apr 24 2012

Grecia: 250 nuove accuse contro i prigionieri delle Cellule di Fuoco / Federazione anarchica informale / Fronte rivoluzionario internazionale

 

(it-en-es-gr) Lettera di Theofilos Mavropoulos in merito alle nuove 250 accuse

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Recentemente nuove accuse sono state lanciate dagli esperti di accuse Mokkas e Baltas riguardo a 250 attacchi della CCF, per i quali fino ad oggi non c’erano accuse.

Queste azioni sono senza dubbio una larga parte della storia della nuova guerriglia urbana. Tra il 2008 e il 2011 l’organizzazione rivoluzionaria Cospirazione delle Cellule di Fuoco ha posto e vinto la scommessa della rottura rivoluzionaria con l’esistente, colpendo con crescente intensità, ritmo e radicalità. La CCF ha dimostrato che possono essere realizzati potenti attacchi al campo del nemico tramite l’azione politica di pochi ma determinati individui. Danni materiali, uniti ad attacchi alla percezione dominante della necessità dell’esistenza dell’autorità, hanno decostruito la società depotere e il suo placido operare.

Ogni esplosione insieme alla sua rivendicazione ha fatto avanzare la frammentazione dell’ordinarietà sociale e ha fatto accelerare i processi di costruzione di nuove relazioni anarchiche.

Compagni, che hanno visto la propria autorealizzazione costante, uniti dalla creazione ed evoluzione continua di infrastrutture illegali, spingendo senza sosta verso l’idea della guerra, invitando nuovi compagni al coinvolgimento.

Per me, la guerriglia urbana è uno strumento di promozione della rivoluziona anarchica qui e ora. Essa automaticamente rifiuta tutte le inibizioni non violente e getta nell’immondizia la trappola del riformismo.

La consapevolezza lascia da parte la paura della prigionia o della morte. Le possibilità dell’autoevoluzione tendono all’infinito.

Infatti, nel contesto dell’attività rivoluzionaria della CCF, io mi posiziono vicino ad essa.

Il mio desiderio di azione diretta mi spinge a star vicino a queste persone, supportando concretamente la loro attività rivoluzionaria. Dopo tutto, abbiamo intrapreso e continuiamo a seguire un percorso rivoluzionaria con i compagni, membri della CCF.

Quindi, visto che anche io difendo le mie scelte concretamente e resto un anarchico rivoluzionario nemico della società del potere, l’autorità mi convoca per scusarmi (insieme agli altri), nel tentativo di annullare tutto ciò che può essere una minaccia.

Con queste accuse, lo stato ancora una volta cerca di punire in modo esemplare quelli che hanno osato sfidare il suo apparato. Ma la distruzione delle illusioni sulla libertà in questa società e l’emergenza del totalitarismo quando il potere è minacciato, sono sempre desiderabili obiettivi dei rivoluzionari.

Lunga vita al diffuso progetto anarchico rivoluzionario della Federazione Anarchica Informale/Cospirazione delle Cellule di Fuoco Fronte Rivoluzionario Internazionale

Forza al compagno Luciano “Tortuga” Pitronello

Theofilos Mavropoulos
1° braccio della prigione di Korydallos

 

 

(it-en-es) Comunicato della Cospirazione delle Cellule di Fuoco circa le nuove accuse

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I) La scelta di rivendicare la responsabilità e di non capitolare

Noi, come Cospirazione delle Cellule di Fuoco, abbiamo scelto di rivendicare all’interno della prigione la nostra responsabilità in merito alla partecipazione al nostro progetto. La rivendicazione è il minimo per difendere e onorare le azioni più belle che abbiamo condiviso. Non come memoria che svanisce dopo i nostri arresti ma come realtà e prospettiva attuale di realizzazione delle nostre azioni nel presente, qui e ora.

Crediamo che la rivendicazione e le parole che esprimiamo tramite questo testo siano siano decisive per l’intensificazione dell’azione anarchica. Esso è un attacco aperto alla posizione apologetica che l’accusa vuole farci tirare fuori. Questo comportamento rivela l’esistenza di due mondi diversi. Un mondo di potere da una parte e dall’altro quello dell’anarchia, essi sono in perpetua guerra tra di loro.

La rivendicazione in nessun modo costituisce una scelta autoreferenziale, ma è un’estensione consapevole del modo di vivere come guerriglieri anarchici urbani. Essa è anche un segnale, una connessione con i compagni dall’esterno. Una risposta alla domanda mai posta. Che alcune scelte di lotta meritano di essere combattute nonostante il loro prezzo. E’ un modo di difendere pubblicamente l’azione, il percorso e la nostra esperienza in modo diretto e aperto. E’ un ammutinamento individuale ed esistenziale nella prigionia che inevitabilmente si incontra con il processo collettivo della tentata distruzione della civilizzazione moderna. Non crediamo che la rivendicazione sia un sacrificio in nome di un’idea; al contrario, è l’idea che viene sacrificata fuori dal campo del simbolismo inoffensivo alla sua trasformazione in prassi. Dall’inizio delle nostre azioni abbiamo abbandonato la sindrome della paura dell’arresto e della prigione. Sappiamo che la prigionia è spesso una situazione temporanea nel cammino di un guerriglieri anarchico urbano. Quindi abbiamo abbandonato tutte le inibizioni legali e le esitazioni, restando decisi nella nostra scelta. La scelta dell’azione guerrigliera e della diffusione dell’anarchia. Al contrario arrenderci e dichiararci sconfitti non ci ha riguardato neanche per un momento. Non ci siamo mai piegati e mai lo faremo nei confronti di giudici e interroganti. Ecco perché il rifiuto di apparire sia negli interrogatori che nelle aule, con il nostro rifiuto di presentarci o con la nostra presenza totalmente offensiva, aboliamo il linguaggio delle leggi, del compromesso e della sconfitta. Inoltre, è contraddittorio quantomeno dire di rispettare le leggi dopo che si è dichiarata con passione guerra assoluta al potere e alla sua cultura della legge.

Anche quando il nemico non ha prove contro di noi, come nel caso dei 250 attacchi della CCF, non una parola di giustificazione, né alcuna prova di innocenza o alibi verrà fuori da noi.

E’ un fatto che tutto ciò che le autorità investigative hanno per le mani è la nostra rivendicazione di partecipazione alla cospirazione. Inoltre, la pratica e la strategia di ogni gruppo cospirativo di azione diretta anarchica è di non lasciare prove “incriminanti”, solo tracce e fuoco che rappresentano una ferita indelebile sul volto del mondo di sfruttamento, ipocrisia e isolamento.

II) All’attacco dei dirigenti e dei superiori di questa civilizzazione

Ecco cosa vuole colpire il potere. La decisione di alcune persone di non cedere al mondo degli idoli. Nel mondo degli oggetti morti, televisioni, pubblicità, manganelli, prigioni. Per colpire questa scelta, deve vincere la paura. La paura dell’arresto, della prigione, della morte. I giudici, l’accusa e gli interroganti lavorano giorno e notte per questa dittatura della paura. Allo stesso tempo tutti questi vogliono descrivere la guerriglia anarchica urbana e i gruppi combattenti come caricature misere e malate di potere. Infatti, essi affibbiano ruoli di istigatori o di capi ai compagni. Ma un gruppo anarchico non è contaminato dal veleno del potere. Non ci sono né leader né seguaci. Ci sono solo individui autonomi liberi che concretizzano la propria ostilità verso questo marcio sistema. Pura e diretta azione come il fuoco che brucia dentro di noi. Se l’accusa ha imparato a seguire gli ordini dei suoi superiori politici, devono sapere che uno spirito indomabile non prende ordini da nessuno e non cede la propria coscienza ad un padrone. Se stanno cercando capi, “istigatori” o seguaci, che si guardino allo specchio. Un collettivo anarchico non ha una struttura gerarchica centralizzata. Esso agisce tramite riunioni orizzontali e ha come bussola l’ammutinamento. Nello specifico, la Cospirazione delle Cellule di Fuoco è una rete di cellule autonome che opera con fervore per la distruzione del mondo autoritario. Questa è la nostra scommessa e mai ci arrenderemo.

III) Il fuoco continua a bruciare dentro di noi – la scommessa della FAI/FRI

Una scommessa che mai abbiamo abbandonato, anche dentro le prigioni dove siamo adesso. Restiamo vivi senza cedere alla disciplina nei nostri trasferimenti punitivi dove essi si vendicano meditante le condizioni speciali che cercano di imporci. Noi manteniamo l’inestinguibile passione per la libertà e riviviamo anche per un momento la bellezza di una piccola azione guerrigliera come i momenti che abbiamo vissuto nel nostro recente tentativo di fuga. La guerra che abbiamo dichiarato al potere non conosce tregua. Ciò minaccia il potere, che cerca di zittirci in ogni modo. Che ci siano ripetute accuse contro di noi anche per un testo scritto in prigione non è casuale. Il fatto che lo stato si spaventi anche delle nostre parole, dandoci nuova forza e nuovi sorrisi. Perché significa che le nostre parole stanno evadendo dalle celle della prigionia e si incontrano con nuovi compagni che pianificano le loro battaglie contro il potere.

Allo stesso tempo il nostro ammutinamento è associato con la cospirazione internazionale FAI (Federazione Anarchica Informale) promuovendo la prospettiva di un fronte rivoluzionario internazionale. Messaggeri del caos inviano da ogni luogo i propri messaggi di insubordinazione tramite il fuoco, le esplosioni e il vandalismo, eliminando il predominio del potere in Messico, Cile, Argentina, Bolivia, Perù, Inghilterra, Spagna, Italia, Indonesia, Russia, e ovunque si stanno diffondendo i progetti della FAI/FRI. La FAI è un invito a pensare, discutere, esprimere i propri desideri, esistere come individui liberi e autonomi, non come ombre di una triste imitazione di noi stessi come ostaggi delle convinzioni e dei limiti del potere. Cospirare contro lo stato significa respirare liberamente. Ogni giorno nella nostra insubordinazione, in prigione, nell’illegalità anarchica, nei nostri piani sovversivi, nelle nostre tempestose discussioni, nelle nostre azioni di disturbo, nei nostri sentimenti esplosivi conquistiamo più aria di libertà. Il supporto e la promozione dei progetti della FAI/FRI è la scelta convinta di continuare a vivere con passione e sovversione tagliando una volta per tutte i ponti di un ritorno alla normalità di una vita pacifica e ossequiosa delle leggi.

In questa corsa frenetica, non possono esserci illusioni. Ci si aspetta che anche il nemico faccia le sue mosse. Esso studia il modo di contrattaccare a livello comunicativo e militare. La vendetta della repressione si sta organizzando per instillare la paura nei circoli sovversivi.

IV) La coordinata e orchestrata campagna anti-anarchica, lanciata nel Settembre 2009 con i primi arresti ai danni della CCF, non è ancora terminata

Negli ultimi due anni e mezzo è successo molto. Per ogni colpo sferrato dalla Cospirazione, l’Antiterrorismo ha fatto un nuovo arresto. Quante persone sono state catturate e fotografate, fino a quando si è provato infine che non avevano nulla a che fare con il nostro caso… Chi può dimenticare l’arresto dei tifosi della squadra di calco AEK che avevano portato dei petardi (un tipo di fuochi d’artificio), presentato come arresto dei membri della Cospirazione delle Cellule di Fuoco? Lo stato ha dichiarato un regime di emergenza contro i circoli dell’anarchia sovversiva. Ma il regime di uno “stato emergenziale” segna la morte della ragione. Un tipico esempio di ciò è la recente manipolazione mediatica, da parte dello stato, circa il collocamento di un dispositivo esplosivo con timer in un’auto vuota. Oltre a come è stata distorta l’azione, per costruire nuove fobie verso la nuova guerriglia urbana, due anarchici rivoluzionari ricercati, G.M. e D.P., sono stati resi noti e designati come autori del colpo. Il paradossi in questo caso è che i maghi dell’antiterrorismo hanno dichiarato di non aver prove (dna, telecamere di sorveglianza, impronte, testimonianze oculari) contro i due compagni, senza neanche essere sicuri del loro coinvolgimento. Questa è l’evoluzione delle indagini “scientifiche” dell’Antiterrorismo. La sicurezza dei soli poliziotti sarà sufficiente per la “colpevolezza” di alcuni. Quindi, adesso i giocatori si conoscono e il campo è segnato. Non è un caso che alcuni giorni dopo un nuovo giro di indagini è iniziato riguardo a 250 attacchi della Cospirazione delle Cellule di Fuoco, per i quali erano stati convocati i compagni ricercati G.M. e D.P. Allo stesso tempo, i rinomati inquisitori Mokkas e Baltas hanno convocato oltre a noi tutti quelli che sono stati accusati nel caso della Cospirazione, sebbene non abbiano relazione con l’organizzazione.

Questo è il culmine dell’operazione anatianarchica dello stato, che arresta persone non correlate alla Cospirazione, e ancora le presenta come membri della Cospirazione delle Cellule di Fuoco, al fine di allungare la loro prigionia.

In breve, la Cospirazione serve all’accusa come scusa per le nuove accuse, che fa riemergere casi irrilevanti e li definisce come “partecipazione ad una organizzazione terrorista”.

La tattica è simile a quella dell’organizzazione fantasma italiana ORAI, inventata dal rinomato procuratore Marini; un’organizzazione che, nel caso specifico, anche se non è esistita, è diventata l’alibi per una serie di accuse e incarcerazione a danno di compagni insurrezionalisti.

Infine, non intendiamo concedere neanche il più piccolo sospetto di ritirata e di cessato fuoco alle autorità. Restiamo impenitenti, aumentando la densità della collisione.

“Non stiamo arretrando, restiamo fermi; non stiamo tentando, possiamo; non stiamo implorando, noi prendiamo; non ci stiamo spegnendo, noi bruciamo; non stiamo voltando lo sguardo, guardiamo avanti. La Cospirazione non sarà mai arrestata perché essa non è solo un’organizzazione, ma piuttosto un flusso di idee, e le idee sono sempre sfuggevoli. Il giorno ancora non è segnato sul calendario. Tutti i mesi, tutte le settimane, tutti i giorni sono sempre disponibili. Un giorno verrà segnato con un sorriso, il sorriso dell’incontrarci di nuovo per il proseguimento della NOSTRA avventura…”

Cellula dei prigionieri membri della Cospirazione delle Cellule di Fuoco

26/3/2011

 

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