ago 12 2012

Sulla nuova insubordinazione operaia (di Lavoratore Anarchico)

I fatti di Taranto non sono un caso isolato, negli ultimi tempi. Un'ondata di insubordinazione da almeno sei mesi si sta diffondendo nelle fabbriche in tutta Italia senza finire però nelle prime pagine dei telegiornali.

Le dinamiche possono sembrare differenti, ma scavando a fondo si scopre che c'è almeno un comun denominatore: le rivolte non sono minamamente accompagne dai sindacati ufficiali, nemmeno dalla FIOM, ma esplodono quasi sempre grazie al coordinamento di comitati di lavoratori, consigli di fabbrica, ecc, di natura extra- se non addirittura anti- sindacale, con rare eccezioni con la presenza di sindacati di base.

Se ad esempio a Basiano, e in generale nella Lombardia, sembra determinante la presenza del SI Cobas, a Taranto lo Slai Cobas ha avuto un ruolo decisamente secondario. Come sempre siamo di fronte all'estremismo delle parole che nasconde il moderatismo dei fatti. Lo Slai Cobas infatti è troppo duro e puro per partecipare al corteo di CGIL-CISL-UIL, così si è perso le contestazioni. Pur rivendicando il diritto a contestare, lo Slai non ha partecipato al "Comitato dei lavoratori e dei cittadini liberi e pensanti" e si è perso il momento di massimo scontro. 

Questo rimanda ad un discorso più alto, sulla crisi del sindacato, anche del sindacato di base. Il sindacalismo è morto, non ha senso rianimarlo, bisogna rompere l'accanimento terapeutico su questo cadavere in putrefazione. Il sindacato ha le sue dinamiche. Anche il più duro dei sindacati, non può partecipare ad un corteo con i sindacati compromessi. Lo vediamo ogni qual volta USB, CUB e Cobas vari (Slai, Si, no…) disertano, perché non è nel loro statuto, gli scioperi dei sindacati venduti, perdendo di fatto grossi momenti di conflitto, di scontro e di rivolta contro le burocrazie stesse dei venduti.

Cosa fare allora? Biosnga organizzarsi in comitati di fabbrica, libertari, antiautoritari e orizzontali, aperti a tutti, sia a chi ha le tessere di sindacato sia a chi non ce l'ha. Comitati che non abbiano problemi estetici di mobilitazione.

Nella mia azienda ho vissuto momenti di insubordinazione quando il comitato di fabbrica ha mandato dei lavoratori con falsi pretesti a chiedere l'assemblea ai sindacati riconosciuti: poi li abbiamo cacciati e abbiamo usato l'assemblea come riunione del comitato di fabbrica. Un sindacato di base non si riunirebbe mai con la CISL, il comitato di fabbrica invece la CISL la cacciò quasi fisicamente e si prese la sua assemblea, il suo palco, le sue ore di non lavoro retribuite per la nostra protesta.

Sempre nella mia città, un comitato di fabbrica ha proclamato uno sciopero di 6 giorni con una piattaforma che nessun sindacato si sarebbe mai sognato: non solo il salario e i licenziamenti, ma anche la cacciata del Direttore. Volevano la testa del massimo rappresentante del padrone. Come principio. E' vero, poi ne sarebbe venuto un altro. Ma il punto è che questo atteggiamento rimanda ad un rifiuto, ad una insubordinazione verso l'Autorità. In qualunque sua forma: sia nella forma del Direttore, sia nella forma dei sindacato, che non è il ben venuto. Infatti durante i sei giorni di sciopero i lavoratori hanno preteso che non venissero esposte le bandiere sindacali ai cancelli; nemmeno quelle dell'USB.

Quello che succede a Taranto è quindi parte di questo processo, solo che questa volta ha avuto una enorme eco mediatica. Il comitato di operai, studenti e ambientalisti ha avuto il coraggio di rompere il ricatto fra lavoro e salute. Ha contestato i sindacati che vogliono riaprire l'Ilva e continuare ad ammazzare gli operai per il profitto di Riva. Ha contestato pure la magistratura. Così come Vendola e gli altri opportunisti al governo nella regione, complici del padrone.

Cosa vogliono? Tutto. Il lavoro e la salute. Vogliono espropriare il padrone. E vogliono cacciare i sindacati complici. Senza tanto fighettismo "io al corteo dei confederali non ci vado"..NO.."io al corteo dei confederali ci vado, gli chiudo la bocca e prendo la parola"!

Che il germe della rivolta continui ad infettare e a rendere insonni le notti dei padroni e dei loro servi.

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