dic 24 2008

Erich Muhsam

Questa scheda è interamente tratta dal libro “Il calvario di Erich Mühsam” di Kreszentia Mühsam – Samizdat editore, 1996.

Chi dopo la morte vuole andare in paradiso è chi durante la vita vuole avere il potere, e chi in vita ha il potere è chi consola le sue vittime con la prospettiva del regno dei cieli dopo la morte”

Erich Mühsam nacque il 6 aprile 1878 a Berlino da un agiata famiglia di origine ebraiche. Frequentò il ginnasio a Lubecca sino all’espulsione avvenuta per attività socialiste, quindi per volere del padre esercitò la professione di farmacista.

Liberatosi dall’oppressione paterna agli inizi del ’900 conobbe Gustave Landauer ed entrò a far parte del gruppo di scrittori libertari la “Nuova Società”. Gli scritti di Mühsam di questo periodo prendono di mira l’ipocrita morale borghese e i suoi tabù usando l’arma del sarcasmo (vedi “Contributo alla storia del costume nel nostro tempo” 1903). La raccolta poetica “Wuste” (1904) è invece composta perlopiù da “canti di denuncia” delle ingiustizie e dei soprusi subiti dal proletariato.
Mühsam vedeva nel Lumpenproletariat (vagabondi, ladri prostitute e delinquenti) “l’avanguardia di una società migliore sotto ogni aspetto più libera e bella”.

Tra il 1904 e il 1908 viaggiò in Europa. Soggiornando per un periodo nella comune del Monte Verità di Ascona dove erano riuniti un gruppo di naturisti vegetariani teosofi. Riflettendo sul fallimento delle colonie comunistiche non fondate su una tendenza rivoluzionaria, Mühsam elaborò l’idea di Caino.

Nel 1911 dopo il trasferimento a Monaco (la Baviera era l’unica regione in cui non esisteva il reato di opinione) fondò “Kain” la rivista per L’Umanità.
A Monaco cantò l’indigenza dei lavoratori delle metropoli nel tentativo di incitarli all’azione e alla rivolta. Allora alternava gli impegni nella Lega Socialista di Landauer alla frequentazione dei cabaret bohemien e all’attività pubblicistica. Quando la stampa e le case editrici che più si definivano democratiche gli rifiutarono qualsiasi forma di collaborazione, in seguito ad una detenzione di qualche mese per un atto di sabotaggio (in precedenza era stato multato per avere diffuso volantini incitanti allo sciopero generale e per vilipendio dell’autorità), fondò la rivista “Zukunft”.

Un grande sciopero dei lavoratori delle fabbriche, contro la guerra, durante il gennaio del 1918 lo vide in prima linea come oratore e gli procurò l’arresto e l’internamento a Traunstein.
Lo stesso giorno in cui venne rilasciato, ossia il 5 novembre parlò in una riunine popolare scagliandosi contro la guerra e l’ipocrisia della difesa nazionale.
L’8 novembre, dopo due giorni di violente manifestazioni, duranti i quali i militari abbandonarono le divise per unirsi agli operai, il re abdicava e la Baviera diveniva una repubblica.

Il ritorno sulla scena dei politicanti reazionari, portò all’assassinio del presidente del consiglio Kurt Eisner, conosciuto da Mühsam nel campo di internamento, e all’avvento di nuovi governi. Il malcontento di operai e contadini sfociò il 4 aprile nella fondazione della Repubblica dei Consigli. Per meno di 24 ore il 13 aprile la Repubblica dei Consigli venne interrotta dal golpe bianco del governo Hoffman. Quando fu ripristinata Mühsam si trovava nel carcere di Ebranch, una regione della Baviera settentrionale, insieme ad altri membri della Repubblica dei Consigli per volontà del governo socialdemocratico. A Monaco si era insediato un Consiglio Centrale del tutto rinnovato.

Il 27 dicembre 1904 Mühsam venne amnistiato e potè finalmente incontrare la moglie Kreszentia e gli operai di Berlino che l’accolsero alla stazione.
Cinque anni di detenzione e l’impossibilità di curarsi per volere dell’amministrazione carceraria, oltre ad uno stato di generale debolezza, gli provocarono la perdita dell’udito da un orecchio. Per tutto il 1925 Mühsam s’impegnò nella difesa dei detenuti politici, partecipando così alla diffusione ed al radicamento del Soccorso Rosso in tutta la Germania.

Risale a questo periodo l’opuscolo “Giustizia per Max Hoelz”, condannato all’ergastolo, graziato nel ’27. Dal 1924 sino al nuovo arresto pubblicò inoltre “F-anal”, rivista anarchica in cui esprimeva liberamente le sue posizioni sui problemi politici che lo assillavano.
Durante i viaggi per il movimento sindacale invitò il proletariato ad unirsi in fronte comune contro il pericolo fascista, putroppo senza essere ascoltato.

Ecco cosa scriveva sui raporti su industriali e nazisti:

“Le esperienze dimostrano chiaramente che i signori dell’industria, i quali hanno già finanziato le bande di Hitler, non si fanno eccessivi scrupoli nello scegliere i mezzi che meglio possono soddisfare i loro desideri. Essi si sentono legittimati a far sì che l’ultimo decisivo passo per la costruzione della dittatura economica fascista non sia più compromesso da una resistenza efficace”.

Nel 1928 scrisse l’opera teatrale: “Ragione di stato, un monumento a Sacco e Vanzetti”. L’anno seguente abbandonava l’impegno nel Soccorso Rosso in mano al KPD.

Nel febbraio ’33 a poca distanza dall’incendio dei Reichstag, il governo di Hitler lo fece riarrestare.

Per volere di Goebbels fu diffusa in tutti i campi di concentramento una foto di Mühsam in cui lo si accusava di essere l’assassino di alcuni membri della Società Tule presi in ostaggio il 30 aprile 1911. In realtà Mühsam, quel giorno, si trovava nel campo di internamento di Ebranch e apprese la notizia della strage solo il 29 maggio. Anche il Tribunale di ufficiali che lo condannarono a 15 anni, nel giugno del 1919, per la mai rinnegata partecipazione ai moti rivoluzionari, esclude qualsiasi sua implicazione nella vicende degli ostaggi.

Nell’aprile del 1934, fu trasferito nel campo di concentramento di Sonnenburg, dove venne sadicamente maltrattato dalle S.A.

In seguito alle barbare percosse inflittegli, la moglie riuscì ad ottenerne lo spostamento a Plotzensee nei pressi di Berlino, dove fu posto in isolamento, ma in compenso gli vennero risparmiate le violenze fisiche e potè proseguire la stesura del romanzo satirico “Un uomo del popolo”.

Alla fine di luglio un’ordinanza di Goering per l’inasprimento del trattamento dei detenuti politici mise fine a questo momento di quiete relativa.
L’8 settembre Mühsam fu trasferito nel campo di concentramento di Brandeburg, dove il suo manoscritto fu sequestrato e si rinovellò l’orribile “assassinio continuato” contro il rivoluzionario ed ebreo.

“Mi imbattei in Mühsam d’ottobre quando era addetto alla pulizia delle scale e dei pianerottoli del dormitorio. Ci conoscevamo sin dal 1928 e Mühsam aveva molta fiducia in me: quando lo rassicurai che avrei sfruttato ogni possibilità di far conoscere all’opinione pubblica le vicende del suo martirio, mi scongiurò di non dimenticare le sofferenze continue cui erano sottoposti in questi inferni migliaia di sconosciuti lavoratori, di non rendere personale un problema che era invece di massa. Sopraggiunsero proprio allora una S.A. particolarmente feroce insieme con un altro compagno e col membro di una organizzazione di fascisti russi di Berlino che si trovava a Brandeburg come “detenuto di sicurezza” col compito esclusivo di maltrattare i prigionieri antifascisti, specie gli ebrei. Avvenne allora davanti ai miei occhi una scena di brutale violenza. Colpito da pugni alle reni, tempestato da calci, strappatagli la barba ed i capelli, costretto a leccare con la lingua la fetida acqua delle rigovernature delle scale, sanguinante, esausto, spossato, Mühsam fu costretto a rifare per ben 5 volte le scale ove le S.S. infierivano orribilmente sulla vittima che metà incespicava, tempestandolo di pugni, di pedate, di colpi di scopa […].” (1)

Dalla testimonianza di un compagno di carcere

“Nessuna fantasia può dipingere quali infamie escogitassero i carnefici per infierire sulle loro vittime. Era loro noto ad esempio dalle sue lettere, che Mühsam era un grande amico degli animali: ora le S.A: avevano trovato nella casa di un cittadino di Brandeburg, che doveva essere arrestato come antifascista, uno scimmione di sette anni, grande quanto un uomo (…). Cercarono dunque di eccitarlo e aizzarlo contro Mühsam per farlo mordere, ma il povero animale non si prestò ai loro disegni (…) anzi, impaurito a morte, si aggrappò a lui come cercando protezione (non immaginavo che gli scimmioni potessero essere così sensibili, commentava mio marito, narrandomi il fatto). Infine poiché la scimmia non assecondava i piani di quelle autentiche belve, fu torturata in presenza di Mühsam e finita a fucilate.”(2)

Da un racconto della moglie Kreszentia

Il 2 febbraio fu infine trasferito nel campo di concentramento di Oraninenburg, dove fu affidato al “secondo plotone degli ebrei”, guidato dal vile e feroce provocatore Stahlkopf, futuro direttore del campo.

Nella notte seguente il 30 giugno le S.S. occuparono a sorpresa il campo di Oraninenburg disarmando le S.A. L’8 luglio approfittando del cambio di guardia Kreszentia Mühsam riuscì a incontrarlo per l’ultima volta. Il 9 luglio venne infatti trovato impiccato nelle latrine del campo. Probabilmente

1. Pagg. 58-59
2. Pag.65

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