ago 17 2008

Critica individualista anarchica alla modernità – di Michele Fabiani

Il mio approccio nei confronti della filosofia moderna si sviluppa solitamente su due pregiudizi: la filosofia moderna è generalmente antropologica; la filosofia moderna è sostanzialmente hegeliana.

L’ANTROPOLOGIA DELLA FILOSOFIA MODERNA

I pensatori moderni e contemporanei hanno, secondo me, il grande limite di non saper vedere nulla oltre che l’uomo. Questo limite è in un certo senso giustificabile dal fatto che “tutti noi” siamo esseri umani e che “tutti noi” vediamo il mondo dal nostro punto di vista. Ciò produce il fatto che ognuno di noi, non solo vede la “realtà” dal suo punto di vista, dalla sua prospettiva, ma alla relatività della prospettiva si aggiunge anche il fatto che nel vedere noi proiettiamo parte noi stessi nella rappresentazione e che il nostro intelletto “filtra” in un certo senso il mondo.
Ciò è naturalmente inevitabile, il problema è rendersi conto di questo “limite” umano e considerarlo nell’analisi del mondo. Quando la filosofia non solo non si rende conto del “limite” antropologico, ma addirittura lo proietta inconsapevolmente nei suoi fantastici sistemi si verifica ciò che generalmente possiamo chiamare esistenzialismo. Per esistenzialismo intendo, oltre alla corrente intellettuale “vera e propria” del XX secolo didatticamente intesa, più genericamente tutte le proiezioni e tutti i sistemi filosofici moderni che hanno per sostanza solamente l’uomo.
Come dicevo, vedere il mondo oltre gli occhi umani è impossibile, ma considerare mondo solo ciò che l’uomo vede è ancora più grave. Prendiamo per esempio una normale legge fisica o chimica. Possiamo astrarre quanto vogliamo affermando che questa legge è frutto del cervello umano, ma non possiamo negare il fatto che il rapporto tra gli enti naturali che rispondo a quella legge esiste indipendentemente dall’uomo. L’uomo al massimo produce una SINTESI di quanto vede, l’uomo può produrre l’idea che ogni oggetto sulla terra cade verso il basso, ma il fatto che un oggetto possa cadere verso il basso o librarsi verso l’alto è indipendente dalla ragione umana, è un fatto di cui l’intelletto prende atto.
L’esistenzialismo in senso lato è quindi quel tipo di pensiero che crede che la sintesi umana venga prima del fatto, che sia più importante il fenomeno rispetto a ciò che accade, che il “valore” di un oggetto sia creazione dell’uomo. Per l’esistenzialismo un martello non ha nessun significato in se stesso, ha valore nel momento che l’essere umano decide di piantarci dei chiodi. L’indipendenza del mondo non viene affatto calcolata, ad esempio non si prende in considerazione il fatto che con una rosa non è possibile piantare dei chiodi, ma solo con un martello.

L’ANTROPOLOGIA INCONSAPEVOLE DI HEGEL


Anche Hegel cade in questo errore, ma egli non se ne rende affatto conto. Hegel è decisamente convinto di descrivere il “Tutto” e il suo processo ideale con la dialettica tra tesi antitesi e sintesi. La mia convinzione è che il processo tra l’astrazione, la particolarizzazione e la loro unione nella sintesi, non sia affatto il modo con cui lo Spirito si sviluppa nel mondo, ne la forma razionale che assumono le cose, semplicemente il modo umano, antropologico di ragionare. Se noi vediamo una pianta, ad esempio, non concepiamo ne la semplice idea in se universale e formale di ogni pianta, ne tutti i suoi atomi, particelle, ecc, vediamo una sintesi. Il modo di ragionare dunque tra forma, sostanza e “verità” non è dunque un modo universale scientifico, ma semplicemente un processo della mente umana.
Per tutto questo possiamo affermare che Hegel è il primo esistenzialista! Pensiamo ai momenti del suo grande sistema: il primo, la logica, è tutt’altro che razionale e universale, in quanto supera i principi di identità e non contraddizione affermando che la verità sta nella mediazione tra opposti e balle varie che dimostrano tutta la soggettività del suo sistema; il secondo, la natura, è il semplice tentavo di applicare il processo tesi-antitesi-sintesi, il sillogismo universale-particolare-singolare, ai fenomeni empirici, tentativo che fallisce assumendo connotati comici quando si scaraventa contro le teorie di Galileo e Newton in quanto poco concettuali; il terzo è proprio l’antropologia che emerge, dato che la filosofia dello spirito parla sostanzialmente di leggi, di etica, di arte, religione e filosofia, in una parola della astrazioni dell’essere umano. Tralasciando poi il fascismo che emerge dall’idea del suo stato razionale, delle sue corporazioni, della sua politica estera.
Hegel ci dice, proprio nella filosofia dello spirito, un cosa molto importante, che dimostra come l’esistenzialismo possa essere considerato come una meccanica evoluzione del suo pensiero. Egli parlando di benessere, appagatività, bene e male afferma che il benessere individuale deve corrispondere al bene universale. Questo però, nella vita quotidiana, non accade sempre e questa corrispondenza, non essendosi ancora pianamente sviluppata la ragione secondo Hegel, rimane qualcosa di accidentale. Io domando: In quali condizioni il benessere individuale corrisponde al bene universale? la risposta è semplice, ciò è possibile nel caso che esista solo l’uomo! E’infatti evidente che se esisto solo Io il mio benessere è anche il bene di tutto ciò che esiste.

LA MODERNITA’ COME STUPIDA CONTRAPPOSIZIONE HEGELINA

L’era moderna, già affrontata in un mio precedente articolo su www.anarchaos.it, si fonda sul razionalismo antropologico sviluppatosi con l’umanesimo prima e con l’illuminismo dopo, sul razionalismo economico dell’industrializzazione e sul razionalismo hegeliano nell’ideale. L’umanesimo e l’illuminismo per quanto abbiano il merito di aver superato il pensiero bigotto hanno però trasformato l’uomo nel nuovo centro del cosmo e lo hanno elevato al livello di una divinità. L’industrializzazione è stato un vero e proprio disastro, è la causa dell’inquinamento del pianeta, della morte di milioni di animali, della devastazione dei territori “ricchi” di risorse, dello sfruttamento intensivo dei lavoratori. Infine l’idealismo hegeliano è stato il modo banale con cui si è sviluppata la dialettica politica e filosofica nella modernità. Il più grande responsabile è sicuramente Marx, ma comunque la maggior parte degli intellettuali degli ultimi duecento anni non hanno fatto altro che giocare il ruolo.
L’era moderna ha avuto la capacità di opporre al pensiero dominante una stupida antitesi hegeliana che altro non è che il pensiero dominante capovolto, tutto questo ha facilitato la vittoria e il rafforzamento del dominio. Stupidamente se il pensiero dominante è MASCHILISTA, il pensiero di opposizione deve essere FEMMINISTA; se il pensiero dominante è BORGHESE, il pensiero di opposizione deve essere PROLETARIO; se il pensiero dominante è CAPITALISTA, quello di opposizione deve essere SINDACALE; se il pensiero dominatante è INDUSTRIALE, quello di opposizione deve essere PRIMITIVISTA; se il pensiero dominante è CONSERVATORE, quello di opposizione deve essere PROGRESSISTA.
Nella loro stupidità quasi nessun politico moderno si è reso conto che l’opposizione tra maschilismo e femminismo, tra borghese e proletario, tra confindustria e sindacati, tra tecnologia e primitivismo, tra conservatori e progressisti non ha fatto altro che rafforzare il sistema, in senso hegeliano, in Tutto; lo ha reso più partecipato, più democratico, più vasto.

L’INDIVIDUALISMO ANARCHICO CONTRO L’ERA MODERNA

Io da individualista, da anarchico, mi rendo conto non solo del dato antropologico che tutti noi siamo degli egoisti, ma anche del fatto che per soddisfare i nostri bisogni occorre comprendere il mondo nella maniera più obbiettiva possibile. Più riesco ad essere oggettivo, più conoscenze ho al servizio della mia soggettività.
Per distruggere il sistema, per abbandonarlo nelle sue contrapposizioni rigeneratrici, bisogna smetterla di definirsi femministi o maschilisti, bisogna cominciare a definirci ANTISESSISTI; bisogna smetterla di definirsi borghesi o proletari, bisogna definirci ANTICLASSISTI; bisogna smetterla di scegliere tra sindacato e condindustria, ma occorre pisciare contro tutte le istituzioni; soprattutto occorre superare la dicotomia tra destra e sinistra, tra conservato e progressisti di un sistema, poiché l’anarchia è la distruzione totale dello stato.
La modernità è la contrapposizione stupida degli anti-cristi. Non credo che gli anarchici abbiano bisogno di recitare al contrario i riti dello stato per combatterlo. Gli anarchici dovrebbero andare oltre la semplice anti-archia, per divenire contro ogni archia, al dilà, nell’indifferenza di ogni ordine e gerarchia, in una parola appunto ANARCHIA.
Se riuscissimo a superare la critica speculare per proiettarci nella costruzione di qualcosa di diverso, e non più semplicemente di contrario, rispetto a quanto propone lo stato…

Michele Fabiani

michelefabiani2009@libero.it

2 commenti a “Critica individualista anarchica alla modernità – di Michele Fabiani”

  1. […] In risposta all’articolo di Michele Fabiani – Critica individualista anarchica alla modernità […]

  2. […] CAPITOLO VII: CRITICA INDIVIDUALISTA ANARCHICA DELLA MODERNITA’ (http://www.anarchaos.it/?p=184) L’antropologia della filosofia moderna; L’antropologia inconsapevole di Hegel; La […]

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