NESTLE'
FATTURATO: 36.530 MILIARDI DI LIRE
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ndata in Svizzera nel 1860, il colosso elvetico è sbarcato nel nostro paese nel 1913 costituendo la società Henri Nestlé e ha costruito il suo primo stabilimento tricolore nel 1924 ad Abbiategrasso, dove produceva latte condensato e farina lattea. Il salto di qualità è arrivato nell’88, con l’acquisizione dalla Cir di Carlo De Benedetti della Buitoni-Perugina per circa 1600 miliardi di lire. La seconda accelerazione italiana è arrivata indirettamente al termine della battaglia per il controllo della Perrier con la famiglia Agnelli. L’azienda svizzera si trovò in portafoglio (oltre alla fonte Sant’Antonio, rivenduta nel ’94) i marchi di acqua minerale Vera, San Bernardo e una quota della Compagnie Financiere du Haut-Rhin (Cfhr). Nel dicembre ’97, attraverso il gruppo Perrier-Vittel, Nestlé ha acquisito il 100% di questa compagnia finanziaria, e di conseguenza ha acquisito il gruppo San Pellegrino-Garma (Sanpellegrino, Levissima, Recoaro, Pejo, Fiuggi, Panna, Claudia e San Bitter). Ora la multinazionale controlla circa il 25% del mercato italiano di questo settore.
A livello mondiale la Nestlé contende il primato nel settore agro-alimentare a Philip Morris e Unilever ed è presente in 66 paesi con più di 500 fabbriche, 210 mila addetti e un fatturato ’94 di 56.8 miliardi di franchi svizzeri (circa 70 mila miliardi di lire) così ripartiti: 28% bevande, 27% prodotti a base di latte e dietetici, 26% prodotti alimentari diversi, 14,5% cioccolato, 4% medicinali. Secondo gli analisti il prossimo obbiettivo della campagna acquisti, è già ben delineato.Infatti dopo aver ceduto alcune partecipazioni nella cosmetica alla parigina L’Oreal, il vorace gruppo svizzero sembra da mesi mostrare notevole interesse sia nei confronti del colosso americano Cpc international (quella, per intendersi, delle zuppe Knorr) sia verso la divisione cibo per animali di Quaker Oats in Europa.
La fenomenale ascesa della Nestlé è da inquadrare in un processo da tempo in corso in molti paesi: il passaggio da un’industria alimentare locale e regionale ad una sovranazionale. Diversificazione geografica, forti disponibilità finanziarie, promozioni aggressive dei propri marchi consentono a poche multinazionali di colonizzare una fetta sempre più vasta del mercato a scapito delle piccole e medie imprese che si muovono in un’ottica nazionale.
Nestlé è uno dei simboli della globalizzazione, della distruzione di ciò che non è mercato globale, ma anzi uno dei promotori dell’appiattimento globale, per favorire i loro profitti di grandi economie, prodotti unificati per tutti i consumatori del pianeta, un po’ come il McDonald’s, di cui è infatti sempre più spesso partner, anche con Disney, per aggredire i piccoli consumatori del nord del mondo.
Una delle ultime azioni contro tutti noi (esclusi gli azionisti Nestlè) è stato quello di far passare la possibilità di etichettare come cioccolato, prodotti fatti anche senza il cacao, quindi sempre più da un lato cibo uscito dai compilatori di materia e dall’altro un nuovo mezzo per far ribassare i prezzi ai contadini del sud del mondo produttori di cacao.
Give Nescafè the bootSul suo sito Nestlé dichiara di non commercializzare prodotti OGM in Italia, tuttavia nel 1996 ha respinto la richiesta di tenere separata la soia OGM da quella non manipolata e inoltre fa parte di EuropaBio, il consorzio delle industrie europee per l’affermazione del biotech.
Nel maggio del 2000 Lega Ambiente ha denunciato la presenza di proteine isolate di soia OGM nel latte in polvere per l’infanzia “Alsoy”. Il dato è stato riconfermato da “Il Salvagente” a fine 2002.
Una ricerca condotta da Interagency Group on Breastfeeding Monitoring ha provato che Gerber, Mead Johnson, Nestlé, Nutricia e Wyeth hanno trasgredito sotto vari aspetti il Codice dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sul latte in polvere, varato nel 1981 a tutela della salute dei bambini.
La diffusione di false notizie sulla superiore composizione del latte in polvere e le complicità di medici e politici corrotti, hanno condotto ad una drastica riduzione dell’allattamento materno (es.: in Cile dal 1950 al 1970 i neonati allattati al seno sono passati dal 95% al 20%).
Nel Terzo Mondo la principale conseguenza della diffusione di massa dell’allattamento artificiale è la morte di circa 1.500.000 di bambini ogni anno (in pratica uno ogni 30 secondi).
“Il numero di vittime causate dall’uso improprio del latte in polvere ogni mese è equivalente a quello che causò l’esplosione della bomba di Hiroshima nel 1945.”
(James Grant, Direttore Esecutivo UNICEF)
Al Nord molti pensano che il latte in polvere sia migliore di quello materno, arricchito com’è di sali minerali e vitamine. Studi approfonditi hanno però confermato l’intuito del buon senso millenario: L’allattamento al seno è il miglior modo per iniziare la vita: è gratuito, salutare e protegge dalle più comuni infezioni, inclusa polmonite, infezioni alle orecchie e poliomielite e ha un importante effetto immunitario. Persino in Inghilterra, un bambino allattato con il latte artificiale è esposto 10 volte in più a malattie di tipo gastrointestinali rispetto ad un bambino allattato al petto.
Secondo uno studio condotto dall’organismo inglese War on Want, nel 1974, in Nigeria, il costo dell’alimentazione artificiale di un bambino di tre mesi rappresentava il 30% del salario minimo di un operaio. Il costo passava al 47% quando il bambino raggiungeva i 6 mesi. Se consideriamo che dall’80 al ’90 i salari sono diminuiti del 30-40%, non deve stupire se il latte è annacquato diverse volte più del prescritto, con il risultato finale che i bambini, lungi dal crescere belli e robusti, diventano rachitici e sottopeso fino a morire.
In questo secolo è dilagato l’uso di alimenti per neonati. Un esempio è dato dal Cile: nel 1950 il 95% dei neonati venivano allattati al seno, vent’anni dopo solo il 20%. Altro esempio in Nigeria. dove i bambini venivano allattati fino all’età di circa quattro anni; con l’avvento degli alimenti artificiali, l’allattamento al seno smise, nel 70% dei casi, alla età di quattro mesi. In entrambi i casi le donne credevano fermamente ai vantaggi del latte in polvere e dicevano di essere state consigliate dal personale medico. Questo cambiamento di costumi è dovuto all’influsso dei paesi industrializzati. Il biberon è divenuto grazie alle campagne pubblicitarie simbolo di progresso e di salute a priori. Oltre a distribuire cartelloni pubblicitari recanti immagini di bambini sani e paffuti negli ospedali, le ditte produttrici si mettono in contatto con i medici
Allattamento al seno: alcuni fatti
* L’allattamento al seno è andato declinando rapidamente tra gli anni 1960/70, con l’espansione del mercato del latte in polvere. In Messico si è passati dal 100% al al 40 %, in Cile dal 90% di allattati al seno si è passati al 5%, a Singapore dall’80% al 5% (fonte: UK Food Group)
* L’allattamento al seno è vitale non solo per l’apporto nutrizionale, ma soprattutto per la sua funzione di trasmissione di anticorpi e quindi protezione contro le malattie.
* Nei paesi sviluppati il cibo in più che deve assumere la madre per allattare, viene a costare meno di un decimo del cibo artificiale per il bambino.
* La gente povera solitamente dilusce troppo il latte in polvere spesso con acqua malsana, causando così, per lo meno malnutrizione.
* Una recente ricerca del British Medical Council ha riscontrato che il latte di mucca, quello da 26p a pinta va altrettanto bene per i bambini sopra i sei mesi di vita del latte in polvere che costa circa 5 sterline per 10 pinte
tratto da SchNews 227 (Settembre 1999)
Tecniche di marketing irresponsabili
Viveri “Gratis” Una delle più redditizie tattiche di marketing usata in particolar modo della Nestlé è di dare gratis il latte per bambini o i sostituti agli ospedali e ai reparti maternità. In molti casi, viene dato abbastanza latte perché tutti i bambini nati all’ospedale siano allattati con il biberon. Alle madri viene spesso dato anche un barattolo campione da portare a casa. Dare il latte con il biberon ai neonati fa si che il latte materno venga progressivamente a mancare e l’allattamento al seno diventi impraticabile. Di conseguenza il bambino diventa dipendente del latte artificiale. Una volta a casa, le madri non ricevono più il latte gratis, ma se lo devono comprare. Da questo nascono da una parte i profitti della multinazionale e dall’altra le spaventose conseguenze di malattie e denutrizione.
I campioni gratuiti agli ospedali sono solo una strada per dare ai bambini il latte artificiale. Noi speriamo che le nostre campagne obblighino le compagnie a smettere presto di utilizzare questa tattica. Comunque, Nestlé adopera molte altre tattiche per persuadere le madri ed il personale medico a preferire l’allattamento
Promozione del latte per bambini al personale medico: Nestlé sa che, persuadendo il personale medico a raccomandare il suo latte, ottiene un appoggio determinante. Ciò è molto più efficace che convincere le madri singolarmente. E il prezioso tempo dei medici viene sprecato in visite di rappresentanti di vendita. La Nestlé inoltre distribuisce informazioni tendenziose ai medici: queste sono le uniche che molti riescono a ricevere.
Pubblicità negli ospedali: praticamente tutte le madri possono allattare al petto se v loro forniti i giusti avvertimenti ed aiuti. Ma la loro fiducia verso
Alcuni prodotti Nestle’Pubblicità Follow-on Milks” (latti per lo svezzamento): I Follow-on Milks sono giudicati dall’Assemblea Mondiale per la Sanità come “non necessari” e non salutari per i bambini sotto i 6 mesi. In molti paesi la Nestlé mette la sua etichetta e pubblicizza il suo “latte per lo svezzamento” per i bambini a partire da 4 mesi.
Disorientamento delle madri e del personale medico: chiamando e confezionando il suo latte per lo svezzamento nella stessa maniera in cui chiama e confeziona il latte in polvere. In Pakistan, ad esempio, il latte per lo svezzamento viene spesso prescritto per i neonati.
Influenze sui governi che vogliono proteggere l’allattamento al petto per legge. La Nestlé è una multinazionale molto potente e riesce ad esercitare un’influenza considerevole sui governi. La pressione esercitata dalle società per il latte in polvere ha ritardato e indebolito la legislazione da parte di molti governi e ha convinto le altre compagnie che l’industria può regolarsi indipendentemente dalla legislazione dei governi.
Nestlè “incoraggia” gli operatori della sanità a spingere i suoi prodotti. Lo fanno facendo donazioni, per esempio agli ospedali del Gabon (Africa), malgrado il governo di quel paese abbia chiesto alla Nestlé di farla finita. Nelle Filippine la compagnia ha dovuto subire lo scandalo di essere stata scoperta a “affittare” delle infermiere diplomate in funzione di “educatrici sanitarie” per andare per le case e convincere le madri ad usare i prodotti Nestlé. Ignorando i consigli della Organizzazione Mondiale della Sanità che raccomanda che i cibi complementari debbono essere utilizzati dopo i sei mesi di vita, i prodotti Nestlè sono etichettati come utilizzabili dopo la seconda settimana di vita. Le etichette non forniscono informazioni chiare, e, in alcuni casi, in lingue che le madri non possono capire.
Nestlè esporta il suo latte nelle “colonie” fin dal 1873, sono 126 anni che la compagnia ignora le leggi. Attualmente Nestlè è sotto processo in India per via delle etichette, ma per fare un altro esempio, nel 1939 la compagnia esportava i suoi prodotti in Singapore e Malesia etichettati come “ideali per bambini delicati”, mentre era stata vietata la commercializzazione in Gran Bretagna per via dei casi di cecità e rachitismo.
In Italia nel Marzo 2000 Nestlé è stata condannata dall’Antitrust per essersi accordata con Milupa, Nutricia, Heinz, Abbott e Humana al fine di distribuire il latte artificiale per la prima infanzia solo in farmacia (a prezzi 2 o 3 volte superiori rispetto alle altre capitali europee) e per essersi spartita le forniture gratuite agli ospedali.
Nel dicembre del 2002 ha destato scalpore la richiesta Nestlé di 6 milioni di dollari all’Etiopia a titolo di indennizzo per la nazionalizzazione di uno stabilimento del suo gruppo, ma non tutti sanno che nello stesso anno Nestlé ha tentato di barattare un aiuto di latte in polvere gratuito al Terzo Mondo – per combattere la trasmissione dell’HIV tramite allattamento (ogni anno circa 1,7 milioni di bimbi sono contagiati per questa via) – con la riabilitazione da parte dell’OMS dell’immagine stessa del latte in polvere.
Sul piano dei diritti dei lavoratori, va segnalata la gravissima situazione della Colombia, dove i sindacalisti del SINALTRAINAL e gli operai sindacalizzati sono sottoposti a continui abusi (telecamere e altre misure di stretto controllo interne alla fabbrica, licenziamenti immediati, ecc.) e ad aggressioni (sequestri, sparizioni forzate e attentati) di cui 8 mortali tra il 1986 e il 2002.
Sempre in Colombia nel novembre 2002 il Dipartimento Amministrativo di Sicurezza ha smascherato il tentativo della Nestlé di mettere sul mercato tonnellate di latte in polvere scadute provenienti dall’UruguaBoicotta Nestléy. In questo paese la politica di importazione del latte operata da Nestlé, Danone e Parmalat, ha danneggiato l’economia nazionale causando la sovrapproduzione di latte fresco (impoverimento dei piccoli produttori, perdita di posti di lavoro nell’indotto, ecc.). Analogamente, incurante della crisi attraversata dai produttori colombiani di caffè (nel 2001 la raccolta del caffè si è ridotta del 40%), Nestlé importa sacchi di caffè dal Perù.
Nel 2001 Jennifer Zeng, una signora cinese, ora rifugiata in Australia, ha riconosciuto nei peluches di coniglio distribuiti insieme a Nesquik gli stessi peluches fabbricati da lei e da altri suoi colleghi in Cina presso un campo di internamento per dissidenti, dove si praticavano lavoro forzato e tortura.
Cosa combina Nestlè nel mondo:
REGIMI OPPRESSIVI: Nestlè ha filiali in Brasile, Cina, Colombia, Egitto, El Salvador, Guatemala, Honduras, India, Indonesia, Kenya, Libano, Messico, Papua Nuova Guinea, Filippine, Senegal, Sri Lanka, Turchia. L’Oreal è presente anche in Perù e Marocco.
RELAZIONI SINDACALI:nel 1989 i lavoratori di una fabbrica di cioccolato a Cacapava, Brasile, fecero sciopero. I lavoratori si lamentavano delle misere condizioni di lavoro, compresa la discriminazione verso le donne, la mancanza di indumenti protettivi e le inadeguate condizioni di sicurezza. Entro due mesi dall’inizio dello sciopero la compagnia aveva licenziato 40 dei suoi operai, compresa la maggior parte degli organizzatori dello sciopero.
COMMERCIALIZZAZIONE IRRESPONSABILE:recenti mosse della Nestlè nel campo del latte in polvere per neonati comprendono un’ulteriore violazione del Codice dell’OMS, cioè la pubblicità del suo nuovo latte ipo-allergenico, Good Start, negli USA. Si è saputo che alcuni neonati hanno sofferto di shock ‘anafilattici’, con pericolo per le loro vite, dopo essere stati nutriti con questo prodotto. Vedi anche il boicottaggio sotto.
TEST SU ANIMALI:L’Oreal è attualmente oggetto di boicottaggio per il suo uso continuato di test sugli animali. La stessa Nestlè è stata recentemente criticata dalla BUAV (antivivisezionisti inglesi) per aver fatto test di cancerogenicità del suo caffè su topi.
CAMPAGNA DI BOICOTTAGGIO: la Nestlè è attualmente oggetto di un boicottaggio mondiale per la pubblicità irresponsabile del latte in polvere, e L’Oreal per i test sugli animali.
Questi sono i prodotti commercializzati dalla Nestlè in Italia:
- Bevande: Nescafè, Nesquik, Nestea, Orzoro, Malto Kneipp, Ecco … Franck
- Soft drinks: Mirage, Spumador, Sanbitter, Belté, Nestea, Diger Seltz, One-O-One, Chinò, Aranciata S.Pellegrino, Acqua brillante e Gingerino Recoaro
- Acque minerali: Vera, S. Bernardo, S. Pellegrino, Panna, Levissima, Pejo, Recoaro, Perrier, Claudia, Pracastello, Giulia, Giara, Limpia, Sandalia, Tione, Ulmeta, Fiuggi (licenza di commercio)
- Dolciumi e snack: Motta, Alemagna, Perugina (Cacao, Le Ore Liete, Baci Perugina), KitKat, Lion, Galak, Crunch, Polo (caramelle), Smarties, Fruit Joy, Toffee, Quality Street, Dorè, Cheerios, After Eight, Rowtree Macintosh, Cailler, Nuts, McFlurry (McDonald’s!!!)
- Prodotti alimentari: Sasso, Berni, Maggi, Buitoni, Condipasta, Condiriso
- Insaccati: Vismara, King’s
- Pasta: Buitoni, Curtiriso, Pezzullo, Bella Napoli
- Latticini: Fruttolo, LC1, Mio, Chef, Fiorello
- Surgelati: Findus, Mare Fresco, La Valle degli Orti, Surgela, Antica Gelateria del Corso,Gervais, Haagen Dazs, gelati Mövenpick
- Cibi per l’infanzia: latte Nidina, omogeneizzati Nestum, Alsoy
- Cibi per animali: Felix, Fido, Vitto, Buffet, Doko, Friskies, Mighty Dog, Ralston Purina
- Farmaceutici: Alcon Italia spa
- L’Oréal (controllata da Gesparal al 49% di Nestlé)
- Varie: Diger Seltz
Links:
* www.terrelibere.it/nestlecolombia.htm
* Rete italiana boicottaggio Nestlé


