Insurrezionalismo e individualismo. Non facciamo confusione (di ginetta moriconi)
riceviamo da una nostra affezionata lettrice e pubblichiamo
INSURREZIONALISMO E INDIVIDUALISMO. NON FACCIAMO CONFUSIONE
I
Ultimamente si sta facendo una gran confusione fra individualismo e insurrezionalismo, come se fossero la stessa cosa. Per come la vedo io l'insurrezionalismo è più che altro una ipotesi strategica che una metafisica politica di merito. Ad esempio il partito degli anni '70 Potere Operaio cantava nel proprio inno "stato e padroni fate attenzione nasce il partito dell'insurrezione". Insomma erano del "comunisti insurrezionalisti" e rivendicavano di essere addirittura il "partito dell'insurrezione".
Prendiamo oppure la principale organizzazione anarchica insurrezionalista degli anni '70 in Italia, Azione Rivoluzionaria. La quale nelle sue rivendicazioni ebbe la lucidità di anticipare temi come la distruzione delle metropoli, la critica alla mitologia del proletariato industriale e della classe operaia, nonché di quelle che Leopardi avrebbe chiamato "le magnifiche sorti e progressive" del positivismo scientifico borghese, purtroppo tipico anche del determinismo marxista. Una straordinaria organizzazione anarchica, forse la prima organizzazione armata postmoderna, anticipatrice del primitivismo di 20 anni. Ebbene persiono loro usavano nelle loro rivendicazioni la parola "anarchia" e la parola "comunismo" come sinonimi. Nel loro documento principale, inviato a due riviste, una anarchica e una comunista, usavano le due parole a seconda del destinatario. Sia "anarchia" che "comunismo" per loro significava società senza proprietà privata, sfruttamento, stato, padroni, carceri, metropoli, inquinamento, ecc.
Recentemente invece ci sono dei compagni, come gli eroici prigionieri greci delle Cellule di Fuoco, che si definiscono esplicitamente "nichilisti", "antisociali" e "antiorganizzatori". Stessa terminologia viene usata a sproposito anche da gloriosi gruppi latinoamericani. Per quanto la stima umana e politica, la solidarietà per il loro eroismo, sia enorme da parte mia, per quanto io ammiri e invidi il loro coraggio e il contributo rivoluzionario che stanno dando dalle loro celle, non posso esimermi da criticarli quando lo ritengo necessario. Non conosco il greco moderno (neanche quello antico in verità) e mi pare che i loro documenti spesso vengano prima tradotti in inglese e da lì in italiano, quindi lascio aperta la possibilità di fraintendimenti. Qualora però l'espressione sia esatta e il significato in greco sia lo stesso che in italiano, non voglio rinunciare ad esprimere le mie critiche per un linguaggio che mi sembra francamente "superficiale". Spero che questa lettera in qualche modo arrivi loro e che possano quindi rispondermi anche criticamente se lo ritengono. Come si può al contempo essere membri di una organizzazione rivoluzionaria, per quanto informale possa essere, e definirsi "antiorganizzatori"? Come si può essere membri di una organizzazione, per quanto informale, e definirsi "antisociali"? Già se sei in due, almeno nella lingua che io parlo, non si è "antisociali".
Purtroppo questa confusione teorica e terminologica la troviamo anche nella rivendicazione dell'attentato contro l'ad dell'Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi. Un documento ineccepibile per quanto rigurda il discorso generale, ma in cui ogni tanto ci sono parole come "individualismo" e "nichilismo" che mi fanno accapponare la pelle, mentre scompagliono parole come "proletariato" che erano invece presenti in tutti i documenti della Federazione Anarchica Informale dei primi anni. Questo è del tutto legittimo, dato che affermano di essere alla prima azione e non conoscere gli altri, ma è altrettanto legittimo criticarli quando la critica non è una condanna per il fatto, eroico, ma per questioni teoriche.
Io ritengo invece che "insurrezionalismo" e "individualismo" non siano sinonimi. L'insurrezionalismo è semplicemente una ipotesi strategica. E' la tesi per cui non si crede nella cosiddetta "rivoluzione democratica", non si crede alla via elettorale di Chavez alla rivoluzione, non si crede alla via europea di Berlinguer al comunismo. L'insurrezionalismo considera la rivoluzione come una guerra le cui battaglie sono le insurrezioni. Pensa che sia attraverso la propaganda col fatto prima, con la sollevazione popolare di massa poi e infine con la rivoluzione che si potrà creare un mondo migliore. Questo però non ci dice nulla se gli insurrezionalisti siano individualisti o comunisti, anarchici o stalinisti. Ad esempio le BR, che parlavano di "propaganda armata", volendo aggirare con questo termine la "propaganda col fatto" dell'anarchico Malatesta, ma di fatto parlando della stessa cosa, ebbene anche loro, a rigore, possono essere considerati degli "insurrezionalisti", per quanto stalinisti.
II
La grande innovazione teorica dell'anarchismo di lingua italiana nel profondo concetto di "informalità" è stata proprio quella di superare la dicotomia fra individualismo e comunismo in seno al movimento anarchico. Questa dicotomia andava avanti dalla matà del XIX secolo, dai tempi di Stirner e Proudhon, Bakunin e Nečaev. E' stata la genialità del compagno Alfredo Maria Bonanno a superare per la prima volta questa dicotomia e per questa impresa teorico-filosofica passerà alla storia dei pensatori anarchici.
Scrive Bonanno:
"Nei compagni anarchici c'è un rapporto ambivalente con il problema dell'organizzazione. Ai due estremi si collocano l'accettazione della struttura permanente, dotata di un programma ben delineato, con mezzi a disposizione (anche se pochi) e suddivisa in commissioni; e il rifiuto di ogni rapporto stabile anche nel breve periodo. Le federazioni anarchiche classiche (vecchia e nuova maniera) e gli individualisti, costituiscono i due estremi di qualcosa che cerca comunque di sfuggire alla realtà dello scontro". (Affinità e organizzazione informale, 1985)
Quindi Bonanno considera sterili e inutili sia l'individualismo che le organizzazioni burocratiche dell'anarchismo sociale. L'organizzazione informale è la sintesi in un certo senso hegeliana fra le antitesi individualismo e organizzativismo. E' una organizzazione, si mettano l'animo in pace gli antiorganizzatori.
In tempi più recenti, proprio su queste pagine virtuali (www.anarchaos.org) un grande contributo è venuto da un giovane e candido compagno. Michele Fabiani ha analizzato i limiti del dualismo:
"La nostra civiltà si fonda sul concetto di dualismo, basti pensare ai concetti di Bene e Male, o ai contrari di Eraclito, o alla lotta tra classi nella visione marxista, alla dialettica hegeliana e molti altri esempi ancora si possono fare. Il dualismo, come ogni concezione imposta dall’alto e da applicare ad ogni fenomeno naturale, è un concetto profondamente antilibertario, assiomatico e antisperimentale. Non si può racchiudere la complessità delle motivazioni che spingono un individuo alla ribellione ed alla conflittualità con il potere politico ed economico, in un semplice scontro tra “idee” (le classi in fin dei conti sono delle idee), piuttosto dovrebbero essere le idee ad essere prodotte per rappresentare il più adeguatamente possibile i fenomeni; ciò significa che quando un’idea non è più adeguata abbastanza a ciò che con essa si vuole dire ne va ipotizzata una diversa". (Sperimentiamo l'Anarchia, 2008)
Fra i tanti anche il dualismo fra destra e sinistra, fra Stato e Capitale, ma anche il dualismo degli anarchici fra organizzatori e antiorganizzatori:
"E’ il più sentito tra gli anarchici, interessa molto di meno agli altri. Come ogni dualismo è amplificato nell’era moderna dove di fronte ad una realtà più complessa del passato, c’è l’esigenza di idee chiare: o sei libero o sei servo dell’organizzazione, o sei parte della struttura rivoluzionaria o sei un elemento irrazionale piccolo borghese fine solo a te stesso. Di fronte a questa semplificazione io credo che l’anarchismo sperimentale debba provare a ipotizzare idee alternative alla costrizione poco libertaria del “o stai con me o contro di me”. Un po’ come il discorso fatto sopra sulla violenza, così anche l’organizzazione può essere utile come può essere dannosa, è una questione di opportunità. [...] E’ chiaro che le organizzazioni “eterne” sono sempre dannose, poiché esse tendono a sopravvivere oltre lo scopo immediato e quindi lo pongono in secondo piano: non sono più finalizzate all’attacco e alla distruzione dello Stato, ma se questo attacco incrina la loro sopravvivenza lo condannano come provocatorio. Sono utili invece le organizzazioni con strategie a breve e medio termine, con tattiche fantasiose, innovative e sperimentali. Ad esempio organizzarsi contro la costruzione di un inceneritore creando gruppi di discussione con la popolazione locale, oppure organizzazioni che hanno il compito di supportare i compagni e le compagne finite/i in galera dopo un’operazione repressiva, od organizzazioni nei luoghi di lavoro. Le Unioni, come le chiama Max Stirner, si sciolgono quando il loro scopo è stato raggiunto, quanto l’inceneritore non viene più costruito, quando i compagni e le compagne in carcere sono di nuovo liberi/e, quando hai raggiunto l’aumento per il quale ti eri impegnato. Lo scopo degli anarchici non è quello di conquistare il palazzo del potere e metterci la nostra bandiera sopra, il nostro scopo è fare la rivoluzione, farla con tutti gli insorti, e non utilizzare le insurrezioni per scopi autoritari e di avanguardia. La rivoluzione la si fa con i vecchietti del quartiere che insorgono contro l’inceneritore che ha portato morti e tumori, con i colleghi di lavoro, con quelli che assaltano i supermercati perché non possono comprarsi ciò di cui hanno bisogno, con chi incendia i pozzi di petrolio perché inquinano le falde acquifere del villaggio, ecc. Non succederà mai nella storia che tutte queste individualità saranno unanimemente anarchiche, chi aspetta quel momento per dare fuoco alle polveri o è cieco di fronte alla realtà o è un codardo! Piuttosto dobbiamo portare nei momenti di rivolta uno spirito il più possibile libertario e il meno possibile autoritario, essere presenti nello organizzazioni che nascono dal basso, ma mai creare le Sante Organizzazioni con scopi teorico-strategici che hanno tempi lunghissimi" (Sperimentiamo l'Anarchia, 2008).
Prendiamo poi il primo documenti della Federazione Anarchica Informale:
"Per superare i limiti delle singole progettualità e per sperimentate le reali potenzialità dell’organizzazione informale, nel nostro caso quella di una federazione di gruppi d’azione o singoli individui, abbiamo dato vita alla Federazione Anarchica informale. Convinti che solo un’organizzazione priva di centro decisionale, caotica e nello stesso tempo orizzontale dove nessun gruppo o capetto imponga la propria autorevolezza possa soddisfare la nostra necessità di libertà qui e ora. Miriamo a uno strumento organizzativo che rispecchi in sé la visione della società anarchica per cuilottiamo. Strumento organizzativo quindi non il ricalcare le orme di un partito armato di vecchia memoria, non un’organizzazione finalizzata alla ricerca di adepti: uno strumento, l’organizzazione informale, da utilizzare per testarne l’efficacia, l’effettiva capacità di accrescere qualità e continuità dell’agire rivoluzionario, strumento organizzativo altrimenti inutile e destinato ad autodissolversi. Conciliare organizzazione e dibattito teorico/pratico con l’anonimato di gruppi/singoli è possibile mediante un dialogo diffuso attraverso le azioni: che oltre ad apportare il loro specifico discorso distruttivo veicolano anche altri messaggi (attravreso modalità e mezzi utilizzati, obiettivo comunicazione) indipendentemente dai danni materiali. Tutto ciò nella consapevolezza che non sarà certo una minoranza, per quanto bene armata, a fare la rivoluzione, ma decisi a non posticipare la nostra insurrezione in attesa che tutti siano pronti: convinti, oggi come sempre, che il più semplice fatto diretto contro le istituzioni, comunichi meglio che non migliaia di parole". (riv. attentato a Prodi nel 2003)
Insomma si parla di organizzazione.
Infine un'ultima citazione sui media:



culmine, parolearmate e gli altri apologeti dell'individualismo cosa diranno? hanno capuito che individualismo e informalità non sono la stessa cosa, ma che la seconda è una sintesi fra l'individualismo e le esigenze organizzative?
o rimarrà solo un dialogo fra sordi?
Sono convinto che il concetto di "organizzazione" sia pienamente in sintonia con l'individualismo, in quanto l'anarchia altro non è che un vivere secondo ritmi e bisogni naturali dove ogni individuo pensa al proprio bene che in generale rispecchia il bene delle persone che gli stanno attorno. L'organizzazione altro non è che la motivazione (non lo scopo, come tiene a precisare l'articolo) che muove delle persone a raggiungere un obiettivo dato, che sia costruire una capanna o assaltare il parlamento, dove l'orizzontalità e l'informalità dell' organizzazione garantiscono secondo me non solo una completa libertà delle persone coinvolte, ma anche una buona riuscita poichè ogni persona è coinvolta attivamente a dare il proprio contributo anzichè subire un ordine dal superiore come accade nella società moderna.
Infatti Stirner, il primo individualista, parlava di Unioni come forma di "organizzazioni" in cui l'individuo non veniva represso ed aderiva solo spontaneamente, e in ogni momento era libero di andarsene…
vorrei tanto sapere, caro "dialogo tra sordi" quando io (o almeno gli altri ragazzi di cui parli) ho (o abbiamo) mai detto che individualismo equivalga ad informalità.
io, dal canto mio, non l'ho MAI detto.
mi spiace se chi ha scritto quest'articolo abbia i brividi nel leggere la parola "individualismo", ma, a mio modo di vedere, è la non-via che permette davvero di allargare la rottura con l'esistente, ma ognuno poi sceglie come muoversi.
non appena le cose saranno tornate un pochino più alla normalità, riprenderò (o riprenderemo) questo discorso, ora sto cercando di portarne altri avanti, ma cercherò di rispondere (vedremo se punto per punto o meno) al testo.
Io sono fra le 40 persone perquisite per l'operazione che ha portato, tra gli altri, a 24 denunce e 10 arresti. E' solo per questo che non mi sono più fatta viva.
La mia solidarietà è totale. In primo luogo, saranno contenti gli individualisti, verso me stessa.
Detto ciò per me l'insurrezionalismo e l'informalità non sono = all'individualismo. Anzi!!!
Bonanno nei suoi articoli parlava di "scontro di classe", "lotta di classe", ruolo degli insurrezionalisti nella classe, ecc, ecc. Nelle prime rivendicazioni della fainformale c'erano la parola "proletariato". Oggi, mi dispiace notarlo, c'è stato un arretramento culturale pazzesco. Si parla di nichilismo e individualismo. Bhe io non ce l'ho mai avuta con gli individualisti, mi stanno simpatici e una volta lo ero anche io. Ma se sono coerenti non possono definirsi "anti-organizzatori" e nello stesso documento aderire ad una "organizzazione", per quanto informale. E' un problema di coerenza loro, non mia.
Vorrei che il mio intervento produca un dibattito serio, che si entri nel merito. Che magari le cff spieghino come possono essere individualisti, anti-sociali, anti-organizzatori e allo stesso tempo federarsi con una organizzazione.
Per me lo ripeto se tornate all'individualismo fate un grosso errore teorico. Buttate via le grandi scoperte "filosofiche" ma molto pratiche di Bonanno, del concetto di informalità, ecc, che si colloca ne dalla parte dell'individualismo ne da quella dell'organizzazione rigida. Lo voglio ri-citare:
"Nei compagni anarchici c'è un rapporto ambivalente con il problema dell'organizzazione. Ai due estremi si collocano l'accettazione della struttura permanente, dotata di un programma ben delineato, con mezzi a disposizione (anche se pochi) e suddivisa in commissioni; e il rifiuto di ogni rapporto stabile anche nel breve periodo. Le federazioni anarchiche classiche (vecchia e nuova maniera) e gli individualisti, costituiscono i due estremi di qualcosa che cerca comunque di sfuggire alla realtà dello scontro".
Entrambi secondo alfredo sono sterili. Mentre l'informalità è la grande invenzione dialettica che ci può fermare da questi elementi sterili. Se si è informali non si è individualisti, ma si rifiuta la dicotomia organizzazione-antiorganizzazione verso qualcosa di superiore.
Gli unici individualisti cooerenti sono quelli che hanno attaccato offensivamente chi fa rivendicazioni. Io mi dispiace non la penso così e so che nemmeno voi la pensate così.
Fermo restando che vi voglio un gran bene, che odio le organizzazioni e che, siccome tatticamente so che ora una ne è necessaria, auspico che sia il meno formale possibile. Ma comunque una ORGANIZZAZIONE!
ecco, allora il problema del "farsi vivi" è comune. la stessa cosa è per me, ed è per questo che ancora non rispondo al tuo testo, cosa che farò più avanti.
io non ho mai detto che insurrezionalismo, informalità ed individualismo siano la stessa cosa.
proprio ultimamente, cominciavo ad avere dubbi sulla parola "insurrezione". ma anche su questo ci tornerò più avanti.
ma scusa, solo perché bonanno affrontava certi temi allora vuol dire che sia assolutamente così? sembra quasi che tu pensi a seconda di ciò che dice bonanno!
ma meno male che si è superata la lotta di classe, la divisione in classi, il "proletariato"!
ma cosa vuol dire arretramento culturale? a me dell'"arretramento culturale" non interessa proprio nulla. ma cosa vuol dire?
ognuno segue le proprie pulsioni, che abbia letto bonanno (o chiunque altro) o meno.
a me sembra che quest'opinione voglia dire "bisogna seguire questa linea! perché è così! perché l'ha detto bonanno! perché non può essere in nessun altro modo!"
ma chi l'ha detto? chi lo decide?
a me non interessa assolutamente niente della coerenza. come dice giustamente un caro compagno: "il pensiero stesso della ricerca di una coerenza è un cancello, un paletto…un ostacolo. Pensare di essere coerente con le proprie idee è la prima forma di “carcere” che creiamo in noi stessi".
io agisco in base a ciò che sento, perché ciò che sento è ciò che voglio.
sul discorso "federazione" e "sigle" c'era un discorso che si stava portando avanti. dal canto mio, non mi interessa se uno si sigla o meno, per me è importante che si agisca e rivendicare un'eventuale azione.
a me sembra che tu assolutizzi e riduca tutto ad una "linea" da seguire, nonostante questo possa comportare un'oppressione dell'individuo. se così è, no, io non sono d'accordo, perché io per me vengo prima di tutto il resto, prima della teoria, prima della filosofia o qualunque cosa.
come dicevano sopra "Max Stirner" e prima ancora "federico" gli individualisti si rapportano tra di loro con le "unioni". questa per me è una non-via interessante e da sperimentare, piuttosto che un'"organizzazione anti-individualistica".
non prendere questa risposta come un attacco eh, mi piace molto il fatto che si stia portando avanti un dibattito del genere, sebbene non mi trovi proprio d'accordo con ciò che dici.
ma, in sostanza, io ho una mia visione dell'anarchia, dell'informalità, dell'individualismo, del nichilismo che vanno a costituire i miei strumenti per l'abbattimento dell'autorità e della società.
se l'anarchia fosse un pensiero rigido, di certo non sarei anarchico
hola tomo (se non sbaglio)!
daccordissimo sul discorso della coerenza. ho maturato in proposito la tua stessa opinione da poco. mi ci hanno fatto riflettere dei comunicati o rivendicazioni della cospirazione delle cellule di fuoco e, forse, non ricordo bene, anche qualche comunicato di qualche gruppo dell fainformale. mi sembravano troppo alla ricerca di una linea prestabilita e razionale (troppo razionale)
olà! no, non sbagli!
sì, quello della coerenza è un discorso che mi ha tormentato per un po' tempo addietro, e sono giunto a questa conclusione; ho citato un caro compagno che ha espresso il suo sentire in maniera molto affine alla mia.
vedi? questa secondo me è una debolezza incredibile. al di là del discorso della razionalità (che quando si cerca di assolutizzarla diventa un meccanismo gelido e grigio, mentre l'irrazionalità dona stupendi colori alla propria rivolta per me), ma come dici tu si cerca una linea prestabilita.
prestabilito = prevedibile. un discorso che mi ha molto colpito, specialmente negli ultimi mesi, è quello dell'imprevedibilità. quando si è imprevedibili, si colpisce duramente ed affondo. imprevedibile significa pericoloso. penso che bisognerebbe riflettere su questa cosa!
in ogni caso, è indubbio che i comunicati dei vari compagni (CCF o FAInformale) siano un ottimo spunto per creare dibattiti molto interessanti e che vanno ad affilare i nostri pensieri!
Tomo, se ci mandi un articolo di risposta o un articolo su quello che ti pare siamo molto contenti di pubblicartelo!!!
guarda T lungi da me fare dell'anarchia qualcosa di rigido o di fare "ipse dixit" col Bonanno o chi per lui. Io dico: sono daccordo con Bonanno quando dice questo, meno quando dice quest'altro.
Per me l'idea di informalità è soprendentemente interessante perché risolve un problema atavico dell'anarchismo: ovvero la dicotomia fra individualisti e comunisti, fra organizzatori e anti-organizzatori. forse sono una povera vecchia esaltata, ma ritengo questa idea molto molto rivoluzionaria, penso addirittura che sia la chiave per aprire prospettive davvero interessanti. Non voglio fare la predica, per me l'individualismo è ancora parte del problema
Scusatemi,io credo che ci siano dei concetti che appartengano ai rivoluzionari indipendentemente che questi concetti siano vetusti o meno,indipendentemente che siano detti da questo o da quest'altro.Mi pare che Ginetta volesse sottolineare il concetto non la persona che lo ha detto.Partire con il presupposto che bisogna fregarsene dei grandi classici della teoria solo perchè sono classici teorici è la stessa cosa che avere un pregiudizio ad esempio sui rapporti omosessuali.Ed i pregiudizi li lasciamo alla Chiesa Cattolica.Dunque ciò su cui ci basa è la realtà(non chi ha detto chi o cosa se il pensiero sia nuovo o vecchio)ed a me sembra che in questa fottuta realtà ci siano dei pezzzi di merda che rendono merce tutta l'attività dell'uomo e questo per fare soldi con cui comprare altri mezzi di produzione con cui far fabbricare da altri sfruttati, altra merce da rivendere etc… un ciclo infinito.E questi pezzi di merda dormono in un letto d'oro.Mentre poi c'è la massa dei proletari che sudano sangue tutti i giorni per comprarglielo quel loro,cazzo,di letto d'oro.E se credi che non ci sia più la divisione in classi,ti consiglio di andare a lavorare in un call center.Io non lotto a fianco o per gli interessi degli imprenditori,dei padroncini,degli agricoltori(che a Rosarno hanno spremuto fino all'osso i lavoratori stranieri e poi quando non gli sono più serviti hanno fatto subentrare lo Stato che li ha sbattuti dentro i CIE):ecco perchè credo nelle divisioni di classe e nella lotta di classe. E dire che lo fai per te stesso è dire nulla.Nemmeno io credo nel volontarismo/altruismo(altrimenti farei gli scout) però,appunto,perchè lo faccio per me stessa,perchè io in questo sistema di che genera guerre,morte e sofferenza non ci voglio vivere allora lavoro per rivoluzione. E la rivoluzione sì fà con gli sfruttati e non con gli sfruttatori.E per quanto io non condannerei mai nessuna azione contro lo Stato credo che sia importante sottolineare teoricamente il fatto che un'azione(ribadisco giusta legittima necessaria)si compia per fare quel famoso passo verso la rivoluzione e non perchè ci si è alzati incazzati con la madre la mattina.
per ginetta: immaginavo che non volessi fare un discorso del genere; in ogni caso l'informalità offre sicuramente spunti, anzi, è un ottimo strumento, ma penso anche che tutte queste cose, al di là di alcuni elementi, vadano analizzate pure soggettivamente. comunque presto (per rispondere anche ad (A)narcotico) lo scriverò, dovete scusarmi ma come potrete immaginare sono piuttosto incasinato, però vi premetto anche che, a meno di esempi, parlerò per ciò che sento più che per ciò che ho letto.
per sara: non ho mai detto di scartare i classici in quanto "classici", ho detto di non fare il contrario: di sacralizzarli in quanto tali… la chiesa cattolica la lascio tutta!
io non ho mai fatto un discorso di "nuovo o vecchio", io faccio un discorso di sentire individuale, perché se qualcuno sente affini certe cose le sente affini punto e basta, vecchio o non vecchio.
guarda, personalmente non ho il minimo interesse ad "emancipare il proletariato". spiego: non so che farmene di discorsi "di classe". proprio non lo so, perché a sto punto posso pure rigirarti il discorso: chi è che suda sangue per comprarglielo, il letto d'oro? il proletariato, come hai detto tu. e allora io ti dico: se il popolo vuole rimanersene dov'è, vaffanculo il popolo. io non sto a guardare "proletari" o chi per loro, io sto a guardare affini e non. persone che vogliano intraprendere la lotta anarchica, la lotta contro l'esistente. non escludo che, chi vuole, possa cercare di creare messaggi (con l'azione, con i testi… qualsiasi mezzo) per creare una comunicazione con chi magari anarchico non è, o insomma, per far ragionare su un argomento chiunque… ma a questo punto si entra nell'ambito dei propri obiettivi. io, sinceramente, dopo esperienze di comunicazione con il "proletariato" (operai, lavoratori dipendenti, ecc…) dove si cercava in tutti i modi di creare un collegamento, magari spesso anche andando a "limare" alcuni discorsi (parlo di qualche anno fa, adesso non mi sognerei mai di farlo… e ci mancherebbe altro) per cercare boh, di farli avvicinare un po'… niente, la risposta è sempre la stessa.
nel culo.
non provo nessuna compassione né comprensione per chi accetta l'alienazione del lavoro e sgobba come un cane per mandare avanti questo meccanismo schifoso… e mi sono rotto il cazzo di averci a che fare. sono giunto alla conclusione di avere diversi obiettivi (oppure non averne proprio…)
citando il compagno Luciano "prendere in mano le redini della propria vita". questo è quanto. senza aspettare nessuno. senza aspettare il popolo. si combatte qui ed ora, per il proprio sentire.
io non sono parte di nessuna classe, io sono io in quanto individuo anarchico che non accetta alcun ruolo…
cercherò poi di approfondire anche riguardo a questo punto, vi chiedo di avere un po' di pazienza, comunque mi piace questo dibattito anche perché ho modo di sperimentare mettendomi a confronto
p.s.: scusate se scrivo incasinato!
Chiedetemelo a me se esistono le classi e se esiste la lotta di classe!
Ha ragione T: la maggior parte degli esponenti della classe sottomessa sono succubi e passivi. Questa è la ragione del mio arricchimento. Certo fino a quando ci saranno passivi da una parte e gente che si rifiuta di organizzarsi contro di me perché non vuole sporcarsi le mani coi passivi dall'altra, io continuerò ad arricchirmi.
Distinti saluti
Però scusami il tuo discorso a me sembra improntato su giudizi morali :su quanto il popolo possa capire o non capire..sentire o non sentire.E tu chi saresti un'ILLUMINATO?l'idea che questo esistente fà schifo ti è caduta dall'alto?Dall'iperuranio?Io credo che alll'idea che l esistente fà schifo ci si arriva analizzandola questa realtà,vivendola questa realtà.Perchè c'è un'oggettività.E l'oggettività è il capitalismo,il plusvalore,l'imperialismo etc..e non ho la pretesa di pensare che solo io arriverò a teorizzare questi concetti.Per altro questo discorso non vuol dire aspettare messianicamente il risveglio del popolo,ma continuare ad agire.Solo che quest'azione và nella direzione di risvegliare le coscienze,altrimenti perchè farla…per noia?
Pensavo di buttare giù due righe sull'argomento, e mi riprometto di farlo. Per ora voglio solo analizzare un'azione concreta, sperando che i/le compagn@ vogliano dirmi che ne pensano.
Non è vero che l'ultima informalità è solo individualista! Il comunicato del Gruppo 22 maggio della FAI da questo punto di vista è lampante. Un comunicato nel quale la parola "proletariato" non compare (anche se si spiega che "qui in tantissimi lottano per sfamare se stessi e le loro famiglie") ma che presenta una strategia d'attacco al capitalismo internazionale: la paralisi economica per mezzo del blocco del flusso del capitale. "La potenziale diffusione generale di questo tipo di blocchi pone problemi significativi al flusso di merci e alla sicurezza dell'arrivo puntuale dello sfruttamento sul lavoro, preoccupazioni chiave del capitalismo transnazionale". Bisogna però chiedersi come l'hanno presa i lavoratori (intendo quelli definiti "proletari", la stazione colpita era vicina anche alla zona militare e degli alti ufficiali dell'esercito me ne sbatte il cazzo, come spero anche a voi): avranno gioito o si saranno lamentati per non essere arrivati sul posto di lavoro/sfruttamento?
Come la risolviamo, questa questione? Azioni dirette contro il capitale anche a costo di sentire gli sbuffi del proletariato? O lotta col proletariato – specie quello "nuovo", quello precario e flessibile – in una prospettiva di azione di massa (15 ottobre)? Per quanto mi riguarda, queste due strade non dovrebbero essere scisse ed esprimersi insieme nella pratica del sabotaggio. Purtroppo viviamo un periodo storico nel quale il sacrosanto atto del sabotaggio, per tutta una serie di motivi (maggior controllo sui posti di lavoro, sfiducia generale nella lotta), non si esprime in nessuna forma, sebbene gli strumenti da colpire non manchino.
Insomma: di fronte al lavoratore sottopagato che s'incazza perché questi stronzi di anarchici hanno sabotato la linea e non potrà arrivare sul lavoro, come vi ponete?
Con vivo rispetto per quanto si sta chiarendo qui su Anarchaos
VL
assolutamente, non sono illuminato da niente e da nessuno, né dico che gli altri non ci arriveranno mai. semplicemente, quello che volevo dire io è che non faccio un discorso di "proletariato", ma di affinità.
ripeto, le azioni si fanno a seconda dei propri obiettivi. di certo non sarò io a confutare un'azione se venisse fatta semplicemente per vendetta o per rabbia più che per comunicazione.
inoltre sono convinto che anche non avendo a mente tutte le sfaccettature economico/politiche della bestia capitalista si possa distruggere ciò che è.
io di certo non mi sono accorto della miseria in cui vivo per discorsi sul plusvalore et similia, me ne sono accorto perché ho visto la fredda meccanica di quello che mi circonda, soffocando sotto il carcere obbligatorio della scuola e pensando che poi se voglio avere soldi per fare qualsiasi cosa dovrò lavorare, vedendo in più quello che comporta questo tipo di vita (ogni ambito… mi stupisco anche solo a leggere due o tre articoli del codice penale, mi chiedo come lo si possa guardare con "interesse positivo"), ma mai ho detto di essere sveglio/divino/illuminato/qualsiasicosa, ci mancherebbe solo questa…
non è questione di "non volersi sporcar le mani". è una questione di continuare all'attacco. una vita di attacco. poi, ognuno guarderà alla propria vita: chi vuol rimanere uno schiavo, rimarrà uno schiavo, chi invece si romperà il cazzo e sceglierà altro, passerà all'attacco anche lui
non sarei io*
pardon
Mi sembra che nei commenti si sia perso il succo della questione. L'idea di informalità, che piaccia o meno, è un superamento della contraddizione fra anarchismo organizzato e anarchismo anti-organizzatore. Qualunque siano le posizioni di ciascuno, gli individualisti questo passo non lo hanno fatto. Magari hanno ragione loro, non voglio dire questo. Voglio dire che l'anarchismo insurrezionale moderno non è più individualista (come quello di Bresci) o organizzatore (come quello di Malatesta), ma qualcosa di NUOVO
Non posso rispondere dal primo post della conversazione anche se ce ne sarebbe di materia di cui trattare, mi colpisce molto l'affermazione di Vesuvio che si domanda come l'abbiano presa i " proletari" . Caro Vesuvio, per quando mi riguarda e parlo per me sola, come individuo pensante, poco me ne cale come l'abbiano presa i proletari, perchè non si può aspettare che tutta la massa prenda coscienza per fare una rivolta ( altrimenti come diceva il buon Armand non sarebbe mai tempo giusto), ma le azioni individuali servono a destabilizzare, appunto questo sistema anche da loro voluto. Quindi possono sbuffare quato vogliono. Hanno i loro sindacati e conducono le lotte per il loro orticello.Perchè dovrei preoccuparmi di cosa pensa questo gregge di pecore?
In quanto Al prof rileggi un po' la storia Bresci non fu mai individualista e Malatesta fu un persecutore degli individualisti.Andiamo oltre ciò che ci viene raccontato per sentito dire. Vi lascio un passaggio molto bello a mio parere.
Osate, quindi, essere individui! Il cammino verso l’anarchia consiste nell’uccidere in voi il servo. Fino ad ora anche la massa anarchica segue una manciata di personalità, dice quello che dicono, fa quello che le dicono di fare ed impreca contro coloro che cercano di distruggere questa sua sottomissione. In realtà la massa anarchica ha paura che le celebrità e le persone cosiddette intellettuali la chiamino ignorante. Perché ogni disobbedienza, ogni specie di riserva, ragionamento non conforme, critica verso di loro, gli intellettuali la prendono come una offesa personale, una mancanza di rispetto alla loro autorità intellettuale, e non è raro vederli perdere il controllo di se stessi, andare su tutte le furie e chiamarvi ignorantoni. E non si può dar loro tutti i torti se si applica al presente stato della massa anarchica, nella quale, per non offendere nessuno, vogliamo includere pure noialtri.
Vogliamo, forse, disonorare l’intelligenza? Tutt’altro, crediamo noi! Rifiutandoci di essere gli schiavi di qualcuno, le rendiamo il massimo degli onori.
Infatti, non possiamo onorarla, l’intelligenza, se non distruggendo in noi ogni servilismo e facendo di noi degli esseri umani con dignità e carattere propri. Enrico Arrigoni
Sarasole, il messaggio lo devi contestualizzare nella discussione, visto che il discorso verteva proprio sull'opportunità o no di basare l'azione diretta sullo scontro di classe e io chiedevo molto semplicemente a ginetta e sara, che sostengono appunto una linea di scontro di classe, come porsi se poi questo proletariato non ti sostiene neppure di striscio e dunque tu stai fallendo metà della tua azione (il fatto ora va anche al di là di quel comunicato specifico della FAInformale inglese); il discorso ovviamente non vale per l'individualista che agisce per attaccare il sistema senza fare riferimento ad alcuna classe.
Tu chiamale, se ti va, discussioni tra “marxisti travestiti da anarchici”. A me interessa confrontarmi per capire se è ancora possibile unire scontro di classe e insurrezione, come è accaduto in passato e come accade tutt'ora. Poi magari a te non te ne frega niente; benissimo, ma allora perché perdi tempo con noi che vegetiamo in questa "condizione messianica"? La tua rivolta individuale puoi condurla in ogni caso (come è giusto, ripeto ancora una volta, che sia, perché chi è per la liberazion degli individui non può porre veti di alcun tipo ai modi di esprimersi dell'insorgere).
Chiudo con una citazione che forse sarà meno roboante ma per me resta comunque importante.
Io sono veramente libero solo quando tutti gli esseri umani che mi circondano, uomini e donne, sono anch’essi liberi. La libertà degli altri, lungi dall’essere un limite o la negazione della mia libertà, ne è invece la condizione necessaria e la conferma. Divento veramente libero solo con la libertà degli altri, di modo che più numerosi sono gli esseri liberi che mi circondano e più estesa e più ampia diventa la mia libertà.
La schiavità degli uomini, al contrario, è di ostacolo alla mia libertà, o, ciò che è la stessa cosa, è la loro bestialità che è una negazione della mia umanità perché ancora una volta non posso dirmi veramente libero se non quando la mia libertà o, se si vuole, quando la mia dignità di uomo, il mio diritto umano (il quale consiste nel non ubbidire a nessun altro uomo ed a determinare le mie azioni conformemente alle mie intime convinzioni) riflessi dalla coscienza egualmente libera di tutti, mi ritornano raffermati dall’approvazione di tutti. In tal modo la mia libertà personale, assicurata dalla libertà di tutti, si estende all’infinito. E’ facile constatare, dunque, che la libertà, così come viene concepita dai materialisti, è una cosa assai positiva, assai complessa e soprattutto sociale, perché non può essere realizzata che dalla società e soltanto nella più stretta uguaglianza e solidarietà di ciascuno con tutti.
Michail Bakunin
non sò se verrà letta e commentata questa mia lettera
ma da molto tempo seguo la situazione, vivendola anche da dentro e francamente vorrei provi alcune domande e cercare di fare chiarezza su molti punti non solo a me cari.
dovrei avere tanto tempo per cercare di riassumere il riassumibile ma almeno ci provo
ultimamente ho notato come ci sia stata un ondata oltre che repressiva anche di "nuovo", come da qualcuno prima di me ha citato.
il nuovo inteso come nuovo percorso di vita e di anarchia
sono aumentate in modo secondo me troppo frenetico e velove sotto gruppi, sotto sezioni, sotto argomenti, sotto fazioni in base al proprio istinto e punto di vista, che fa del buono e positivo perchè è simbolo di grandezza e pienezza, di 360gradi, ma anche di caos totale, lo stesso che viene fomentato a mò di distruzione totale, di internazionale nera etc.
io mi chiedo, come molti, come è possibile che in un era di satelliti e di lotte anticapitalistiche e di tecnologie moderne si possa pensare di "FARLA FRANCA" e continuare tranquillamente a cospirare e organizzare via telematica per poi ritrovarsi un'associazione, un processo e galera.
il nuovo è nato da un mondo internauto che unisce il mondo grazie ad un click e mail ma che allo stesso modo aumenta i fili del controllo, si entra nel grande calderone di list e setacciamenti. ecco che allora la sopravvivenza avviene grazie a chi crea antivirus e anticontrollo ma che per farlo ha dovuto studiare e seguire i cambimenti veloci della tecnologia avanzata.
cosa sta avvenendo?
un gruppo di greci, parlo come da estraneo ai fatti ma curioso osservatore, crea una nuova linea di comando e attacco, passando per il carcere e azioni dirette di insurrezione e attacco.
dal carcere vengono diramate linee di condotta al nulla, a quel nula dell'etere, a chi leggendo un copia e incolla può farsene come vademecum e diventare rivoluzionario autodidatta.
si comunica con il nuovo, con il mondo nuovo fatto di virtuale, di accendere un computer, fidarsi dell'ignoto, di chi sta dall'altra parte.
dai carceri i contatti arrivano tramite posta, immagino controllata prima di essere inviata, perchp se il gioco sporco della sbirraglia e del dominio può incarcerare ed entrare nella vita privata di un individuo senza chiedere permessi o altro, arrivando a torture psicologiche, sociali e possibili omicidi, figuriamoci quando una busta o cartolina siano sotto gli occhi di analisti e psicologi di turno.
quindi, il messaggio una volta uscito o decodificato arriva all'attenzione di tutto.
il rispetto per chi si fa il carcere e rischia 20 anni per banda armata e dissidenza globale fa si che gruppi e cellule di formano in nome di una battaglia epocale.
ecco che nasce un nuovo modo di concepire anarchia, è puro terrorismo di squadra, clandestino, una comunicazione via etere, via filmato, via video, via foto e quindi via internet.
si comunica con azioni, con sabotaggi e si cerca la firma, se non è un comando..la firma. questo è proselitismo e propaganda, cosa che nell'abc dell'anarchia non dovrebbe essere considerato.
la novità crea gossip e dibattiti internazionali, la forza d'urto di un comunicato può provocare insurrezioni a macchia d'olio? spingere una diffusione di azioni ?
si attende che le cellule si formino e l'occhio vigile del controllo lascia fare, lascia formare, nel frattempo scruta, spia, ascolta e lascia fare che siti e blog attirino altri "simpatizzanti" e pseudo intellettuali di critici, di traduttori della traduzione, si nuovi simbolismi e altro.
può esserci in questo frangente la possibilità di costruzioni di cellule e blog proprio del controllo, come buchi neri di attrazione, di ragnatele per semplici curiosi giornalisti, altri controllori camuffati e sotto copertura.
poi succede che il gruppo migliore, può efficace e attento riesce nell'impresa dell'azione.
la macchina del terrore avvia le indagini, cerca i collegamenti per arrivare a capire chi è il pesce grosso, la mente, i suggeritori.
e allora tramite i suoi poteri arriva a prendere tutti, innocenti e non, simpatizzanti o no, infiltrati o no.
da ora in poi, questa nuova anarchia parlerà solo per comunicati, per infamie, per screditamenti, confusione di decisioni, differenziazioni di linguaggi, il tutto frutto proprio di una nuova tendenza che fa del "bignami e del riassunto" una possibile gavetta politica, lontana anni luce ad un'anarchia che aveva le sue origini e basi sulla vita reale e sull'esistente sperimentato.
parole come contro l'esistente cosa vuol dire?
essere contro la vita stessa, il proprio essere.
questa è la corrente del kamikaze che una volta appreso a raggiunta la consapevolezza che è l'uomo in se, come individuo al causa di tutti i mali, l'unica soluzione è la sua distruzione e resettamente totale.ci si immedesima nel virus di se stessi e si spinge per un caos totale che porti al collasso globale.
un attegiameto suicida e a parer mio non naturale e umano, inteso come spirito di uomo-animale, anima, cuore, amore e tutte le caratteristiche che si differenziano dalla brutalità di una bestia senza regole, senza sentimenti.
questo passaggio coincide con una tendenza attuale di dominio, di disprezzo di vita e vite, di codici non scritti ma d'istinto di tolleranza e bene.
una tendenza che spinge alla sofferenza, alla solitudine (individualità) diprezzante della comunità, della comunione, della collettività.
una tendenza figli di scherzi con la visione demoniaca di dolore, poi ognuno può rivedersi o rivedere l'infinito dualismo tra bene e male, tra fede e malafede e tutto il resto.
il secondo passaggio è la tendenza trascendentale dell'individuo, inteso come anima, un'anima intrappolata in un corpo cavia-schiavo, che per uscire ha bisogni di aiuti e pratiche. la tendenza new age, di risveglio interiore, di terzo occhio, di un esoterimo che ha radici perà…strane e ambigue, sempre paere personale.
un concetto orientale, indiano di visione verticale, di un infinito e eterno simile al nichilismo di eterno ritorno, coincidente con il taoismo.
qui mi soffermo sui tanti dubbi e perplessità.
arrivati a questo livello di sperimentazione, tocchiamo le tematiche di droghe e visioni che vanno oltre la visione normale e formale.
l'informalità rappresenta cosa?
qualcosa di non scritto e saputo, un'incognita, la stessa incognita che viene cercata di tutti, religiosi, filosofi, ricercatori, credenti, blasfemi, satanici…la verità del sapere il tutto, perchè l'incognita è sinonimo di paura ma anche di superamento di confini e limiti.
l'oltre uomo e il superamento di steccati è inteso come spirito e materia,ecco che la base per coincidenza è la stessa di laboratori e medicine, di stravolgimenti di scoperte e "sperimenti".
quindi l'anarchia va di pari passi con la nanotecnologia?
provocazione azzardata ma che trova similitudini anche con le pratiche esoteriche di cabale e sacrifici, dove ora l'ala di controllo del complottismo, spinge nel far arrivare notizie e sassolini, come in un labirinto dove il curioso, il ricercatore e sperimentatore incosapevole segue il filo del minotauro, del moloch e non della salvatrice arianna.
l'informalità ho paura che stia generando questo vortice incontrollabile.
ha causato arresti facili, ha generato piccoli frammenti di sabotaggio andando a discapito di un'anarchia definita vecchia e classica che però con metodi diversi e meno "impauriti" ha cercato e cerca un cambiamento epocale e di massa per non può essere raggiunto se non perseguito con fede e amore
terzo passaggio. armi
la nuova anarchia si spinge oltre i propri confini, crea alleanze e dibattiti internazionali, con differenze lingue, caratteri, culture. a secondo di posto e dove,l'arma ha un peso specifico diverso, a seconda di leggi di contesto sociale e di controllo.
le armi sono presenti dove è già avvenuta una trasformazione sociale, dolve il controllo è già stato aggirato, le linee guida posso derivare proprio da chi ha avuto più facilità del reperirle ed usarle. cosa avviene?
il gruppo che più ha avuto armi per combattere ed ha pagato per il primo il prezzo diventa il leader, colui che per primo entra in carcere e dirama comunicati.
la mia domanda è? come si fa a pensare che ogni paese è simile al'altro, come si può pretendere che un paese come l'america sia simile a cipro e pretendere che le azioni siano della stessa pesantezza?
ora io mi spiego come le armi possano entrare e essere passate, ma da chi? da una base cresciuta e formatasi dopo un evento o avvento.
analizzo le armi, perchè pratiche come sassi, barricate, fuochi e frecce credo siano superate come questioni di attacco e di resistenza, nei paesi, dove appunto la repressione o il dominio ha armi più sofisticate e di avanguardia e allora la controrisposta deve essere alla sua altezza.
questo passaggio porta al mio ultimo passaggio finale.
se uno scontro si alza senza regole, senza un traguardo finale, come si può immaginare un finale diverso dall'apolisse globale e sterminio di massa?
il primitivismo si auspica anche il frenare certe tendenze, come un pacifismo di massa, proprio per smantellare un'armatura sia da una parte che dall'altra che non farò altro che militarizzare entrambi i fronti fino ad un limite di tecnologia che ci porterà ad un clima "freddo" di non belligeranza.
quindi, seconda provocazione?
l'obiettivo è arrivare ad un patto di non attacco, di equità di scontro?
o di annientamento del nemico del male?
e se l'annientamento passa per catastrofi, perchè noi essendo uomini siamo comunque il male in se, siamo complici col tutto..non basta essere vegani o nudi per essere esenti da ogni giudizio, quindi allora l'annientamento è fomentare una CRESCITA CHE PORTI AL COLLASSO….O UNA DECRESCITA CHE PORTI ALL'EQUILIBRIO?
in questa ultima domanda possiamo scorgere che in ognuno di noi, anche individuale c'è la risposta.
ognuno da quando è nato segue un cammino, una strada,che sia libera o imposta, il suo movimento porta al movimento di altro e altri (causa-effetto/azione-reazione), il futuro padre/madre sarà colui che giudice o complice crescerà un nuovo individuo..lasciando libero di pensare e agire? o esercitandolo a nuovo soldato per la causa?
questa libertà di scelta…come un battesimo religioso o di fuoco è ver alibertà o anche questa è schiavitù?
i dilemmi sono tanti e troppi, ecco che allora, bognami o no, blog o no, io come uomo e unico sperimentatore di me stesso cercherà semplicemente di vivere e sopravvivere in modo dignitoso, avvicinandomi a dogmi e valori cristiani, inteso come individuo il cristo, senza imporre, recare danno altrui, lasciando libertà di vita e morte, di scelta o non scelta, di azione o non azione.
perchè trovando poi in molti antropologi e studiosi molti "anarchici", allora anche questa parola anarchia e chi la vive come un tatuaggio vitale, potrebbe avere un qualcosa che in me lascia molte perplessità e domande senza risposte.
avere fede in se stessi, nel reale del sangue, istinto e vita e molto diverso che avere fede in qualcosa di astratto, non toccabile, arioso.
è sottomissione anche credere e obbedire senza CONOSCERE.