ago 16 2010

Milano, Brindisi e Gradisca in rivolta a Ferragosto

da Macerie

Ferragosto in libertà per un bel gruppo di reclusi del Cie di Gradisca. Ieri una quarantina dei 130 reclusi del Centro si sono scagliati contro i cancelli del campetto di pallone. Dopo essere riusciti a far saltare i lucchetti, in venticinque hanno scavalcato il muro di cinta per corrersene via. Alcuni sono stati ripresi subito, altri già stamattina, ma a quanto ammette la stessa Prefettura di Gorizia a zonzo ci sono ancora almeno 11 persone. Noi auguriamo loro buon viaggio, e di tutto cuore. Ci è difficile immaginare come sia ridotto oramai il Centro, dopo anni di continue rivolte, di fughe e anche di repressione ferocissima. Sentite cosa hanno dichiarato in proposito, solo qualche settimana fa, gli operatori di Connecting People: il Cie di Gradisca «è un carcere a basso costo che utilizza una struttura totalmente inadeguata. […] Da luglio 2009 abbiamo subìto 15 aggressioni, in due casi estremamente gravi, e la situazione non è migliorata. Siamo costretti a lavorare nel terrore, in una situazione di totale insicurezza, con telecamere spente e sensori a infrarossi fuori uso a seguito dei ripetuti tentativi di fuga. Molte delle paratie in vetro antisfondamento posizionate nelle camerate, poi, sono ormai sbriciolate, ma da settimane non vengono sostituite». Deve essere un vero disastro, se addirittura i sottoposti di personaggi come Giuseppe Scozzari, Mauro Maurino e Luigi Del Ciello cominciano a lamentarsi ad alta voce. Chissà che qualcuno non si decida finalmente a cambiar lavoro.

Del Ferragosto milanese vi abbiamo già raccontato ora per ora questa notte, ed eccovi un riassunto un po’ più ordinato della faccenda. Ieri sera, intorno alla una e mezza, almeno una trentina di reclusi di Corelli salgono sul tetto. Arrivano da tre sezioni, tra le quali anche la sezione B, la sezione femminile che era stata vuotata dalle donne per essere riempita di uomini appena sbarcati e che dell’Italia conoscono solo i Centri. Tra tutta la gente che sale sul tetto, solo in quattro provano concretamente a scappare e solo uno di loro riesce a saltare l’ultimo muro e darsela a gambe: gli altri tre vengono ripresi ancora dentro alla struttura. Per chi è rimasto sul tetto, invece, inizia una vera e propria mattanza: «come al G8 di Genova», dicono. La polizia tira giù dal tetto le persone e le prende a manganellate sulla testa e sul viso. Gli agenti infieriscono su chi è a terra: in tre non riescono più ad alzarsi, perché sono svenuti a forza di colpi. Sono questi i feriti più gravi, quelli che ancora adesso sono all’ospedale. Gli altri feriti, e sono molti, vengono invece chiusi nelle stanze. Secondo la Questura, i denunciati per questa rivolta sono diciotto e sarebbero “a piede libero” – che poi vuol dire che continueranno a starsene rinchiusi nel Centro. Fuorché il fuggiasco, ovviamente, che è a “piede libero” veramente.
Ascolta la voce di un recluso milanese, che al racconto della, che al racconto della rivolta affianca brandelli della sua storia, che alcuni di voi conoscono già.

Del Ferragosto nel Cie di Restinco, a Brindisi, vi abbiamo già raccontato quel poco che si sa. E non è male, visto che dieci dei fuggiti sono ancora liberi.

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