bretagne-Sud
CRELLIC-LIRA

Relazione presentata nel Congresso annuale della Society for Latin American Studies, University of Birmingham, 6-8 Aprile 2001, sessione Labour History and the History of Labour in Latin America

L’auge economico, tuttavia, produsse un nuovo tipo di lavoratore urbano-industriale o rurale-industriale, sociologicamente differente dell’artigiano o del contadino tradizionali e sottomesso a nuove forme di relazioni lavorative. Guidato dall’esperienza dei suoi primi conflitti e per una stampa liberale radicale che propugnava la costituzione di Sociedad de Resistencia, quel proletariato adottò gradualmente nuove forme di lotta ed organizzazione, lontane del classico mutualismo. Questo entrò in una tappa di decadenza a partire da 1910, mentre le prime organizzazioni anarchiche orientavano i conflitti lavorativi del proletariato, opporsisi alla strategia della Confederación de Artesanos “Unión Universal” (CAUU). Egemonico fino a 1920, l’anarco-sindacalismo incominciò allora ad essere discusso dai marxisti che conquistarono la direzione del movimento operaio a partire da 1926.

Nascita del sindacalismo anarchico

È probabile che l’immigrazione di alcuni militanti operai aiutassero all’organizzazione del proletariato peruviano; si è menzionato per esempio a due spagnoli, ad un argentino ed un cileno. Più tardi, nel 1912, anno in cui si organizzò uno sciopero generale, arrivarono anche due italiani così come un argentino, e tre delegati della Federación Obrera Regional Argentina. Ma l’impulso organizzatore non venne dallo straniero. Dalla fine del XIX secolo, esistevano legami tra alcuni dirigenti operai e la massoneria o, in forma più ampia, con gruppi di propaganda liberale,che si impegnarono ad elevare la condizione intellettuale, morale ed economica dei lavoratori. È un aspetto che merita investigazioni ulteriori, benché siano già abbastanza significative le relazioni tra il dentista Christian Dam, membro della Gran Logia Masónica del Perú, ed il panettiere Manuel Caracciolo Lévano, uno dei più importanti militanti anarco-sindacalisti; tra il giornalista direttore di La Idea Libre, Glicerio Tassara, e il gruppo che editò La Protesta; tra il musicista José B. Ugarte ed il Centro di Studi Sociali 1° de Mayo. La Lega de Libres Pensadores, creata da C.Dam, si dedicava all’educazione e all’assistenza dei lavoratori; d’altra parte, Dam e Ugarte erano stati membri fondatori del partito radicale Uniòn Nacional, creato dallo scrittore Manuel González Prada nel 1891 ed il cui programma ostentava un chiaro compromesso sociale. Un ruolo nel lavoro di coscientizzazione ed educazione di classe ebbero allora alcuni pubblicazioni liberali di critica sociopolitica: La Luz Eléctrica (1886-1897), Integridad (1889-1891), Germinal (1889; 1901-1906), El Libre Pensamiento (1896-1904) e La Idea Libre (1900-1920), prima che apparissero organi di chiaro orientamento anarchico: Los Parias (1904-1910), La Simiente Roja (1905-1907?), El Hambriento (1905-1910?), Humanidad (1906-1907), El Oprimido (1907-1909?) e La Protesta (1911-1926).

Il primo caso di azione rivendicativa che utilizza lo sciopero come mezzo di pressione è lo sciopero dei tipografi per il miglioramento salariale del dicembre 1883. Ma fu probabilmente lo sciopero dei panettieri di Lima, nel gennaio del 1887, quello che ebbe maggiori ripercussioni conducendo alla creazione, in aprile dello stesso anno, della Sociedad Obrera de Panaderos “Estrella del Perú”, un’organizzazione che svolse un ruolo precursore nella formazione della coscienza di classe del proletariato. Nel 1896 avvenne il primo grande conflitto industriale: lo sciopero dei tessitori di Vitarte (agosto), seguito dai movimenti dei tabaccai (settembre), dei tipografi (settembre), e dei pasticcieri della capitale. Gli operai di quelle industrie incominciavano già ad essere influenzati da alcuni leader anarchici. I tabaccai, per esempio, non mancarono di distruggere il nuovo macchinario che causava disoccupazione. Questo tipo di azioni luddiste erano eccezionali, ed i lavoratori normalmente ricorrevano alla mediazione di politici (deputati, ministri e perfino presidente della Repubblica), il che non ostacolava comunque una severa repressione. Il nuovo secolo si aprì a Lima con lo sciopero degli autisti nel gennaio 1900 e, soprattutto, con il vittorioso sciopero dei panettieri in aprile-maggio del1901. Benché ricorressero anche a commissioni di mediazione, questi ultimi organizzarono in forma esemplare la solidarietà di categoria e tentarono di ostacolare il funzionamento delle imprese di panificazione. Il 1904, anno di forte rialzo dei prezzi dei beni di sussistenza, fu determinante per la maturazione ideologica: la Sociedad Obrera de Panaderos, diretta da Manuel C. Lévano disaderito della CAUU iniziò a chiamarsi Federaciòn de Obreros Panaderos ”Estrella del Perù”, facendo il primo passo verso un sindacalismo moderno che rappresentasse gli interessi del proletariato. La separazione si doveva al rifiuto delle pratiche collaborazioniste della Confederaciòn de Artesanos. I panettieri adottarono come obiettivo la giornata di otto ore e celebrarono nel 1905, per la prima volta nel paese, la festa del Primo Maggio. Nel marzo del 1904 incominciò anche ad essere pubblicato a Lima il mensile Los Parias, che fu la prima pubblicazione anarchica importante del paese. Animata principalmente da M. González Prada, la rivista era favorevole al sindacalismo ed aspirava al “comunismo proletario.” In maggio, lo sciopero dei braccianti del Callao, oltre a costare la vita ad un lavoratore, costituì un’importante esperienza di lotta e di solidarietà di classe, benché la mobilitazione terminò grazie all’intervento del presidente Andrés A. Caceres.

Contributo concettuale di González Prada

Tutti gli storici menzionano il ruolo determinante di Manuel González Prada nella formazione ideologica dei lavoratori del Perù, ma fino ad ora non è stato analizzato attentamente il livello del sua contributo. Dalla fine degli anni 80 dell’800, González Prada si era guadagnato una fama nemico delle oligarchie, del caudilismo e del clero. Quando ritornò dall’Europa, nel 1898, la sua popolarità crebbe grazie al tono molto radicale delle sue critiche al potere. Nel suo discorso di agosto del 1898 nella sede dell’Uniòn Nacional, il saggista aveva designato gli operai ed i contadini come la parte sana del paese. La settimana seguente, il suo amico C. Dam lo invitò a tenere un’altra conferenza nella Lega de Libres Pensadores, che però fu ostacolata dal governo. Ideologicamente, il pensiero dei due uomini evolse similmente, passando del liberalismo radicale all’anarchismo, del quale furono alcuni dei primi propagandisti a Lima. La Lega svolgeva un ruolo di educazione popolare e coscientizzazione politica mediante riunioni pubbliche nelle quali partecipavano intellettuali e lavoratori. G. Prada scrisse alcuni articoli per il settimanale El Libre Pensamiento, l’organo della Lega e, a partire dal 1902, lo scrittore strinse le sue relazioni coi circoli operai e sembra che stesse in contatto epistolare con vari leader provinciali.

Dall’ottobre del 1904 al Luglio del 1909, egli esercitò un’influenza diretta nell’incipiente movimento anarchico, scrivendo assiduamente, sotto pseudonimi o in anonima, nel mensile Los Parias. È molto significativo che, il 1° maggio del 1905, la Federaciòn de Obreros Panaderos l’invitasse a pronunciare una conferenza che fu di grande importanza nella storia sociale del paese. Si tratta del discorso conosciuto come “El intelectual y el obrero”, nel quale egli affermava la necessità dell’unione solidale di tutti i lavoratori senza distinzione di classe sociale nella prospettiva di una futura rivoluzione. In questo discorso si definiva anche il ruolo dell’intellettuale nella sua relazione con le masse:

“Quando auspichiamo l’unione o alleanza dell’intelligenza col lavoro non pretendiamo che, a titolo di una gerarchia illusoria, l’intellettuale si eriga a tutore o guida dell’operaio. E’ all’idea che il cervello eserciti una funzione più nobile del muscolo, dobbiamo il regime delle caste [...].”

Questa idea, che sigillò la solidarietà tra i giovani universitari della classe media ed i proletari, fu adottata più tardi da Víctor Raúl Haya de la Torre nel suo “Fronte dei lavoratori manuali ed intellettuali”. La proposta di un fronte rivoluzionario multi-classista prendeva in considerazione la specificità di un paese come il Perù, dove il proletariato urbano era scarso e quello rurale si sentiva completamente emarginato della società, mentre una crescente classe media aspirava a consistenti trasformazioni sociali. Quella prima celebrazione della solidarietà internazionale dei lavoratori costituì una pietra miliare nell’evoluzione dell’operaismo peruviano verso il sindacalismo. Si fissò come meta comune l’ottenimento della giornata di otto ore “dando così inizio ad un maggiore e nuovo impulso tanto nel movimento operaio capitalino quanto in certi settori minerari e costieri agricoli” (Yepes del Castello).

L’anno seguente, informato di quello che succedeva in Francia, G. Prada difese in un articolo di Los Parias la campagna per la giornata di otto ore, obiettivo che era stato già compreso negli statuti della Federaciòn de Obreros Panaderos dal 1904. In questa occasione, i panettieri avevano convocato uno sciopero generale che fu parzialmente riuscito. È interessante sottolineare l’argomentazione di G. Prada:

“Secondo l’iniziativa che sembra derivata dai socialisti francesi, tutte le manifestazioni che fanno oggi gli operai devono convergere a creare un’irresistibile agitazione per ottenere la giornata di otto ore. Certo, per l’emancipazione integrale sognata per l’anarchia, questo non vale molto; ma in relazione allo stato economico delle nazioni ed allo sviluppo culturale degli operai, significa moltissimo: è esso un gran salto in avanti in un terreno dove non si può nè camminare nè seminare (ndt: ?). Se la rivoluzione sociale deve verificarsi lentamente o passo per passo, la conquista delle otto ore deve guardarsi come un gran passo; se deve realizzarsi violentemente ed in blocco, la diminuzione del tempo dedicato ai compiti materiali è una misura preparatoria: alcune delle ore che il proletariato dedica oggi all’utilizzo delle sue braccia potrebbe consacrarli a coltivare la sua intelligenza, facendosi uomo cosciente, conoscitore dei suoi diritti e, quindi, rivoluzionario. Benchè l’operaio conti su molti nemici, il maggiore si trova comunque nella sua ignoranza.

L’autore assegna quindi all’auto-educazione un valore rivoluzionario, così come lo diventano tutte le misure che possono favorirla in un obiettivo valido di lotta, a condizione che non si perda di vista la meta finale. Da questa prospettiva, più ampia di quella puramente economica, rompere l’alienazione individuale è una condizione sine qua non dell’emancipazione collettiva. Al contrario di molti anarco-sindacalisti predomina in G. Prada una concezione alquanto individualista, che non fa del sindacato la prefigurazione della società futura. Comunque, il suo pensiero si mantiene vicino alla linea dell’anarchismo sindacalista auspicato da P. Kropotkin e F. Pelloutier, per i quali le riforme parziali sono innanzitutto l’occasione di fomentare lo sciopero generale rivoluzionario. In forma pragmatica, il sindacato costituisce una scuola di anarchismo, instillando negli individui un’esperienza di lotta solidale ed anti-autoritaria. D’altra parte, la posizione dello scrittore non può essere considerata sindacalista-rivoluzionaria dato che non rispetta la neutralità ideologica del sindacato richiesta dalla Carta di Amiens di 1906. L’articolo che scrisse in occasione del 1° maggio di 1907, celebrato simultaneamente in Il Callao ed a Lima, mostra la sua diffidenza verso la lotta per riforme immediate, giudicate abbastanza illusorie poiché non colpiscono i fondamenti dello sfruttamento. Quel testo, scritto vari mesi prima del congresso anarchico internazionale di Amsterdam, (agosto di1907), anticipa le critiche dirette da Errico Malatesta al sindacalismo rivoluzionario difeso da Pierre Monatte. Come l’anarchico italiano, G. Prada si fida più della solidarietà morale generata per un ideale comune che nella solidarietà economica; non prende il sindacalismo solo come un fine in sé stesso, bensì come uno dei mezzi di azione per arrivare alla rivoluzione anarchica, che sorpassa ampiamente gli interessi di una sola classe e si propone invece la liberazione integrale dell’umanità oppressa, economicamente, politicamente e moralmente. Il fatto che G. Prada non abbia contribuito a La Protesta potrebbe essere interpretato come un disaccordo con l’orientazione anarco-sindacalista del giornale.

Nel giugno del 1906, pubblicò un articolo di chiarimento ideologico nel quale spiegava le differenze tra il socialismo che qualifica “riformista ed autoritario”, e l’anarchismo, spesso confusi dagli attori del movimento sociale peruviano. Avverte allora:

“Tra socialisti e libertari possono capitare marce convergenti o azioni in comune per un obbiettivo immediato, come succede oggi con la giornata di otto ore; ma mai capiterà un’alleanza durevole né una fusione di principi [...].”

Di fronte ad interpretazioni conservatrici di “glorificazione” del lavoro, insisteva, dunque, nel significato vero del Primo maggio, come celebrazione universale del sacrificio dei Martiri di Chicago. Nel 1909, lo definiva come un giorno privilegiato per dimostrare la solidarietà proletaria nella lotta sanguinosa per la rivoluzione emancipatrice. Respingeva senza ambiguità ogni soluzione riformista e conciliatrice, come la pratica molto frequente dell’arbitraggio politico nei conflitti lavorativi:

“[...] non incorreremo nell’ingenuità o semplicioneria di immaginarci che l’Umanità deve redimersi per un accordo amichevole tra i ricchi ed i poveri, tra il padrone e l’operaio, tra la fune del boia ed il collo dell’impiccato. Ogni iniquità si fonda sulla forza, ed ogni diritto è stato rivendicato col bastone, il ferro o il piombo. Il resto è teoria, semplice teoria.”

Nel novembre del 1906, mentre avevano cessato il lavoro i braccianti del Callao, lo scrittore parteggiò  per lo sciopero generale armato. Mesi più tardi, nel maggio del 1908, dopo il massacro ad Iquique di 600 scioperanti da parte del’esercito cileno, (dicembre 1907), auspicò anche il sabotaggio. Considera questi non solo gli unici mezzi efficaci di lotta contro i capitalisti, ma sostiene anche, come Kropotkin, che ogni lotta armata costituisca una forma di preparazione del popolo per la rivoluzione finale. G. Prada agisce anche da pungolatore quando lamenta il conservatorismo e la mancanza di solidarietà nei sindacati peruviani, ancora sottomessi all’azione politica che divide le masse e debilita la loro azione.

In due articoli pubblicati a gennaio e febbraio nel 1906 in Los Parias, G. Prada denunciò la strategia retrograda e corruttrice della CAUU, qualificata come “tenaglia del politico per prendere l’operaio” e celebrò “l’evoluzione rigenerante” intrapresa dai panettieri con la direzione di M. C. Lévano. Senza ignorare l’esistenza di un settore intermedio, considerava che le società si dividono essenzialmente in due classi nemiche “quella dei possessori e quella dei diseredati” o, detto con altre parole, “gli sfruttatori” e “gli sfruttati”. In quell’ultima, a cui che attribuisce una missione storica di rigenerazione, distingueva tra “servi” e “proletari”, cioè tra contadini, in situazione neo-feudale, ed operai. Gli artigiani di Lima, lavoratori proprietari dei propri mezzi di produzione e spesso padroni di altri operai, li identificava come alleati degli sfruttatori. Ma quello che desiderava G. Prada era che si producesse una presa di coscienza di quella classe intermedia affinché essa si unisse agli altri lavoratori e rigenerasse il Perù:

Dalla finali del 1890, G. Prada va denunciando il carattere iniquo del capitalismo che sfrutta il lavoratore e lo mantiene nella miseria: “Mercè delle società anonime, tutto è stato monopolizzato ed è goduto da un piccolo circolo di trafficanti egoisti e ingordi.”. Egli enfatizza la disuguaglianza fondamentale che caratterizza la relazione di produzione moderna e che la rende moralmente inaccettabile:

“Dove c’è cambio di denaro per forza muscolare, dove uno paga il salario e l’altro lo riceve in rimunerazione di lavoro forzoso, lì esiste un padrone ed un servo, uno sfruttatore ed uno sfruttato. Ogni industria legale si riduce ad un furto legalmente organizzato.”

Mostrando la continuità storica dello sfruttamento (schiavitù, vassallaggio, proletarizzazione), affermava che il produttivismo capitalista trasforma il lavoratore in proletario, cioè in macchina di carne ed ossa, nella forma più finita dell’alienazione. Distingueva così in due tipologie l’attività produttiva umana: da un lato, il degno lavoro libero “per trasformare il Globo in una dimora comoda e salubre, concedendosi le ore necessarie al sollazzo, all’istruzione ed il sonno” e, dall’altra parte, il vile sfruttamento che consiste in “lavorare e sfruttarsi affinché altri usufruiscano dei benefici [...] non conoscendo altri piaceri che il sorso di acquavite e la procreazione.”

Sottolineava egli poi la doppiezza del discorso ideologico dominante, che tende a mascherare la realtà grazie all’alleanza complice di intellettuali e capitalisti: “[...] nelle società moderne il letterato ed il capitalista sfruttano l’ignorante e l’operaio, ipocritamente, predicando il gran valore dell’amore al prossimo, parlando di libertà, uguaglianza e fraternità.”. Da lì l’importanza del suo discorso “El intelectual y el obrero”, che cerca di cambiare l’alleanza delle classi medie istruite con l’oligarchia in beneficio dei settori popolari.

Nel 1905 segnalava anche la spoliazione realizzata dall’imperialismo economico nordamericano con la difesa del modello agro-esportatore promosso dall’oligarchia nazionale. Anticipava così il discorso antimperialista, che prevalse a partire dagli anni ’20. D’altra parte, oppose le politiche restrittive dei paesi industrializzati in materia di immigrazione lavorativa alle sue aggressioni coloniali a nome del liberalismo economico, sottolineando il carattere mondiale del processo di proletarizzazione.:

“Per introdurre i suoi tessuti, il suo oppio, il suo alcool e la sua Bibbia, le grandi potenze aprono a cannonate Asia ed Africa; ma vogliono chiudere le loro porte non solo al giallo ed al nero, ma anche al bersaglio senza una borsa strapiena di oro.”

Di lì la sua posizione internazionalista, conseguenza logica della solidarietà di classe:

“Le moltitudini hanno appena visto che il commercio non ha patria; che, nonostante l’Alsazia e la Lorena, il francese ricco è fratello del capitalista tedesco, allo stesso modo come, nonostante Tacna ed Arica, la zuccheriera peruviana è amica e compatriota del latifondista cileno. Tutti i grandi ladri costituiscono una massoneria internazionale, formano una casta sparsa nel globo, ma strettamente unita per lottare col suo nemico comune: il proletario.”

L’intellettuale rivoluzionario aspirava chiaramente al modello politico più ugualitario che potesse concepire, quello del comunismo libertario teorizzato da Kropotkin, Malatesta ed Elisée Reclus, la cui posizione era “ad ognuno secondo le sue necessità.” La posizione anarchica di G. Prada influenzò il movimento operaio anche riguardo allo Stato ed alla Chiesa, analizzati come complici attivi dello sfruttamento capitalista.

Apogeo e crisi del movimento operaio anarchico

I lavoratori inizialmente più influenzati per l’anarchismo furono soprattutto i panettieri ed i tipografi, ma anche i sarti, calzolai e scalpellini; più tardi furono molto attivi i lavoratori del settore tessile che riuscirono ad avere influenza sui braccianti delle valli agricole vicine alla capitale. Nel 1907, esisteva già a Lima il Centro di Studi Sociali “Humanidad”, molto frequentato dai tessitori di Vitarte. Deve anche menzionarsi il Centro Socialista 1° de Mayo col suo organo El Oprimido, a cui partecipò spesso il dentista C.Dam e che nel 1908 si fuse con il gruppo ”Humanidad”, dando origine al Centro di Studi Sociali 1° de Mayo. A Lima avviò la sua attività il Centro Razionalista Francisco Ferrer che editava il mensile Pàjinas Libres, nome che riprende il titolo del primo libro di González Prada (Parigi, 1894). Il gruppo Luchadores por la Libertad che riuniva i più distanti militanti operai ed ad alcuni intellettuali, pubblicò a partire del febbraio 1911 il giornale La Protesta. Questo ebbe un’attiva funzione nella formazione ideologica e nell’organizzazione dei lavoratori: è da notare che si costituì un Comitè de Preparaciòn Sindical nel Luglio del 1911. L’anarchismo attecchì anche nelle province, particolarmente nelle località di Huacho, Sayán, Burrone, Trujillo, Chiclayo, Ica… Quell’influenza tra i lavoratori dei campi è un aspetto che dovrebbe essere studiato più approfonditamente, come anche la questione degli indigeni affrontata dalla stampa proletaria. Ad Arequipa si costituì nel 1905 il Centro Social Obrero. Vari giornali furono editati a Chiclayo. Qui fu fondata la Confederación de Obreros 1° de Mayo nel 1907. A Trujillo apparve La Antorcha e si fondarono Centri di Studi Sociali come ”Luz” e ”Hijos del Pueblo”. A Huacho fu creata il Centro di Studi Femminili “Luz y Libertad” (1918). Ci fu anche un Centro di Studi a Pomalca, con scuola e biblioteca annessi.

A partire dal 1911, l’influenza anarchica nel movimento operaio diventò predominante. Afferma Pereda Torres: “Il secondo decennio del presente secolo trovò la dirigenza anarco-sindacalista a controllare le principali associazioni di lavoratori delle città di Lima e del resto del paese [...].” Il primo sciopero generale di solidarietà ebbe luogo nell’aprile del 1911 in appoggio ai tessitori di Vitarte; il suo risultatola soppressione del lavoro notturno. Il governo approvò anche nel gennaio del 1911 una legge sugli infortuni sul lavoro di fronte alla pressione operaia. Come conseguenza del conflitto, si fondarono l’Unificacion Obrera Textil di Vitarte nel maggio del 1911 e l’Unificaciòn Obrera Textil de Santa Catalina nel novembre dello stesso anno ”vere organizzazioni sindacali’‘ e ”nuclei di formazione e azione dell’anarco-sindicalismo della città di Lima”, secondo Pereda Torres. Afferma lo storico che ‘‘queste organizzazioni si costituirono in modelli per le associazioni dei muratori, sarti e lavoratori ferroviari, che optarono definitivamente per il sentiero libertario.” Gli scioperi per le otto ore e gli aumenti salariali si succederono ed intensificarono nel 1912 e nel 1913, anni di crisi economica, dando luogo alla costituzione di nuovi sindacati. Nelle zone che si andavano organizzando in società di mutuo soccorso di influenza anarchica ci furono anche conflitti violenti: in aprile, le forze repressive ammazzarono decine di braccianti delle valli agro-industriali di Chicama e Santa Catalina, (Prov. di La Libertad). Finalmente, l’Unión General de Jornaleros del Callao conquistò le otto ore nel gennaio del 1913 grazie ad un nuovo sciopero generale. Si creó allora una nuova federazione, la di Obreros Marítimos del Callao. Di fronte alla moltiplicazione degli scioperi e cedendo alla pressione patronale, il governo del populista Guillermo Billinghurst promulgò nel gennaio del 1913 un regolamento degli scioperi destinato a contrastare i metodi anarchici di azione diretta, benché pretendesse di garantire il diritto di sciopero. Nonostante questo i conflitti si estesero agli operai del petrolio di Talara, Negritos, Lobitos e Lagunitas, nel nord del paese. Lìiniziativa dell’appena creata Sociedad de Galleteros y Anexos, costituì nel marzo del 1913 una prima Federación Obrera Regional Peruana (FORP), che non riuscì però a perdurare. Alla fine dell’anno, i lavoratori poterono costituire una stampa proletaria che funzionò fino agli anni ’30 e che pubblicò numerosi giornali. La propaganda sindacale si intensificò a partire da 1914, a causa del peggioramento delle condizioni di vita e lavoro. Le classi popolari non beneficiavano della bonaccia esportatrice dovuta alla Guerra Mondiale e dovevano anzi soffrire il rialzo esorbitante del prezzo degli articoli alimentari; si organizzarono quindi nuovi sindacati di mestieri, calzolai, muratori, sarti, lavoratori della ferrovia…. Anche la repressione diventò più violenta, uccidendo numerosi lavoratori in varie province nel 1916 e negli anni seguenti. Secondo alcuni storiografi, la FORP fu sciolta e sostituita in dicembre di 1918 dalla prima Federación Obrera Local de Lima (FOLL).

Il 1919 fu l’anno di culmine per l’anarco-sindacalismo in Perù. Un nuovo sciopero generale paralizzò Lima ed Il Callao dal 13 al 15 di gennaio del 1919 fino a conquistare la giornata di otto ore. La Federación de Trabajadores en Tejidos del Perú, costituita in gennaio, fu frutto del movimento, così come la Federaciòn Grafica e quella degli Autisti. Lo sciopero era stato iniziato dai tessitori e fu rapidamente appoggiato dagli altri sindacati, come gli studenti di San Marcos. Víctor Raúl Haya della Torre, il principale leader degli universitari, acquisì in seguito una gran influenza tra i lavoratori tessili grazie alla creazione in 1921 delle Università Popolari González Prada. Un fronte unico di sindacati, associazioni ed organizzazioni popolari, chiamato Comitè Pro-Abaratamiento de las Subsistencias fu costituito dalla Federación de Trabajadores en Tejidos nell’aprile del 1919, per lottare contro l’elevazione del costo della vita. Quel Comitato diretto dagli anarchici Carlos Barba (calzolaio), Nicolás Gutarra, (ebanista), ed Adalberto Fonkén (tessitore), organizzò uno sciopero generale in maggio-giugno che fu duramente represso dalle autorità, con l’omicidio di vari manifestanti (legge marziale). Il 4 Luglio, Augusto B. Leguía approfittò della situazione per impadronirsi del potere in mezzo all’entusiasmo popolare. Quello stesso giorno, il Comite Pro-Abaratamiento occupò il locale della CAUU per trasformarlo nella sede della seconda Federación Obrera Regional Peruana, costituita l’ 8 Luglio 1919 in base ai principi del 1913. In agosto fu costituita la Federación Obrera Marítima y Terrestre del Callao. A partire dagli anni ’20, gli scioperanti si dividevano tra chi applicava l’azione diretta e chi si affidava all’arbitraggio previsto dalla nuova Costituzione per risolvere i conflitti lavorativi. Nel Primo Congeso Local Obrero de Lima ed Il Callao, organizzato in aprile 1921 dalla FORP, fu esposta la questione dell’azione politica dei lavoratori. Sembra che gli anarchici riuscirono a dichiararla incompatibile col sindacalismo ma che non poterono ottenere del Congresso che si pronunciasse in favore del comunismo libertario come obbiettivo dei lavoratori organizzati. Le idee socialiste, divulgate dal 1918, incominciavano già a diffondersi nel proletariato: i sindacati del tessile furono quelli che patrocinarono per la “politica operaia.” Per rinforzare l’organizzazione anarchica, fu immediatamente costituita la Federazione di Gruppi Libertari che realizzò a carico di La Protesta. Nel 1922, l’esito dello sciopero della Federación de Motoristas y Conductores (settembre) diede luogo alla creazione, in novembre, di una seconda Federación Obrera Local de Lima (FOLL) nella quale ”si accentuò la polemica tra anarchici e socialisti.” Nel Maggio 1923 uscì il primo numero di Claridad, l’organo dalla FOLL e della Juventud Libre del Perú , fondato da Haya della Torre e diretto per José Carlos Mariátegui a partire dal 1924, dopo la deportazione di Haya (ottobre ’23).Nell’Ottobre del’ ’23 i sindacati e gli studenti uniti riuscirono ad ostacolare la consacrazione del Perù al cuore di Gesù.

A partire da 1924, con la rielezione di Leguía, la repressione diventò più feroce e l’influenza socialista attecchì nella FOLL. I tessili, seguiti dagli autisti, elettricisti, grafici ed altri più, abbandonarono l’anarco-sindacalismo. Avevano contribuito a propagare il marxismo-leninismo le Università Popolari, nelle quali gli anarchici videro presto delle scuole per l’ambizione e dei mezzi per infiltrare idee riformiste nel proletariato. Sintomo della gravità della frattura ideologica, fu che la FOLL non invitò i gruppi libertari alla commemorazione del 1° Maggio del 1925 (Pareja1978:63). Gli anarchici, particolarmente i muratori e falegnami, cercarono invano di creare una nuova organizzazione operaia libertaria. Infine, agli inizi del ’26 terminò la pubblicazione de La Protesta ed in settembre uscì il primo numero dalla famosa rivista Amauta. A metà del 1926 incominciarono i preparativi per il Segundo Congreso Local Obrero di Lima ad iniziativa dei Trabajadores en Tejidos. Questo ebbe luogo con la direzione di Arturo Sabroso a partire dal gennaio 1927, ma senza la partecipazione degli anarchici. Il Congresso si pronunciò in favore del sindacalismo rivoluzionario senza orientazione ideologica definita. Nel giugno 1927 la repressione governativa destrutturò le organizzazioni operaie imprigionando o confinando i suoi principali leader. Nell’ottobre dell’anno seguente fu costituito il Partito Socialista del Perù e, nel maggio del ’29, la Confederación General de Trabajadores del Perú il cui primo Segretario Generale fu Julio Portocarrero, operaio tessile di Vitarte, ex-anarco-sindacalista e membro fondatore del Partito Socialista.

Alcuni commenti storiografici

Gli storici hanno cercato di spiegare la perdita di influenza dell’anarco-sindacalismo a partire da 1920. Secondo Denis Sulmont, che studia poco il periodo anteriore nei suoi libri, l’ideologia anarchica prosperò “quando i lavoratori non disponevano per le sue rivendicazioni di un’altra alternativa”, permettendo l’organizzazione e la presa di coscienza di classe. Ma rappresentò dopo:

[...] piuttosto un freno allo sviluppo della classe lavoratrice verso livelli superiori di organizzazione e coscienza. La strategia di azione diretta degli anarchici dimostrò i suoi limiti sbattendo contro l’apparato repressivo dello Stato e le manovre politiche della borghesia, senza offrire alternative per il proletariato.”

Sebbene la conquista della giornata di otto ore rappresentò una vittoria per l’anarco-sindacalismo, significò anche il suo intrappolamento posteriore. In effetti, la propaganda anarchica aveva segnalato che lo sciopero generale era il preludio della rivoluzione sociale e della liberazione dei lavoratori. Tuttavia, ottenuta un’importante conquista immediata, continuava comunque il potere della borghesia e lo sfruttamento capitalista. L’insufficienza del progetto anarchico e del “sindacalismo rivoluzionario” che pretende di fare direttamente la rivoluzione mediante i sindacati, si manifesterà più nitidamente dopo del fallimento della lotta per il calo delle sussistenze.

La stessa argomentazione era stata avanzata in 1972 da Ernesto Yepes del Castillo, che parla della perdita di influenza dell’anarchismo a livello internazionale:

“Sotto l’impulso delle nuove orientazioni ideologiche la classe operaia si andò staccando dei suoi retrogusti anarchici. La stessa crisi che negli anni del post-guerra soffriva l’anarco-sindicalismo a livello mondiale, non tardò a presentarsi nell’anarchismo locale che, dall’altro lato, ottenuta la giornata di 8 ore, trovò vuoto il suo arsenale rivendicativo.”

Anche Hugo García Salvatecci, buon conoscitore dell’anarchismo, nello stesso anno arrivava ad affermazioni perentorie:

“Dando una visione di insieme, possiamo dire che l’Anarchismo peruviano prese le idee centrali dell’Anarchismo europeo. Ereditò anche i suoi difetti: abuso di retorica e mancanza di coesione. Soccombette, soprattutto, per le sue polemiche interne. Non riuscì ad amalgamarsi. Combatté il caudillismo ed il dogmatismo, ma finì cadendo in essi. Inoltre, a differenza che in altri paesi, nel Perù non ebbe mai un consenso popolare.”

Tuttavia, riconosce che “La tirannia di Leguía ostacolò il raggio della sua azione.” Un altro commento di Sulmont,  nell’80, coincide con quell’ultimo ed apporta elementi economici interessanti:

“A partire da 1926, si moltiplicarono i licenziamenti e chiusure di fabbriche e la borghesia si mostrò più intransigente di fronte ai richiami. Nel ’27, i conflitti acquisirono proporzioni allarmanti. Allo stesso tempo, molte lotte sindacali fallirono e gli operai persero varie delle conquiste anteriori. La repressione contro i dirigenti del movimento operaio mise fine all’apoliticismo anarco-sindacale.”

Anche la repressione è una spiegazione proposta per Yepes del Castillo:

“Più tardi, con l’arrivo di Leguía al potere, i risultati organizzativi ancora recenti e non molto profondi, furono definitivamente liquidati. Utilizzando un’astuta demagogia, il Presidente della ‘Patria Nueva’ si ricoprì inizialmente di una veste popolare al fine di appoggiare – ampliando – le basi di un sostentamento politico che gli permettesse di affrontare con successo l’egemonia civilista. Ma più tardi, passata la crisi politica e consolidato il potere, sistematicamkente ed implacabilmente riuscì a rompere i supporti del movimento lavorativo distruggendo i suoi quadri dirigenti.

[...] Così, i leader anarchici, diversi furono deportati verso l’Europa. In altri casi, Leguía riuscì a cooptare ad alcune delle figure di questo movimento [...]. Il resto, con distinta fortuna, finì in generale orientandosi verso una delle due grandi correnti che incominciarono a differenziare la scena politica peruviana: il nazionalismo di corte populista [aprismo] ed il socialismo.”

Sulmont segnala anche la “confusione e divisione” che produsse il discorso populista di Augusto Leguía a partire da Luglio di 1919 nei settori popolari, benché “gli operai che appoggiarono a Leguía furono rapidamente delusi” poiché nel 1920 iniziò una brutale repressione contro le organizzazioni sindacali”, rimanendo l’appena nato FORP “quasi paralizzato.”

Da parte sua, Piedad Pareja ha mostrato nel 1978 che non può spiegarsi la perdita di egemonia dell’anarco-sindacalismo per la categoria socio-professionale dei lavoratori, trasformazione dei mezzi di produzione e conseguente proletarizzazione, poiché questa non ha avuto influenza sull’elezione delle ideologie:

“[...] se osserviamo la distribuzione delle organizzazioni per mestiere e per industria, secondo la loro tendenza politica, [...] possiamo constatare che, indistintamente, artigiani ed operai manifatturieri si inclinano maggiormente prima per una e dopo per un’altra alternativa politica.”

Alcuni marxisti adottano effettivamente una spiegazione molto soggettiva secondo la quale ” l’anarchismo sta più in concordanza con la mentalità degli artigiani ed operai della piccola industria che con la mentalità degli operai del gran industria capitalista” o, detto più chiaramente, l’anarco-sindacalismo è una “dottrina piccolo-borghese.” Pareja segnala anche che, fino agli anni 1920, le elite sindacali furono molto rappresentative della sua base sociale. Sembra allora che il cambiamento ideologico fosse il risultato della crescente influenza tra gli operai di Haya della Torre e di Mariátegui, specialmente per mezzo delle Università Popolari. Nel suo prologo allo studio di Pareja anche César Lévano ha detto che Mariátegui riuscì a “spostare alcuni dei migliori quadri verso il marxismo.”

Si vede bene dunque che non si è spiegato ancora come, solo in quattro o cinque anni, la maggioranza del movimento operaio cambiò orientazione ideologica. Sappiamo solo che influirono la repressione governativa e la propaganda marxista alle quali furono sommersi i leader sindacali. Quindi, è probabile che i lavoratori organizzati non integrassero i fondamenti ideologici dell’anarco-sindacalismo e seguissero docilmente una ridotta élite. Sarebbe interessante, allora, studiare il funzionamento organico dei sindacati ed analizzare le relazioni tra la Federazione di Gruppi Libertari , costituita nel 1921, ed i dirigenti operai dei sindacati. È necessario, dunque, perfezionare le investigazioni ed orientarli verso le modalità di articolazione di una serie di elementi esplicativi, tra i quali si possono citare: la competenza ideologica della corrente marxista ed i suoi mezzi di influenza; l’importanza della disorganizzazione degli anarchici causata dalla repressione governativa; il grado di coscienza ideologica dei delegati operai di secondo piano, cioè quelli che si trovano a dover sostituire i leader imprigionati o deportati, ed anche quello delle masse; l’importanza della trasformazione delle condizioni economiche e politiche negli anni ’20 (leguiísmo) (………) che hanno potuto trasportare un cambiamento di strategia dei settori mezzi ed anche parte dei popolari, cioè una ricerca di nuove alleanze politiche. Quell’implica che si realizzino studi comparativi degli archivi dei principali sindacati per capire i cambiamenti ideologici dentro il movimento operaio. Ha seguito quella prospettiva generale un studio recente di Paulo Drinot a proposito della Federación de Panaderos ad inizi degli anni 1930, nel quale l’autore ha comprovato che:

[...] le crisi economiche e politiche dagli inizi del trentessimo decennio, riducendo la capacità della Federazione ad agire come un’entità mutuata e sindacale, portarono agli operai panettieri ad abbandonare l’apoliticismo tradizionale per stabilire alleanze con gruppi politici, alleanze che potrebbero qualificarsi di micro-populista.

Sarebbe anche utile analizzare il contenuto della “cultura operaia” trasmessa dagli organi di stampa proletaria, realizzare studi comparativi coi casi argentino e spagnolo, etc. Quasi tutto il lavoro di analisi rimane da fare, poiché fino ad ora fu abbozzato solo e, disgraziatamente, distorto per apriorismi ideologici. Si è fatto solo una storia cronologica del movimento operaio e è probabilmente parziale.

Riferimenti bibliografici

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J. Delhom – Movimiento anarquista Perú -

J. Delhom – Movimiento anarquista Perú -

Prima che finisca il secolo, si stabiliscono nuove fabbriche di tessuti di cotone e lana (Lima) Arequipa, Cuzco, di farina, pasta, cioccolato, zucchero, avvinazzate, ghiaccio, fiammiferi, candele, sapone, cappelli, sigarette, acconciature, etc. In 1893 termina di costruire la Ferrovia Centrale ed in 1896 fondono varie compagnie elettriche per costituire le Imprese Elettriche Associate che permettono lo sviluppo del trasporto urbano e della produzione industriale (Pereda Torres)1982:75-82 e Yepes del Castillo,1972:207-219).

Piedad Pareja (1978:53) segnala che alcuni militanti stranieri furono espulsi in ottobre di 1914 e Luglio-agosto di 1916, Daniel Antuniano, Antonio Panades, José Punge e José Chamorro).

In 1896, quattro dirigenti operai dell’impresa tessile di Vitarte furono imprigionati per sei anni per un incendio che non commisero, Pereda Torres,1982:88). Questo poeta, saggista e brillante polemista nacque in una famiglia aristocratica da Lima in1844. Dopo un primo periodo di vincolo col settore progressista del Partido Civil, 1870 -1885, ruppe con l’oligarchia dirigente alla quale incolpò per la sconfitta della Guerra del Pacifico, 1879 -1883, e fondò un partito politico rinnovatore, l’Uniòn Nacional (1891), di tipo liberale federalista il cui progetto democratico si appoggiava sulle classi medie urbane ed aspirava a migliorare le condizioni sociali dei settori popolari, operai e contadini. Per ragioni al quanto oscure, González Prada andò via alla Francia ai pochi giorni della creazione del suo partito. A Parigi, dove rimase sei anni, e dopo a Barcellona e Madrid, arricchì la sua formazione intellettuale e la sua ideologia si radicalizzò. Di nuovo nel Perù, si andò allontanando dall’Uniòn Nacional, il cui elettoralismo lo disgustava, fino alla sua separazione ufficiale in 1902. A partire da 1912 svolse il carico di direttore della Biblioteca Nazionale, al quale rinunciò in 1914 per manifestare la sua opposizione al colpo di Stato del colonello Óscar Benavides. Fu restituito nelle sue funzioni per un nuovo governo costituzionale in1916. Morì a Lima il 22 di Luglio di1918.

Scrivono, per esempio, Denis Sulmont che González Prada fu il “propulsore del pensiero rivoluzionario agli inizi del secolo nel paese, ed uno dei primi intellettuali in unire relazioni con gli operai” (1980:19) e Hugo García Salvatecci che “L’importanza dell’Anarchismo nel Perù si manifesta nell’enorme influenza che esercitò González Prada, durante tanti anni, nella nostra gioventù, e per la sua enorme ripercussione nell’origine del movimento sindacale” (1972:117). Veda anche Pereda Torres (1982:113 sq.), Barba Caballero (1981:72), Pareja (1978:87).

Lo fa parzialmente Pereda Torres (1982:130-140).

Detti articoli antireligiosi furono riuniti nella prima parte dellibro Propaganda y Ataque (G. Prada 1939).

Sull’influenza di G. Prada ad Haya della Torre e Mariátegui, veda il nostro articolo “Manuel González Prada: un enjeu symbolique dans egli Pérou dia années vingt”, Delhom1996).

Il 1° maggio di 1906 era il termine della campagna di agitazione per le otto ore decisa nel XIV Congreso Nacional Corporativo (VIII della Confederazione Generale del Lavoro) e Delibera delle Borse del Lavoro di 1904 in Bourges.

Sulle relazioni tra anarchismo e sindacalismo, veda Maitron (1992:265-330).

Secondo E. Yepes del Castillo, “I primi germogli di anarco-sindacalismo avevano incominciato ad explicitarse verso 1911, con la formazione del gruppo ‘La Protesta’ ed egli chiama ‘Comitato di Propaganda Sindacale”‘ (1972:271).

Veda ugualmente l’articolo “Primo di Maggio” di 1907, G. Prada1940:101-104).

Posteriormente furono rifusi per costituire uno solo.

Scrive alla fine degli ottanta: “Qui non conosciamo la borghesia europea; è, sì, una specie di classe media, intelligente, di buon senso, lavoratrice, cattolica ma indifferente a lotte religiose, amante del suo paese, ma disgustata con la politica che riceve solo danni, delusioni e disonora., G. Prada1976:29).

Sulmont (1977:29, scrive che “la coordinazione politica tra il movimento operaio ed i movimenti campagnoli fu iniziata dai gruppi anarchici.” Pereda Torres studia un po’ quel processo in Huacho (1982:207-214).

Scrive J. Portocarrero: “Nominiamo presidente ad Emilio Ugarte; a Juan Híjar, vicepresidente; ad Enrique Chuti, tesoriere; ad Antonio Guillinta, protesorero, ed altri compagni in più completarono il direttivo.(1987:33-34).

Secondo J. Portocarrero, il tentativo di organizzare la FORP non potè concretarsi (1987:67).

Pereda Torres (1982:199, menziona i seguenti: La Protesta, El Obrero panadero, El Libertario, Plumadas de Rebeldía, El Obrero Textil, La Rueda, El Tranviario, La Voz del Chofer, El Obrero Gráfico, El Pututo, La Reforma.

L’indice generale di prezzi con base 100 in 1913 raggiunge 104 l’anno seguente, 112 in 1915, 123 in 1916; si precipita negli anni seguenti fino a 142 in 1917, 164 in 1918, 188 in 1919 e 210 in1920. Diminuì in 1921 (199) e 1922 (190) (Yepes del Castello,1972:268).

La FOLL “contò tra le sue più importanti basi, con la Federación de Panaderos Estrella del Perú, la Federación Gráfica, la Confederación Ferrocarrilera, la Federación de Zapateros, la Unión de Obreros y Jornaleros del Callao, l’Unión Obrera de Construcción Civil, la Federación de Sastres e distinte Federazioni miniere e operai del Nord, Centro e Sud, etc.”Bisogna aggiungere le organizzazioni del settore tessile.

Negli anni seguenti, diventarono entrambi socialisti.

Da 1918 esisteva un Comitato di Propaganda Socialista integrato da Félix della Valle, César Falcón, J. C. Mariátegui, Luis Ulloa, Carlos del Barzo, Pedro Bustamante ed altri in più. “In dicembre di quello stesso anno, Della Valle, Falco e Marátegui si ritirarono del Comitato davanti alla decisione, considerata per essi prematura, di Del Barzo ed Ulloa di trasformare il gruppo di propaganda in Partito Socialista.(Portocarrero, 1987:70-71).

Ignoriamo quello che succedè con la prima, solo menzionata da Barba Caballero.

Claridad fu sostituita da Solidaridad in settembre di1925.

Sulla repressione, vedasi Portocarrero (1987:122-123; 133-135).

Testo originale:

http://dwardmac.pitzer.edu/Anarchist_Archives/worldwidemovements/peru/Movimiento.html

traduzione: ”La Protesta”
blog: laprotesta.noblgos.org
email: amoryodio@autistici.org

ago 19 2010

Visoni liberi, tori incazzati, incendi

http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Home/175955_blitz_notturno_nellallevamentoanimalisti_liberano_2000_visoni/

Blitz notturno nell’allevamento
Animalisti “liberano” 2000 visoni
CONCO. Colpiti gli animali da pelliccia di Luciano Pozza

Ieri l’incursione in località Savi. Nella notte “attaccati” vari pollai
19/08/2010

Conco. Oltre 2000 visoni per i boschi di Conco. Nuova incursione da parte di ignoti, dopo quello del settembre 2008, nell’allevamento Savi di Gomarolo dove sono state aperte migliaia di gabbie che custodivano gli animali. Il fatto è avvenuto ieri attorno alle 14.30 dove sconosciuti hanno aperto una decina di varchi nella recinzione dell’allevamento per poi procedere allo scassinamento delle gabbie liberando i visoni. Che da subito hanno preso di mira i pollai della zona.

Il proprietario, Luciano Pozza, si è accorto dell’incursione quando è scattato il sistema d’allarme. Arrivato all’allevamento ha trovato centinaia di animali liberi nell’area delle gabbie, liberi ma terrorizzati. Pozza ha avvertito i carabinieri della stazione di Lusiana che si sono portati immediatamente sul posto e subito dopo ha attivato la catena di mutuo soccorso stabilito tra gli allevatori italiani per far fronte a situazioni del genere. Verso sera erano una trentina di allevatori arrivati da varie regioni d’Italia che, muniti di reti e trappole, cercavano di catturare più animali possibili. Sul posto anche due pattuglie del corpo forestale dello Stato.

«Non si rendono conto del danno che causano liberando animali non autoctoni nell’ambiente – spiega il comandante del coordinamento distrettuale del corpo forestale ad Asiago, Isidoro Furlan – I mustelidi, che hanno una buona capacità di adattamento, possono provocare un inquinamento biologico e, essendo dei cacciatori formidabili, provocare danni importanti».
Intanto, in poco tempo, le strade che circondano il Comune sono state costellate dai corpi straziati degli animali finiti sotto le ruote delle auto di passaggio costituendo anche un grave pericolo per la sicurezza stradale.

«Pensare che ancora oggi troviamo degli animali dell’ultima incursione – riferisce Pozza – Solo tra qualche giorno riuscirò a quantificare il danno economico ma di sicuro non è una ragazzata, questi erano ben organizzati. Basta vedere quanti danni sono riusciti a fare in poco tempo». Per ora non si fanno accenni su sospetti ma è chiaro che le piste sono due, o i malfattori sono da ricondurre a qualche gruppo ambientalista estremista oppure a qualcuno che c’è l’ha con il titolare visto che l’allevamento è stato oggetto di un incendio doloso nel 2005 e poi di una “liberazione” di animali il 25 settembre 2008.

Gerardo Rigoni

http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=144230

Toro alla carica, 40 feriti in una corrida

Madrid, 19-08-2010

Il toro imbizzarrito e’ stato catturato grazie all’abilita’ di un ex matador, che ha afferrato l’animale per la coda permettendo poi ai suoi colleghi di sopraffarlo. Portato via dall’arena, Quesero e’ stato abbattuto con lo stiletto tradizionalmente usato per assestare il colpo di grazia al termine dello spettacolo. Secondo gli organizzatori della corrida episodi del genere sono estremamente rari.

Secondo quanto riportato dalla stampa spagnola, solo tre dei circa 40 feriti sono stati ricoverati in ospedale. Uno di loro e’ stato colpito con una cornata, mentre gli altri due, tra cui un bambino di 10 anni in gravi condizioni, sono rimasti feriti nella calca. Poco prima dell’incidente il toro, un giovane esemplare di oltre 500 chili di nome Quesero, si era ferito a un corno colpendo il muro dell’arena con una testata, e aveva preso a sanguinare abbondantemente. Proprio quando stava per essere portato via dall’arena e’ balzato sugli spalti, seminando il panico tra gli spettatori.

Un nuovo incidente durante una corrida torna a scuotere la Spagna, proprio mentre in tutto il Paese e’ in corso un intenso dibattito sull’opportunita’ di vietare lo spettacolo che alcuni considerano parte del patrimonio culturale del Paese, mentre altri giudicano una terribile barbarie. I sostenitori della causa abolizionista sono soprattutto gruppi animalisti e ambientalisti che fanno appello ai diritti dei tori, costretti a una lotta con l’uomo dalla quale escono sempre sconfitti. Non sono rari tuttavia i casi in cui a rimanere vittima della tauromachia sono anche gli uomini, come e’ accaduto ieri a Tafalla, in Navarra, dove durante uno spettacolo un toro infuriato e’ riuscito a saltare sugli spalti dell’arena ferendo una quarantina di spettatori, tra cui un bambino di dieci anni in modo grave. Uno spaventoso precedente, conclusosi per fortuna senza vittime, si e’ verificato lo scorso maggio durante uno spettacolo all’arena Las Ventas di Madrid, dove il popolare matador Julio Aparicio e’ stato trafitto alla gola da una cornata sotto gli occhi di centinaia di spettatori terrorizzati. Il colpo ha perforato la mandibola del torero, sfiorandogli l’aorta, ma l’uomo ha avuto salva la vita. Il record di morti e feriti appartiene pero’ a un altro spettacolo taurino, quello della corsa dei tori di Pamplona, che si svolge ogni anno per sei giorni in Navarra durante la festa di San Firmin. Lo spettacolo, che come la corrida suscita da anni le proteste dei gruppi animalisti, ha provocato soltanto quest’anno 376 feriti, 37 dei quali hanno dovuto essere sottoposti a interventi chirurgici. L’ultima vittima risale invece all’anno scorso, quando un turista madrileno di 37 anni fu ucciso da una cornata, portando a 15 il bilancio dei turisti morti durante la manifestazione dal 1922.

http://www.ilgiorno.it/lecco/cronaca/2010/08/02/364885-calco_raid.shtml
Molotov contro
l’allevamento di cavie

Sul posto sono accorsi anche i carabinieri alla ricerca dei fuggitivi, dileguatisi nei campi della zona dove ad attenderli probabilmente c’erano altri complici
Calco, 2 agosto 2010 – Alcuni ecoterroristi l’altra notte hanno cercato di incendiare gli stabilimenti di una società di Calco specializzata nell’allevamento di cavie da laboratorio. L’attentato dimostrativo è però stato sventato da alcuni agenti di un istituto di vigilanza privato che hanno sorpreso gli attivisti all’opera e li hanno obbligati a fuggire, abbandonando alcune bottiglie di liquido infiammabile già pronte all’uso.

L’azienda presa di mira è la «Charles River Italia» di via Indipendenza dove vengono cresciuti roditori destinati ad esperimenti scientifici e alla ricerca, alcuni anche alla vivisezione. L’allarme è scattato tra venerdì e sabato attorno all’una quando un metronotte della «Vedetta Lombarda», durante un normale servizio di pattugliamento, si è accorto che parte della recinzione, il lato che si affaccia sul retro dell’attività, era stata tagliata. Ha poi scorso due ombre, le quali sono immediatamente scappate.

Sul posto sono accorsi anche i carabinieri alla ricerca dei fuggitivi, dileguatisi nei campi della zona dove ad attenderli probabilmente c’erano altri complici. La battuta di caccia ha dato esito negativo ma in un primo momento si è ipotizzato ad un furto fallito, come ne succedono tanti. Poi però la mattina seguente, ad una ispezione più attenta, le stesse guardie giurate insieme al custode hanno rinvenuto parecchi contenitori pare di benzina e altre molotov artigianali. Del rinvenimento sono stati immediatamente informati i militari della stazione di Brivio e della Compagnia di Merate.

Gli esperti della sezione investigativa hanno effettuato un accurato sopralluogo. Dai primi accertamenti sembra che l’ipotesi più accreditata sia quella di un raid dimostrativo da parte di animalisti. Il responsabile dell’impresa brianzola è stato sentito a lungo in caserma per raccogliere eventuali elementi utili alle indagini e sono stati acquisiti i nastri del sistema video.

di Daniele De Salvo

ago 16 2010

Milano, Brindisi e Gradisca in rivolta a Ferragosto

da Macerie

Ferragosto in libertà per un bel gruppo di reclusi del Cie di Gradisca. Ieri una quarantina dei 130 reclusi del Centro si sono scagliati contro i cancelli del campetto di pallone. Dopo essere riusciti a far saltare i lucchetti, in venticinque hanno scavalcato il muro di cinta per corrersene via. Alcuni sono stati ripresi subito, altri già stamattina, ma a quanto ammette la stessa Prefettura di Gorizia a zonzo ci sono ancora almeno 11 persone. Noi auguriamo loro buon viaggio, e di tutto cuore. Ci è difficile immaginare come sia ridotto oramai il Centro, dopo anni di continue rivolte, di fughe e anche di repressione ferocissima. Sentite cosa hanno dichiarato in proposito, solo qualche settimana fa, gli operatori di Connecting People: il Cie di Gradisca «è un carcere a basso costo che utilizza una struttura totalmente inadeguata. […] Da luglio 2009 abbiamo subìto 15 aggressioni, in due casi estremamente gravi, e la situazione non è migliorata. Siamo costretti a lavorare nel terrore, in una situazione di totale insicurezza, con telecamere spente e sensori a infrarossi fuori uso a seguito dei ripetuti tentativi di fuga. Molte delle paratie in vetro antisfondamento posizionate nelle camerate, poi, sono ormai sbriciolate, ma da settimane non vengono sostituite». Deve essere un vero disastro, se addirittura i sottoposti di personaggi come Giuseppe Scozzari, Mauro Maurino e Luigi Del Ciello cominciano a lamentarsi ad alta voce. Chissà che qualcuno non si decida finalmente a cambiar lavoro.

Del Ferragosto milanese vi abbiamo già raccontato ora per ora questa notte, ed eccovi un riassunto un po’ più ordinato della faccenda. Ieri sera, intorno alla una e mezza, almeno una trentina di reclusi di Corelli salgono sul tetto. Arrivano da tre sezioni, tra le quali anche la sezione B, la sezione femminile che era stata vuotata dalle donne per essere riempita di uomini appena sbarcati e che dell’Italia conoscono solo i Centri. Tra tutta la gente che sale sul tetto, solo in quattro provano concretamente a scappare e solo uno di loro riesce a saltare l’ultimo muro e darsela a gambe: gli altri tre vengono ripresi ancora dentro alla struttura. Per chi è rimasto sul tetto, invece, inizia una vera e propria mattanza: «come al G8 di Genova», dicono. La polizia tira giù dal tetto le persone e le prende a manganellate sulla testa e sul viso. Gli agenti infieriscono su chi è a terra: in tre non riescono più ad alzarsi, perché sono svenuti a forza di colpi. Sono questi i feriti più gravi, quelli che ancora adesso sono all’ospedale. Gli altri feriti, e sono molti, vengono invece chiusi nelle stanze. Secondo la Questura, i denunciati per questa rivolta sono diciotto e sarebbero “a piede libero” – che poi vuol dire che continueranno a starsene rinchiusi nel Centro. Fuorché il fuggiasco, ovviamente, che è a “piede libero” veramente.
Ascolta la voce di un recluso milanese, che al racconto della, che al racconto della rivolta affianca brandelli della sua storia, che alcuni di voi conoscono già.

Del Ferragosto nel Cie di Restinco, a Brindisi, vi abbiamo già raccontato quel poco che si sa. E non è male, visto che dieci dei fuggiti sono ancora liberi.

ago 13 2010

Appello per tre giorni contro le espulsioni a Torino

Le continue ondate di proteste, rivolte, evasioni che periodicamente e in tutta Europa scuotono i Centri per immigrati senza documenti rivolgono ai nemici di ogni galera e di ogni frontiera una semplice domanda: come portare il proprio contributo concreto alla lotta contro le espulsioni?

Abbiamo compreso che la “guerra alla clandestinità” non è altro che il prolungamento sul fronte interno della politica imperialista della “fortezza Europa”. Siamo d’accordo che il ricatto dell’espulsione è una delle armi degli sfruttatori puntata alla tempia di tutti gli sfruttati, immigrati e non. Siamo schifati dall’ipocrisia umanitaria di quegli enti che, come la Croce Rossa, gestiscono veri e propri lager. Nessun dubbio, quindi: la lotta contro le espulsioni è una parte della guerra di classe e una battaglia per la libertà. Ma, evidentemente, sapere tutto ciò non basta.

Per combattere davvero la macchina delle espulsioni occorre comprendere il suo funzionamento, identificare le sue articolazioni, toccare con mano i suoi nervi scoperti per incepparne gli ingranaggi. E anticipare il più presto possibile la sua evoluzione verso dispositivi sempre più efficienti, per non trovarsi impreparati domani. Le retate della polizia a caccia di “irregolari”, il loro concentramento nei campi di prigionia, gli imbarchi sui voli delle deportazioni (sempre più spesso organizzati dall’agenzia europea Frontex), ognuno di questi momenti è sempre un’occasione di resistenza – collettiva ed individuale – e un angolo di attacco.

In molte città italiane ed europee gruppi di compagni stanno accumulando esperienze riguardo alla lotta contro le espulsioni. Per discutere di queste pratiche, per metterle in comune ed affinarle, vi invitiamo a Torino per tre giorni di dibattito e iniziative, da giovedì 21 a sabato 23 ottobre 2010. Non un happening isolato, ma un’occasione di incontro per chi si oppone concretamente, giorno per giorno, alla macchina delle espulsioni. Non un prodotto preconfezionato, ma un’iniziativa da costruire insieme a tutti gli interessati. Per questo motivo proponiamo un’assemblea preparatoria sabato 18 settembre 2010 a Torino, e siamo disponibili a partecipare ad eventuali incontri che i compagni vorranno organizzare nelle rispettive città.

Per contattarci, per avere maggiori informazioni, per inviare contributi o suggerimenti, scrivete a next2010@autistici.org, o visitate il sito next2010.noblogs.org.

Alcuni amanti della libertà di Torino

Scarica il testo dell’appello in italiano…

…e diffondi l’appello nelle altre lingue.

ago 13 2010

Comunicato di solidarietà sulla occupazione di corso Chieri 19

Il pomeriggio è troppo azzurro e lungo

Nel bel mezzo di una Torino svuotata dalle vacanze comandate c’è chi ha ben pensato di approffittare del momento per buttare in mezzo alla strada un gruppo di profughi somali, convinto che il tutto passasse in sordina.
Ma, perfortuna, non tutto funziona come previsto.
I rifugiati, sgomberati da via Asti, dove erano stati accolti temporaneamente, vengono caricati su un bus della Gtt stipato all’inverosimile con i loro pochi averi (materassi arrotolati, brande e qualche scatola di cibo), che però non sa dove dirigersi perchè i centri di accoglienza alternativi in realtà non ci sono.
Ma il bus dei desideri dei rifugiati all’incontrario va’.
All’orizzonte di corso Chieri appare una bellissima casa vuota. L’unico inconveniente è che la porta di accesso è murata e al posto degli infissi ci sono delle barricate autoprodotte, tra cui una recita “Velena Squat”.
Ma il pomeriggio è troppo azzurro e lungo per rimanere senza una casa…. E allora, quasi quasi, una casa vuota si può occupare.
In questo caso si può ri-occupare, visto che lo stabile di corso Chieri 19 era già stato precedentemente sottratto al degrado per ben 3 volte da un gruppo di squatter uniti dal nome Velena.
Ora i potenti di turno avranno altri fastidi oltre all’insopportabile caldo metropolitano.
Per quanto ci riguarda possiamo solo gioire della riapproprazione di uno spazio condannato al degrado edile e alla speculazione immobiliare.
Le occupazioni continuano a infastidire il potere perchè sono ormai le uniche aree, che si moltiplicano come virus, in cui ci si riesce al sottrarsi dal controllo, per sperimentare la libertà.
Totale solidarietà con i nuovi abitanti di corso Chieri 19.
IL VELENA NON MUORE

Gli ex-occupanti

ago 06 2010

Operazione affondare Istifid

Un nuovo passaggio nella campagna contro i finanziatori di Green Hill
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Scavando dietro alla società fiduciaria Istifid si scoprono interessanti legami. Chi prende le decisioni dentro Istifid e potrebbe slegarsi dalla tortura dei cani di Green Hill ha legami importanti e siede spesso nei consigli di amministrazione di altre aziende.
Se vogliamo veramente creare problemi a queste persone dobbiamo estendere le nostre proteste anche nei confronti di altri aspetti della loro vita professionale, per far capire che il destino di questi cani e la loro sofferenza possono portare pessima immagine a tutte le aziende in cui siedono e comandano. Per chi lucra sulla pelle degli animali non ci sono luoghi né uffici in cui nascondersi, saremo pronti a smascherarne i loschi affari ovunque.

In particolare abbiamo scoperto l’unione stretta tra Istifid e 4 aziende che vorremo rendere obiettivi principali di questa nuova parte della campagna: Banco di Desio e della Brianza, Finanziaria Canova, Credito Valtellinese e Cassa Lombarda.

Di molte altre segnaliamo i contatti e pensiamo comunque debbano sapere cosa nascondono le persone di Istifid, ma su queste concentreremo maggior parte delle attenzioni e chiediamo di attivarsi principalmente.

I PESSIMI QUATTRO:
*Banco di Desio e della Brianza: possiede il 28,34% delle azioni di Istifid e il suo vice-presidente è Stefan Lado, che siede anche nel consiglio di amministrazione della stessa Istifid. Lado è anche presidente delle sezioni lussemburghesi, venete e laziali della banca, nonché presidente di Chiara Assicurazioni, divisione dello stesso Banco di Desio.
Non è un caso che gli uffici di Istifid a Desio siano allo stesso indirizzo della banca.

*Credito Valtellinese: Possiede il 26,21% delle azioni di Istifid Spa: Il suo vice-presidente è Alberto Giussani, che siede nel consiglio di amministrazione di Istifid. Tra i consiglieri di Credito Artigiano, una divisione di Credito Valtellinese, c’è anche Diego Muffatti, anche lui tra i direttori di Istifid.

*Cassa Lombarda: Possiede il 12,63% di Istifid Spa. Nel suo consiglio di amministrazione siede Andrea Jesi Ferrari, parte del consiglio di Istifid stessa.

*Finanziaria Canova: Questa finanziaria ha tra i suoi due partners principali proprio Istifid, con la quale da anni ha un legame stretto, avendo posseduto anche una quota di maggioranza dell’azienda stessa in passato. Dentro il consiglio di amministrazione di questa finanziaria siedono Dario Segre, proprietario del 19,52% di Istifid, Sergio Meacci,
vice-presidente di Istifid, Albert Giussani, consigliere di Istifid.

COME PORTARE AVANTI QUESTA CAMPAGNA?
1) Scrivete lettere di protesta all’azienda e alle mail personali che abbiamo recuperato di alcuni personaggi chiave di Istifid. Fatelo di nuovo anche se lo avete già fatto.

2) Scrivete mail a tutte le aziende in cui questi ricoprono dei ruoli

3) Vi invitiamo a partecipare alla campagna nazionale di azione nei confronti dei finanziatori di Green Hill, organizzando proteste davanti agli uffici e le filiali delle aziende che si trovano nella vostra zona.

1) Le mail dei direttori di Istifid e dell’azienda stessa:
sm@smeacci.com, alberto.giussani@it.pwc.com, alberto.giussani@fastwebnet.it, alberto.giussani@unimib.it, alberto.giussani@polimi.it, societario@istifid.it, dbenetti@istifid.it, segreteriagenerale@istifid.it, info@istifid.it, personale@istifid.it

2) Tutte le mail delle aziende collegate ad Istifid:
aprivatebankingmilano@bancodesio.it, aprivatebankingdesio@bancodesio.it, segreteriag@bancodesio.it, bancainlinea@creval.it, camozzi.tiziana@creval.it, premoli.raffaella@creval.it, mediarelations@creval.it, investorrelations@creval.it, info@cassalombarda.it, info@lombardaassociati.it, marketing@cassalombarda.it, posta@venetobancaholding.it, bpergroup@bper.it, info@sella.it, assistenza_ib@sella.it,
assistenza_trading@sella.it, assistenzacarte@sella.it, ecommerce@sella.it, assistenza_pos@sella.it, info@poswebreport.it, rb_helpdesk@sella.it, reclami@sella.it, suggerimenti@sella.it, customer.center@allianzbank.it, reclami@azzoaglio.it, posta@azzoaglio.it, bartolomeo.bianco@azzoaglio.it, franco.ferro@azzoaglio.it, ezio.refrigerato@azzoaglio.it, mario.bovolo@azzoaglio.it, info@nextampartners.com, npcom@nextampartners.com, info@fincanova.it, public.relations@ratti.it, administration@ratti.it, tsaibene@ratti.it, info@eidospartners.com, infochiaraassicurazioni@chiaraassicurazioni.it, diroperbdv@bancodesio.it, creval@creval.it, segreteriageneralecv@pec.creval.it

Lettera Tipo:

Salve,
Scrivo questa lettera riguardo l’allevamento Green Hill di Montichiari (BS), unico allevamento di ‘cani da laboratorio’ in Italia, uno dei principali in Europa.

Scrivo perché agli affari di questo allevamento è legata strettamente Istifid Spa, che detiene circa il 20% del capitale sociale di tale azienda il cui business è la produzione intensiva di cuccioli di cane da spedire a laboratori di vivisezione in cui troveranno tortura, prigionia e morte.

Scrivo a Voi perché Istifid Spa è a sua volta legata alla vostra azienda, per una vostra quota di azioni della suddetta oppure per la presenza di uno dei suoi direttori nel vostro Consiglio di Amministrazione.

Un numero altissimo di cani, ben 2500, sono rinchiusi nei capannoni chiusi di questa azienda, in cui non entrano né aria né luce naturale. Da questo allevamento centinaia di cani ogni mese finiscono nei laboratori di vivisezione, dove saranno costretti ad inalare o ingerire sostanze chimiche fino alla morte, ad essere sottoposti a chirurgia, operazioni al cervello, paura, dolore.
Una fine orrenda in nome del profitto di questa azienda e di chi, come voi, non si è fatto scrupoli ad investirci il proprio patrimonio.

Scriviamo sperando che contattando tutte le aziende in cui sono coinvolti coloro che possono prendere decisioni in merito, Istifid Spa smetta di lucrare da tale aberrante fonte di profitto. Gli animali non sono oggetti e non devono essere oggetto di speculazioni
finanziarie.
Vi invitiamo pertanto a spingere affinché Istifid cessi ogni forma di collaborazione con l’allevamento Green Hill.

Saluti
(nome)

3) Tutti gli indirizzi di uffici verso cui dirigere le proteste:

BANCO DI DESIO E DELLA BRIANZA

Sede legale di Banco Desio e di Chiara Assicurazioni, nonché di un ufficio Istifid:
Via Rovagnati, 1
20033 Desio (MB)

Direzione Generale di Chiara Assicurazioni:
Via Galileo Galilei, 7
20124 Milano

Banco Desio Lazio S.p.A.
Via Po, 6/8
00198 ROMA

Banco Desio Toscana S.p.A.
Via De’ Tornabuoni, 9
50123 FIRENZE

Banco Desio Veneto S.p.A.
Piazza Castello, 27
36100 VICENZA

CREDITO VALTELLINESE

Sede Legale e Direzione Generale:
Piazza Quadrivio, 8 – 23100 Sondrio

FINANZIARIA CANOVA

Finanziaria Canova S.p.A.
Piazza degli Affari 3, 20123 Milano
Tel: 02.85.429.1
Fax: 02.85.429.200-215

CASSA LOMBARDA

Sede di Milano
Via Manzoni, 12/14
20121 Milano
Tel. 02.77.99.1
Fax. 02.76014372

Filiale di Roma
Via Paisiello, 35/A
00198 Roma
Tel. 06.8537671
Fax. 06.85376737

Filiale di Busto Arsizio
Via Dante, 1/A
21052 Busto Arsizio
Tel. 0331.304811
Fax. 0331.632495

Agenzia B di Milano
Via Mozart, 1
20122 Milano

Agenzia C di Milano
Via Zenale, 21
20123 Milano

STUDIO VISENTINI E ASSOCIATI (del dr Visentini, presidente di Istifid)

Studio Visentini Marchetti & Associati
00187 Roma (RM)
P. Barberini, 12
tel: 06 4871829
fax: 06 4871847

Studio Visentini Marchetti e Associati
20122 Milano (MI)
Via Vitali Luigi,
tel: 02 76318425

BANCA APULIA

BancApulia – Sede legale ed amministrativa:
Via Tiberio Solis n. 40 – San Severo (FG)

CHI POSSIEDE LE AZIONI DI ISTIFID?

Banco Di Desio e Della Brianza S.p.A. 28,34%
Mail: aprivatebankingmilano@bancodesio.it, aprivatebankingdesio@bancodesio.it, segreteriag@bancodesio.it, diroperbdv@bancodesio.it

Credito Valtellinese Soc. Coop. 26,21%
Mail: bancainlinea@creval.it, camozzi.tiziana@creval.it, premoli.raffaella@creval.it, mediarelations@creval.it, investorrelations@creval.it, creval@creval.it, segreteriageneralecv@pec.creval.it

Dario Federico Segre 19,52%

Cassa Lombarda S.p.A. 12,63%
Mail: info@cassalombarda.it, info@lombardaassociati.it, marketing@cassalombarda.it

Banca Apulia S.p.A. 2,68%
Mail: posta@venetobancaholding.it

EM.RO S.p.A. 1,96%
Mail: bpergroup@bper.it

Banca Sella Holding Banca S.p.A. 1,23%
Mail: info@sella.it, assistenza_ib@sella.it, assistenza_trading@sella.it, assistenzacarte@sella.it, ecommerce@sella.it, assistenza_pos@sella.it, info@poswebreport.it, rb_helpdesk@sella.it, reclami@sella.it, suggerimenti@sella.it

Allianz Bank Financial Advisors S.p.A. 1,10%
Mail: customer.center@allianzbank.it

Banco Di Credito P. Azzoaglio S.p.A. 0,34%
Mail: reclami@azzoaglio.it, posta@azzoaglio.it, bartolomeo.bianco@azzoaglio.it, franco.ferro@azzoaglio.it, ezio.refrigerato@azzoaglio.it, mario.bovolo@azzoaglio.it

I PERSONAGGI DIETRO AD ISTIFID E GREEN HILL

GUSTAVO VISENTINI – Presidente di Istifid spa
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**Fondatore dello studio Visentini Marchetti e Associati:

Studio Visentini Marchetti & Associati
00187 Roma (RM)
P. Barberini, 12
tel: 06 4871829
fax: 06 4871847

Studio Visentini Marchetti e Associati
20122 Milano (MI)
Via Vitali Luigi,
tel: 02 76318425

** Visentini e’ anche presidente della Nextam Partners spa.

Nextam Partners SGR S.p.A.
Via Bigli 11
20121 Milano
Tel 02 7645121
Fax 02 76451255
info@nextampartners.com, npcom@nextampartners.com

Nextam Partners SGR S.p.A.
Via Maggio 7
50125 Firenze
Tel 055 0125116
Fax 055 0125113

**Visentini è Professore Ordinario di Diritto Commerciale presso la Facoltà di Giurisprudenza della Luiss Guido Carli. Docente di Teoria Generale del Diritto presso la medesima Facoltà.
Membro del Consiglio di Amministrazione della Luiss Management s.p.a.

SERGIO MEACCI – Vice-Presidente di istifid spa
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mail: sm@smeacci.com

**Membro del consiglio di amministrazione di Finanziaria Canova

**Membro del consiglio di amministrazione di Ratti spa
Ratti S.p.A. – Via Madonna, 30 – 22070 Guanzate (CO)
public.relations@ratti.it, administration@ratti.it, tsaibene@ratti.it

Dario Federico Segre – detiene il 19,52% di Istifid spa
========================================================

**Nel Consiglio di Amministrazione di Eidos Partners
Eidos Partners, via Borgonuovo 14/16, 20121 Milano
mail: info@eidospartners.com

**Direttore di Finanziaria Canova SPA.
info@fincanova.it, chiara.mazzurana@fincanova.it

Andrea Jesi Ferrari – consigliere di Istifid
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*Consigliere e capo del settore Private Banking di Cassa Lombarda
marketing@cassalombarda.it

Alberto Giussani – Consigliere di Istifid
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mail: alberto.giussani@it.pwc.com, alberto.giussani@fastwebnet.it, alberto.giussani@unimib.it, alberto.giussani@polimi.it

*Consigliere di Amministrazione di Finanziaria Canova, insieme a Meacci e
Segre.

*Titolare dei corsi in Tecnica Professionale e International Accounting all’Università Cattolica di Milano.

*Consigliere di Amministrazione del Credito Artigiano SpA, parte del Credito Valtellinese

*Consigliere di Amministrazione di Fastweb SpA.

*Presidente del Collegio Sindacale di Mediaset Spa.

Inoltre: dal 2001 Membro dello Standard Advisory Council della fondazione IASC per la statuizione dei principi contabili internazionali; dal 1981 Membro della Commissione Principi Contabili dei Dottori Commercialisti e Ragionieri e attualmente Vice Presidente del Comitato Tecnico Scientifico dell’Organismo Italiano di Contabilità. Presidente di Assirevi (Associazione dei Revisori Contabili Italiani) nel triennio 2004-2006 e Consigliere dal 1980 all’ottobre 2006; Presidente dell’Associazione Ludovico Necchi (Associazione dei laureati e diplomati dell’Università Cattolica); Membro del Collegio dei revisori della Biblioteca Ambrosiana e della Caritas Ambrosiana.

Stefano Lado – Consigliere di Istifid
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*Lado è vice-presidente e membro del comitato esecutivo di Banco di Desio e della Brianza (possessore del 28,34% e principale azionista di Istifid stessa), nonché presidente del Banco Desio Lazio e Banco Desio Veneto.
segreteriag@bancodesio.it, segreteriageneralebdl@bancodesio.it, diroperbdv@bancodesio.it

*Presidente di Brianfid Lux, succursale Lussemburghese di Banco Desio

*Presidente di Chiara Assicurazioni, società assicurativa del gruppo stesso.
infochiaraassicurazioni@chiaraassicurazioni.it

Diego Muffatti – Consigliere di istifid
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*Presidente del Consiglio di Amministrazione del Credito valtellinese

*Siede nel Consiglio di Amministrazione di Banca Cattolica, parte sempre del Credito valtellinese

ago 04 2010

Radiocane: intervista a Manolo Morlacchi

Arrestato insieme a Costantino Virgilio il 18 gennaio scorso nel corso di un’inchiesta con l’accusa di associazione sovversiva e banda armata (inchiesta che aveva già portato in carcere il 10 giugno 2009 altri 6 compagni), liberato il 18 giugno, Manolo Morlacchi ci racconta la sua esperienza di detenzione tra Rebibbia e Siano, l’incontro in carcere con
gli altri compagni detenuti e le sue riflessioni sull’inchiesta e sul processo che si terrà a settembre.

ascolta il contributo audio:

http://www.radiocane.info/cronache-dal-fronte/1174-intervista-a-manolo-morlacchi-.html

ago 03 2010

Radiocane: dal Cile – intervista a presxs a la kalle

Frutto di una lunga corrispondenza pubblichiamo questa intervista con i compagni di presxs a la kalle , pubblicazione antiautoritaria cilena.

Una disamina su quanto accaduto in Cile dopo il terremoto dello scorso febbraio: i saccheggi, le rivolte nelle carceri, l’autodifesa dei ricchi, il controllo e la repressione.

Ma anche un punto sulla situazione del movimento rivoluzionario cileno: le discussioni interne, gli attacchi al dominio e la memoria per tutti i compagni caduti.

Un grazie ai compagni di culmine per la traduzione

ascolta il contributo audio

http://www.radiocane.info/cronache-dal-fronte/oltrecortina/1173-radiocane-intervista-a-presxs-a-la-kalle.html

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