dic 31 2010

Napolitano firma la riforma e da una lezione agli studenti: chi dialoga con le istituzioni perde, chi lotta vince (di Michele Fabiani)

Una sonora lezione è stata data dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ai 12 infiltrati che il 22 dicembre erano andati a fargli visita per supplicarlo di non firmare la riforma Gelmini che privatizza le Università, licenzia i precari e abolisce le borse di studio per chi ha redditi bassi (tagliando le altre, quelle del cosiddetto “merito”, del 90%).

Una sonora lezione a quelli che sono, appunto, 12 infiltrati, che senza parlarne in nessuna assemblea e senza l’appoggio della base, hanno deciso di recarsi presso la residenza del Capo dello Stato. 12 infliltrati che non hanno nulla a che vedere con le lotte dure dei loro coetanei che sono saliti sui tetti, che sono in sciopero della fame, che hanno occupato le università, che sono stati attaccati dalla polizia e che si sono difesi gli spazi e il diritto di manifestare.

Il massimo rappresentante dei poliziotti che hanno tentato di investirli con le camionette e li hanno picchiati con calci e bastonate, dei giudici che li hanno processati, dei politici che si sono venduti per pochi spiccioli, il massimo rappresentante dello Stato italiano ha dato, dall’alto della sua autorità, uno schiaffo pesante ai giovani riformisti: se scendete in piazza, se assediate i palazzi del potere, se lottate potete vincere, se venite a dialogare con quelli come me non otterrete mai un cazzo.

Grazie Presidente! Terremo a mente la lezione.

Sta avvenendo un sommovimento europeo: una generazione intera, dalla Grecia all’Inghilterra, dalla Francia all’Italia, è in rivolta contro quelli che gli hanno rubato tutto, che si sono venduti in borsa il loro futuro.  Se il movimento studentesco italiano del 2010 fa parte di questo sommovimento, allora vivrà anche nel 2011, unendosi agli operai che Marchionne vuol far lavorare di più e pagare di meno, vietargli il diritto di malattia, di sciopero e finanché di piasciare durante la catena, e ai loro compagni europei; se si tratta invece del movimento dei 12 infiltrati che lecca il culo ai potenti di turno, al massimo gli verrà scorreggiato in bocca.

Michele Fabiani

4 commenti a “Napolitano firma la riforma e da una lezione agli studenti: chi dialoga con le istituzioni perde, chi lotta vince (di Michele Fabiani)”

  1. Lucio scrive:

    Concordo in pieno con Michele. Dunque, speriamo e facciamo in modo che il 2011 sia un anno di sommosse e tumulti di massa anche in Italia, come è già accaduto in Grecia, in Irlanda, in Inghilterra, in Francia e in Spagna. Proviamo a deberlusconizzare e defascistizzare questo Paese di letame e di sterco che è diventato l’Italia!

  2. Fabius scrive:

    Caro Michele,
    hai tutta la mia stima… ma ti pongo una domanda a mo’ di riflessione: “sei sicuro che questo movimento studentesco si unirà al movimento operaio, lasciando da parte i sindacati, o come capita spesso in Italia, dopo le feste e le partite, si continuerà a campare facendo qualche urlettino e niente più? A parer mio il momento buono è già sfuggito: la gelmini approvata e marchionne vincitore… nelle piazze è accaduto qualcosa dopo queste sentenze? mi pare di no! o forse sono troppo pessimista.

  3. Briscola scrive:

    Forse è un pò semplice aspettaresi questo o quel risultato in questa o quella data. Il disfacimento delle relazioni sociali ed economiche conosciute dalal opolazione fino a oggi continuano ad andare sempre nella stessa direzione. A me sembra che sia una dinamica ancora apparentemente lenta ma profonda. Profondissima. Qua le nuove generazioni non c’avranno quello dei padri. Perciò siamo solo all’inizio. L’unico asso che vedo in mano alle elite e giocarsi fino in fondo la fascistizzazione culturale dei giovani inculcata negli ultimi anni. Ma quanto ci potranno ocntare di fronte alla condizioni reali? Demistificare questa cultura e la propaganda democraticista ed economicista porterà più rapidi risultati: fate capire alle persone tutti i turcchetti.

  4. michele scrive:

    Non sono affatto sicuro che succederà quello che auspico, dico che lo auspico non che lo prevedo.
    Un conto quello che dico al bar o su un forum, altro ciò che scrivo firmandomi nome e cognome. Non sono un ipocrita né mi modero quando mi espongo: al contrario.
    Però quando mi impongo di dire qualcosa “per gli altri” e non solo per me e per la mia crescita cerco di non dire cazzate nè di esaltare o smerdare qualcosa fino a quando non sono certo.
    Tanto è vero che io ho scritto un articolo tutto sommato critico verso gli studenti o almeno verso una parte di essi

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